N. 2, agosto 2010 – Pensare, uno stile di vita

Di: agb & gr
3 agosto 2010

Guardare filosoficamente alle cose stesse è proprio di chi, ben lungi dal voler rimanere arenato nelle sabbie mobili fameliche dell’ovvio, vuole osservare onestamente e riflettere criticamente, mettendo in discussione saperi appresi e conoscenza acquisita. Al di là di titoli e ruoli, il filosofare è uno stile di pensiero che va sempre salvaguardato e costruito in questo tempo omologante, anche come difesa dell’irriducibilità del singolo al conformismo delle masse, da cui emerge come forma libera col suo stile di vita. È questo che filosofi e non, nel numero agostano di Vita pensata, hanno voluto mostrare ai lettori. Augusto Cavadi, nostro direttore responsabile, riflette sull’interrogativo kantiano -insegnare le filosofie o a filosofare?- e argomenta la sua risposta nella direzione di una pratica filosofica -di cui Vita pensata vuol essere espressione- che allontani da sé la minaccia dell’autoreferenzialità. Evitare una tale deriva non implica di certo né il saccheggio delle filosofie né tantomeno la superficialità nell’approccio. Il rigore scientifico, la ricerca documentata, l’argomentazione sensata sono pilastri ineludibili per qualunque riflessione che voglia aver la pretesa di parlar ai molti con coscienza critica e onestà intellettuale, anche, delle volte, rinunciando alla semplicità quando l’argomento ha bisogno di una competenza imprescindibile. I molti, d’altronde, a cui ci rivolgiamo non sono per noi fagocitati in un’unità indistinguibile, ma, pur se anonimi, rimangono il ciascuno, di cui vorremmo soddisfare gli interessi che ha già, con l’intento, però, di promuoverne di nuovi. E quest’onda, che è filosofia nel senso più immaginifico e vero, trasporta così sulla sua cresta la riflessione di Raciti su Hegel, cullandoci poi musicalmente con l’argomentazione di Filadelli sulla vecchiaia e, rotolando increspata sulla distesa  dell’umano sapere, ci spinge  a un’osservazione più particolare con Dario Generali, che del Settecento analizza l’esordio della nuova scienza, e per ultimo trova nuovo vigore, energia e spunti, attingendo da filosofi che alla vita e alla storia hanno dedicato un’attenzione profonda, come ad esempio Wilhelm Dilthey presentato da Giancarlo Magnano San Lio. A Gilbert Ryle e a Elias Canetti sono dedicati, infine, due nostri contributi. L’interesse dei giovani, inoltre, nel godere della propria scrittura e nella volontà di perfezionarsi attraverso la ricerca, ci dà speranza e ci permette di dimostrare, con una certezza che invero già avevamo, che tra questa gioventù spesso criticata ci sono invece molti che considerano la lettura, la scrittura, la ricerca, l’analisi, attività coinvolgenti e gioiose, come un gioco serissimo, nelle regole e nella dedizione, e in quanto tale per nulla noioso. Levità e solidità teoretica, questo emerge dalla lettura di Dario Carere, Eleonora Carpi, Alessandro Generali. Per finire Andrea Ferroni ci fa viaggiare sul suo Orient-Express, permettendoci di ascoltare l’inascoltabile, e Bruno Coli, sempre musicale anche quando scrive, ci sollecita con la sua riflessione sulla musica contemporanea. Altre note e recensioni si occupano di Baaria, di Tosca, della moda napoleonica, di Husserl, del romanzo Q, di alcune lezioni di politica.

Presentiamo dunque questo nuovo numero, grati ai tanti che hanno inviato i loro contributi alla redazione. Pur se non tutti abbiamo potuto pubblicare, certo è questa una dimostrazione dell’interesse che Vita pensata ha suscitato e, ci auguriamo, anche del merito della rivista stessa. Senza autori e lettori, però, non ci sarebbe alcuna Vita pensata. A loro va il nostro più vivo ringraziamento.

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