La democrazia è viva

Di: Eugenio Damasio
2 ottobre 2010

Nasceva circa duemilacinquecento anni fa la democrazia ad Atene. La società Peloponnesiaca fu la prima a utilizzarla nel governare la propria polis dopo che il grande Solone aveva dato le linee guide per stilare la legislazione cittadina. Questa pratica chiamata democrazia (dal greco δῆμος, popolo e κράτος, potere) permetteva a tutti gli uomini liberi di ceto alto con entrambi i genitori ateniesi di dare un contributo alla politica della comunità eleggendo dei rappresentanti che avrebbero poi influito sulle decisioni più importanti nel governare la città. Questa forma di governo si è sviluppata sempre più da quei lontani albori, diventando comune a molte delle Nazioni contemporanee. L’Italia l’ha adottata definitivamente, per decisione popolare, il 2 Giugno del 1946 promulgando poi per il proprio popolo una Costituzione che ha come primo principio fondamentale:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Nella nostra Repubblica tutti i cittadini se maggiorenni possono eleggere i loro deputati alla Camera e dopo il compimento del ventunesimo anno di età i senatori che li rappresenteranno al Senato della Repubblica. Tali organismi elettivi, seguendo le linee guida della maggioranza e del Governo, hanno potere legislativo. Fino a questo punto mi sono limitato a fare un promemoria di ciò che è la democrazia nel nostro Paese e ciò che è stata alle sue origini. Ovviamente molte cose sono cambiate dall’Atene di Pericle. Lì le donne non votavano e la democrazia era comunque affare di pochi cittadini. Attualmente in Italia ogni persona potrebbe rivestire un ruolo politico di rilievo e tutti gli italiani hanno lo stesso diritto di voto. Perché però utilizzare quel condizionale? Perché “potrebbero” e non “possono”? Probabilmente la mia è un’affermazione dettata da mal pensiero e da sfiducia istituzionale, da inesperienza giovanile nell’analisi politica oppure da semplice e oggettiva osservazione. Almeno da quando sono nato (17 anni fa), il Presidente del Consiglio è quasi sempre stato lo stesso, i suoi alleati non sono cambiati; le stesse persone sono da sempre a fare “opposizione”. Il ricambio generazionale è sancito solamente da morti premature o da inserimento di giovani senza competenza alcuna. Il sistema elettorale non permette più di scegliersi i deputati e alle ultime elezioni sette persone hanno scelto 993 altri individui per governare il Paese. Con scarse maggioranze percentuali i vincitori delle elezioni si sono assicurati comunque grandi maggioranze parlamentari e migliaia di voti sono stati ordinati e truccati dai sistemi mafiosi. Il non voto è diventato il “primo partito” di questo Paese.

Se Socrate fosse catapultato nel nostro tempo, troverebbe una situazione per lui insensata. Nella sua Atene e soprattutto nel suo stile di vita la politica, infatti, era partecipazione attiva alla vita della polis, anzi, la politica era vita. Il rispetto delle norme, anche se sbagliate, e delle istituzioni, lo portarono addirittura alla morte per mano dello Città. Sarebbe ora per noi possibile tale sacrificio? Sapremmo noi mettere le Leggi come personificazione del nostro Stato davanti alla nostra stessa vita? La risposta è certamente negativa. La stragrande maggioranza dei nostri concittadini, come rivelano decine di sondaggi, non ha fiducia nelle istituzioni e vede la politica come affare di casta, chiuso e impenetrabile. Ogni giorno arrivano notizie e allusioni alla vita segreta dei Palazzi parlamentari e alle trame che vi vengono da sempre tessute. Pare quasi che questa sia l’unica strada percorribile dalla nostra società, lo sconforto cresce ogni giorno di più.

Nel mondo però la democrazia è vissuta in modo differente. Nel ventunesimo secolo, finalmente, la democrazia è partecipazione attiva e reale del popolo. Questo grazie alla Rete dove ogni uomo può dire la sua, dove le informazioni volano libere, dove ogni parere è ascoltato. Grazie alle comunità virtuali grandi imprese sono state completate. In una nazione dove la segregazione razziale regnava sino a cinquant’anni fa, grazie al lavoro partecipativo di migliaia di volontari che hanno fatto campagna elettorale porta a porta, è stato eletto un presidente di colore. Governi mediorientali sono stati mandati in crisi dalle imponenti manifestazioni organizzate attraverso la Rete. Internet ha portato informazioni riservate che hanno spesso svelato segreti militari e di Stato. E non solo grazie al Web la democrazia è vista come partecipazione del popolo tutto. È incredibile infatti, ad esempio, quello che è successo in Germania dalla caduta del muro in poi. Come tutti sappiamo il Paese tedesco è stato diviso in due Stati sino alla fine del 1989. I quattro Paesi vincitori della Seconda guerra mondiale si erano divisi la capitale in aree di influenza e le grandi potenze sovietiche e statunitensi si fronteggiavano in una guerra di nervi e corsa agli armamenti. In più nella parte orientale della nazione, la tristemente famosa DDR, ogni persona veniva spiata e i politici venivano scelti appositamente dai capi di stato moscoviti. A solo un ventennio di distanza da tale terrificante situazione il palazzo che simboleggia il potere amministrativo, il Reichstag, è stato riprogettato internamente per essere accessibile a tutti. L’ingresso sulla straordinaria terrazza di vetro è gratuita e più di trenta milioni di visitatori riempiono le sale e i corridoi di questa straordinaria struttura. La politica è vista come aperta a ogni classe sociale e ogni giorno un cittadino comune può chiedere colloquio con il suo deputato di riferimento. Il più giovane tra gli eletti è una studentessa universitaria di 22 anni arrivata già alla seconda legislatura! Tutto ciò sembra incredibile in un Paese come il nostro dove l’età media dei politici è invece elevatissima e non avviene ricambio elettorale. Ma a cosa servirà un articolo come quello che state leggendo per far cambiare qualcosa? A cosa sono serviti i fiumi di inchiostro spesi rispetto a tale situazione? Forse niente, o forse tutto. Come detto anche precedentemente, e come insegnava Socrate più di duemila anni fa, la democrazia è partecipazione e apertura mentale. È vivere per la polis e per il rispetto delle sue leggi, cercando di innovarla positivamente ogni giorno anche grazie al dibattito e alla denuncia sociale. E allora scriviamo, parliamo e gridiamo per fare vedere che un’alternativa è possibile e non sarà importante l’età, il sesso o la religione se qualcosa si potrà fare per aiutare a migliorare la nostra democrazia.

La pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi.

Platone attribuisce tale frase a Socrate in Apologia di Socrate, cap. 21

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