Islam. Immagini e forme

Di: Alberto Giovanni Biuso
4 febbraio 2011

Dalla Spagna alla Cina, per millequattrocento anni. Tale è la struttura spaziotemporale dell’arte islamica. L’uniformità che la rende immediatamente riconoscibile si coniuga a una grande varietà di materiali, forme, obiettivi, specifiche declinazioni territoriali e cronologiche.
I materiali utilizzati dagli artisti islamici sono i più diversi: vetro soffiato e cristallo di rocca, pannelli e fregi lignei, avorio, terracotta decorata, pietra, ceramica.
Le forme che la materia assume sono fortemente geometriche, seriali, ripetute; quasi l’analogo artistico dell’ordine che dovrebbe intessere la vita di un musulmano: cinque grandi precetti, cinque momenti quotidiani di preghiera rivolti verso la Mecca. Osservando queste geometrie si ha quasi l’impressione di trovarsi di fronte a dei frattali, di guardare dei poligoni replicabili all’infinito, sino a che lo spazio non ne venga riempito, intriso. Ma non soltanto di forme astratte è fatta quest’arte. Contrariamente a ciò che di solito si ripete, l’islam non respinge la figura umana o animale. È però molto attento a distinguere tra lo spazio religioso delle moschee, nel quale non è ammessa alcuna immagine antropomorfica, e lo spazio privato, dove invece è possibile rappresentare umani e altri animali.
Gli obiettivi sono molteplici e analoghi a quelli propri di molte altre civiltà, culture, religioni. Prima di tutto dar mostra e testimonianza della ricchezza che si possiede e dunque del potere che si detiene. Essendo quella islamica una fede caratterizzata da un forte impulso di espansione e di conquista, le vittorie del Corano dovevano essere scolpite nella pietra, nel legno, nella pergamena; i caratteri sacri con iscritta la semplice fede musulmana dovevano essere vergati ovunque. Politica e religione, fede e potere sono nell’islam inscindibili. Uno dei pannelli di questa mostra ripete la CXII Sura del Corano: «Di’ “Egli, Dio, è uno. Dio è l’eterno, l’Assoluto. Non generò né fu generato, e nessuno Gli è pari”». Qui sta la radice del conflitto tra due monoteismi in perenne lotta tra di loro. Il monoteismo dell’islam è radicale, totale, astratto. Il monoteismo cristiano è triplice e antropomorfico, come la sua arte fatta soprattutto di volti, di occhi, di corpi uccisi.

La mostra si divide in due grandi sezioni. La prima è organizzata in modo cronologico e culmina nei tre imperi cinquecenteschi degli Ottomani, dei Safavidi e dei Moghul. La seconda sezione si incentra su delle specifiche tematiche quali la calligrafia, la geometria, gli arabeschi, le figure, animali e umane, i gioielli.
Tra gli oggetti più ricchi vi sono dei manoscritti del libro sacro ai musulmani. Si tratta di opere di grande raffinatezza formale, pensate e costruite per imporre l’unica verità dell’unico dio. Probabilmente i fatti culturali, di mentalità, di adesione a una visione del mondo, sono determinanti nella vita dei popoli e dei singoli quanto e spesso più dei fatti economici. È vero che molte conversioni dei cristiani all’islam furono dovute all’obbligo per i non convertiti di pagare tasse più alte ma è altrettanto vero che fu la rozzezza della fede islamica -rispetto al complesso credo cristiano intriso di filosofia- a spingere le masse ad aderire a una prospettiva che descriveva il paradiso come un luogo di frescura, di ombra, di acque, di godimento in primo luogo carnale.
È di questa visione assai fisica che parlano numerosi manufatti: una originale lastra di marmo dalla quale scendevano acque; un grande tappeto-giardino con una vasca centrale asimmetrica circondata da numerosi canali, stilizzati pavoni, ricca vegetazione; vari astrolabi di ottone; una bellissima mattonella di ceramica del XVI secolo decorata con palmette e semipalmette su uno sfondo rosso ceralacca; alcuni magnifici gioielli.
L’islam rimane per noi europei un enigma, soprattutto in questi decenni di guerre imperialistiche condotte contro alcuni dei suoi Paesi e di risposte violente da parte dei più fanatici sostenitori del Corano. Una mostra come questa aiuta a comprendere che al di là del presente vivono altri spazi, altro tempo.

al-Fann. Arte della civiltà islamica
Milano – Palazzo Reale
21 ottobre 2010 – 30 gennaio 2011

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