Inception

Di: Paola Filadelli
1 novembre 2010

L’ultimo film di Christopher Nolan ci sorprende per i numerosi temi che mette in scena, per gli stimoli di riflessione che ci regala.

«Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale? No, un’idea. Persistente, contagiosa. Una volta che si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla ed è per questo che devo rubarla»

Dom Cobb ruba segreti nelle menti delle persone mentre sognano, quando la mente è più vulnerabile, in bilico tra il sogno e la realtà. Il confine tra realtà e sogno è talmente incerto e indefinibile che Cobb ha bisogno di un “totem”, una piccola trottola di metallo, per riconoscerlo. Nel sogno la trottola continua a girare all’infinito, nello stato di veglia la trottola si ferma e cade. Grazie alla sua abilità, il protagonista è molto ricercato nel campo dello spionaggio industriale ma è accusato dell’omicidio della moglie Mal ed è costretto a vivere lontano dai suoi figli per sfuggire alla condanna.

Mal si è in realtà suicidata perché non è stata capace di distinguere la realtà dal sogno, non ha superato con la consapevolezza i suoi fantasmi. Ma ora a Cobb viene offerta una chance di redenzione: un ultimo lavoro potrebbe restituirgli la sua vita, ma solo se riuscirà a rendere possibile l’impossibile. Quest’uomo è uno specialista nel suo campo, è il più bravo, solo lui sarà dunque capace anche di innestare un’idea nella mente di un essere umano. L’idea consiste nel convincere il figlio di un uomo d’affari a dividere il suo impero economico alla morte del padre. In cambio Cobb otterrà l’impunità e potrà riabbracciare i suoi figli. Per questa impresa estremamente pericolosa ingaggia Arianna, una giovane studentessa capace di progettare l’architettura del sogno su tre livelli.

Un film incompiuto per alcuni, troppo hollywoodiano per altri, certo Nolan ha voluto strizzare l’occhio a tutti, è stato attento al botteghino confezionando, su un’idea affascinante, un action movie che mescola generi dalla fantascienza allo psico-thriller, al video-gioco.

La sceneggiatura si snoda tra sogno e realtà, tra i diversi livelli del sogno in cui si consuma lo scontro mortale tra conscio e inconscio con difficoltà per lo spettatore di distinguerne i contorni.

Tra il frastuono di combattimenti gratuitamente lunghi, sotto macchinosi espedienti per dare risposte forse non necessarie al senso della storia, è possibile una lettura convincente e suggestiva.

Cobb incarna immediatamente il tema di fondo del film, il rapporto-scontro tra razionale e irrazionale, tra ragione e inconscio. La sua è una storia d’amore e di perdita, di ricordi e di senso di colpa per ciò che, grazie alle sue abilità nel mondo delle idee, è accaduto a Mal, la sua amatissima moglie.

La forza di un’idea nella mente.

Un’idea, una volta entrata nella mente, a spasso tra le connessioni neuroniche può generare altre idee in una costruzione di immagini creative, di identità indipendenti o degenerare distruttivamente, come succede a Mal. Lei conserva qualcosa chiuso dentro di sé e questa chiusura la perde.

Il messaggio è di apertura, “immagina sempre posti nuovi” dirà Dom ad Arianna, l’architetta dei sogni, “non rifarti alla memoria.” La memoria è ingannevole, imprigiona dentro labirinti fatti di ricordi, rimpianti, emozioni negative come il senso di colpa e porterà con sé tutte le proiezioni assassine.

Il risveglio finale dal sogno avverrà al suono di Je ne regrette rien cantata da Edith Piaf, canto di desiderio e di liberazione.

Il film nella sua geometria orchestra bene le dinamiche tra mente ed emozioni. Cobb, eroe razionale, è preda del senso di colpa cui non riesce a sfuggire, Arianna lo aiuterà a uscire dal labirinto e a compiere la missione di innestare un’idea, di vincere l’inconscio negativo. La missione è rischiosa, in pericolo c’è la vita stessa, lo scontro tra ragione ed emozione è mortale.

Arianna, giovane donna lucida e coraggiosa è forse il personaggio chiave: quando tutto sembra perduto esorta Dom a tentare: può farcela, deve provare. In questo vedo il femminile positivo, lei infatti non sbaglia mai, si muove con sicurezza nello spazio geometrico che crea e nel tempo che sembra non avere misteri per lei, sa infatti distinguere tra sogno e realtà o meglio non si cura del problema ma coglie il kairós, il tempo giusto, per salvare Dom da Mal.

Il rapporto tra vita reale e vita sognata è un tema centrale, il film sembra dire che non possiamo porre una linea di demarcazione tra realtà e sogno, importante è aprirci sempre a nuovi sogni e non chiudere e ripiegare la nostra immaginazione su immagini-ricordo. Bellissima la scena della città che si ripiega su se stessa come una coperta mortale e claustrofobica. Arianna a quel punto abbatterà gli specchi che racchiudono immagini del passato e troverà una via libera e aperta.

Il film si apre con l’immagine di Dom naufrago, sulla stessa spiaggia in cui giocano i suoi bambini, a delineare il set, una spiaggia, luogo di partenze e di approdi, luogo di confine tra la razionale terra e l’immenso mare inconscio, ma i bambini sono di spalle, negati, lontani.

Si chiude con una speranza di abbraccio, di ricongiungimento reso possibile dal perdono di sé che Dom finalmente raggiunge, e questo è il finale desiderato, la trottola sta ancora girando a significare che la vita è sogno, ma sempre un sogno nuovo…Je ne regrette rien…

Ottimo come sempre Di Caprio, efficace la dolcissima interprete di Juno, Ellen Page, Marion Cotillard, splendida Edith Piaf ne La vie en rose, è un’intensa Mal, congeniale al tema di amore e morte che incarna, e conferma, con la sua presenza, l’omaggio alla grande cantante francese.

Christopher Nolan
Inception
USA – Gran Bretagna, 2010
Con Leonardo Di Caprio (Cobb), Ken Watanabe (Saito), Joseph Gordon-Levitt (Arthur), Marion Cotillard (Mal), Ellen Page (Ariadne)

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