Epitafio al modo di Gorgia

Di: Valerio Marconi
4 febbraio 2011

Perché si pone una domanda? Per sapere oppure per mettere in difficoltà o per dubitare d’una proposizione. È forse bene avere uno Stato? Sta dunque male negare lo Stato? Non è che ci sia mai stato uno Stato: tanti ve ne furono, ma uno mai.
Da una parte quando fu fatto il primo Stato subito le genti vicine per sopravvivenza ne fecero un altro, poiché sole erano deboli, dall’altra mentre fu istituita la più antica associazione, essendo le genti umane sparse per il globo, certamente altrove ve ne fu una altrettanto antica. È certo che la sicurezza è dovere degli Stati conservarla perché i cittadini prosperino quale che sia l’avvenire degli eventi, e garantire giustizia, che è equilibrio fra le parti, e costruire opere che sono necessità per le collettività; ma non è forse vero che se talune cose esistono per certi scopi e invece vengono meno alla loro ragion d’essere diventano obsolete? Dunque, se gli Stati persistono per quei fini e invece creano ostacoli nella scarsa possibilità di raggiungerli risultano inutili. Infatti, devono garantire la pace ma si fanno guerra tra loro ed è prassi bellica che chi vinca entri come invasore nello Stato altrui, impedendo che questo conduca una vita pacifica, e saccheggi e uccida quanto può mentre chi perde viva come suddito sotto il potere altrui, evitando che questo porti scontri continui, e si sottometta e rinunci alla libertà.
È quindi lo sconfitto costretto a non salvaguardare la pace interna o a rinunciare alla libertà dei cittadini che è suo dovere conservare e il vincitore, indebolito dagli sforzi bellici, è dunque destinato a conoscere la condizione di sconfitto per opera di terzi o ad andare in rovina per le lotte intestine venendo meno alla sua condizione di pacere. E devono garantire giustizia ma sono patria d’ogni ingiustizia, in quanto se gli Stati devono farsi garanti della giustizia ci devono essere ingiustizie e quindi come garantiscono essi giustizia? Per dare giustizia senza ingiustizie bisognerebbe prevenire queste ultime ma per prevenire i crimini con efficacia necessiterebbe ledere le libertà civili. Inoltre, punire prima del misfatto è punire senza giustizia e togliere il libero arbitrio al cittadino che è libero di agire, solo dopo l’azione se ha fatto bene riceverà lode se male castigo; di più, giustizia è dunque equilibrio fra le parti, al male condanna e al bene encomio. Non solo gli Stati non possono evitare le ingiustizie ma non possono nemmeno garantire giustizia, infatti o i giudici essendo umani ed essendo umano errare potrebbero condannare chi è innocente e ritenere innocente chi è reo o i giudici essendo tutti uomini ma non essendo tutti gli uomini probi potrebbero essere corrotti essendo quindi pagati per sbagliare. Ora, se alcuni giudici giudicano non giustamente alcuni giudicati sono giudicati male e quindi se il giudizio degli Stati, operato dai giudici, non è uguale per tutti allora gli Stati garantiscono un giudizio iniquo.
Che giustizia c’è senza giustizia? Inoltre, devono costruire opere necessarie a tutti ma queste servono solo a parte della società, quindi la necessità di tutti non è soddisfatta mentre sono tutti a versare contributi per far costruire tali opere; avendo gli Stati territori più o meno vasti non tutti i cittadini hanno le stesse necessità ma tutti pagano per tali opere secondo le loro possibilità sostanziali e non tutte le opere realizzate sono utili a chi tutte le ha pagate. Non solo, pagando ognuno secondo l’ammontare dei suoi averi ci sarà chi pagherà di più e chi pagherà di meno ed è probabile che ci sarà chi, pagato di più avrà minore vantaggio e chi, pagato di meno, avrà maggiore vantaggio; da una parte è soprattutto la residenza a determinare l’utilità o l’inutilità delle opere pubbliche per la parte dei cittadini, che avrà ben speso o invano sperperato, dall’altra risulta evidentemente propria degli Stati una fiscalità che gravi su tutti in quanto tutti son cittadini, perciò è inevitabile che questi paghino inutilmente per altri opere inutili per loro. Ci sarebbe comunque un’uguaglianza se di volta in volta tutti pagassero a vantaggio di altri e altri a vantaggio loro, ma così non è: tra tutti coloro che pagano, i cittadini, ve ne sono pochi che saranno i costruttori delle opere e più di tutti guadagneranno e avranno vantaggio da tali cose. Ora, se un gruppo di cittadini con le medesime necessità pagassero dei costruttori entrambi ne avrebbero giovamento ma se uno Stato ingaggia i costruttori nessuno dei cittadini da ciò realizzerebbe risparmio, moltissimi spesa, alcuni vantaggio e ben pochi guadagno. Inoltre, i cittadini negli Stati hanno un intermediario con i costruttori e per soddisfare la necessità di una parte tassano la totalità. Insomma, non solo gli intermediari hanno un prezzo che si somma a quello dovuto ai costruttori ma tali intermediari, gli uomini di governo, sono anche se non passibili di corruzione almeno debitori del sostegno economico e non solo, per ottenere il potere e pur non dovendo pagare, talvolta hanno necessità di ricambiare il favore a quei costruttori che li abbiano sostenuti e che magari risultino più esosi rispetto ad altri. E chi, conoscendo bene le cose e ben sapendo giudicare, si affiderebbe a intermediari con interessi diversi dai suoi per curare i propri interessi, che potrebbe benissimo e con grande utile e vantaggio curare da solo?
Essendo ora chiaro e rotondo che gli Stati sono come tanti giganti ubriachi che, dirigendosi non dove indica loro la mente intera ma dove li trascina la maggioranza dei loro pensieri, agiscono con volontà frammentata e non con tutto se stessi, si pestano i piedi a vicenda e fanno una baruffa tale e quale a quella dei contradditori intenti che sono in loro.
Ora, per concludere il mio discorso sull’inutilità degli Stati chiarirò la causa della loro manifestata inutilità. I principi in base a cui si fondarono gli Stati -ovvero che gli uomini liberamente deliberino d’essere cittadini di uno Stato e sudditi delle leggi ed avvenuto ciò per scelta unanime decidano secondo il criterio della maggioranza in virtù della precedente unanimità- sono frutto d’una grandissima illusione.
Primo, non tanto perché gli uomini non siano liberi, non è mio compito dissertare qui se l’uomo sia libero o no, in quanto nell’immediato importa se l’uomo agisca liberamente o meno nel fare una certa cosa ovvero fondare uno Stato, ma perché l’uomo necessita di altri uomini per perseguire l’utile e quindi è spinto dalla necessità e dai bisogni dai quali non sarà mai libero sino alla morte, dunque è per sopravvivenza che l’uomo si associa non per libera scelta.
Secondo, perché il cittadino per essere libero all’interno di uno Stato deve farsi suddito delle leggi in virtù delle quali è in uno stato di uguaglianza con tutti ma gli Stati sfruttano la necessità, per un consenso unanime alle leggi, che quindi non avviene liberamente, e impongono leggi che possono anche essere ingiuste ma che tanto dovranno essere accettate per necessità, perciò si è uguali in uno stato di ingiustizia e sfruttamento. Inoltre gli Stati sono fondati da cerchie di uomini che li lasciarono in eredità ai propri figli ma le generazioni successive vivono associate per la volontà unanime dei morti, non per la loro che sono vivi. Insomma, tale unanime e libero consenso è ben poco più che una favola che nemmeno i poeti si sono degnati di cantare con dolci versi e molli melodie.
Terzo, perché il criterio della maggioranza già vacilla una volta mostrata la vera natura del concetto di unanimità, che è fallace, in quanto non ha senso ritenere buono un criterio fondato sull’universale approvazione per via della necessità, che permetta di non decidere per unanimità richiamandosi a quella originale. E quale uomo che non abbia ottenebrata la mente da un grande inganno delibererebbe all’unanimità di deliberare da allora innanzi per maggioranza sapendo così che non si deciderà per il bene di tutti ma solo per quello dei più? Inoltre, essendo gli uomini pochi a essere savi e molti a essere ignoranti ed essendoci uomini negli Stati, in essi ci sarà una maggioranza di ignoranti e una minoranza di savi e quale unanimità che non fosse incalzata dal bisogno e confusa dall’inganno avrebbe stabilito per il bene comune la decisione per maggioranza?
Con ciò concludo il mio discorso, che ho condotto in maniera approfondita e chiara in ogni sua parte nel mio intento di dimostrare come distorte convinzioni ed erronee abbiano spinto l’uomo a creare gli Stati, che ho cercato di dimostrare essere inutili al bene di tutti gli esseri umani e proprio a tutti gli uomini consegno questo frutto dei miei sforzi fisici e mentali, affinché ben conoscano e meglio sappiano discernere intorno al loro utile.

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