N. 3, settembre 2010 – L’individuo, la società

Di: agb & gr
1 settembre 2010

L’intera esistenza umana poggia su equilibri assai sottili e pronti a spezzarsi. Anche per questo vivere non è un’impresa facile. La dinamica tra individuo e comunità è una delle più complesse. È infatti sempre possibile che l’una dimensione prevarichi sull’altra. Nelle società e nelle epoche dove domina l’identità il rischio è che il libero esplicarsi della persona venga soffocato dalla potenza delle regole e degli apparati. Dove e quando, invece, prevale la differenza è lo stesso tessuto sociale a trovarsi in pericolo. Il gioco tra identità e differenza, tra il singolo e il tutto, è dunque fondamentale affinché la natura sociale della nostra specie salvaguardi se stessa senza cadere nell’ipertrofia dell’ego o nel dominio totalitario dell’intero.

È anche a questo tema che possono essere ricondotti alcuni dei contributi che compaiono nel terzo numero della Rivista. Al problema educativo, che è fondamentale per un corretto rapporto tra il soggetto che cresce e il contesto in cui lo fa, si riferiscono le analisi di M. Badiale sulla condizione dell’Università in Italia -ma non solo- e quelle di P. Citran sulla scuola. M.Schiavetta affronta il rapporto tra persona e comunicazione e A.G. Biuso riassume le tesi di Arnold Gehlen sulla necessità delle istituzioni. A uno dei periodi di maggiore rinnovamento delle dinamiche sociali -quell’epoca tra il Barocco e la fine del Settecento che Paul Hazard ha definito come il momento di “crisi della coscienza europea”- sono rivolti gli articoli di D. Generali, di P. Indulgenza e di A. Ferroni.

E anche i testi dedicati alle forme di intrattenimento nell’età informatica (A. Generali), alla possibilità di sopravvivenza di un vero agire politico (R. Fai), alle suggestioni che viaggi e libri offrono al soggetto curioso del mondo (A. Cavadi e M. de Paoli), chiariscono alcune delle dinamiche sociali contemporanee.

La recensione di G. Randazzo a uno dei libri più belli e importanti di Giorgio Colli ci riporta al tempo/spazio dal quale è scaturito il pensiero europeo; alla stessa autrice si deve una riflessione sull’idea di “genio” in relazione all’ambiente nel quale e dal quale esso emerge. Tra tutti i rapporti che intercorrono tra gli umani, il più denso e complesso è certamente il sentimento che chiamiamo “amore”, al quale è dedicata la riflessione di S. De Andreis Gerini.

Speriamo dunque che con questo terzo numero si faccia sempre più chiaro che cosa intendiamo con l’espressione “vita pensata”: un tentativo di cogliere le strutture più profonde dell’essere e del divenire umano in relazione al tutto del quale sono parte. In modo che ogni nostro istante sia colmo di un senso che trascende lo stesso soggetto.

Ringraziamo infine i fotografi che stanno mettendo generosamente a disposizione le loro immagini, aiutando noi e chi ci legge a cogliere nel tessuto delle parole l’immediatezza degli istanti.

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