Breve storia di (quasi) tutto

Di: Diego Bruschi
8 marzo 2011

Sfogliando i libri, penso sia capitato a tutti di imbattersi in dei minuscoli ragnetti rossi. Tutti intenti nella loro umile vita, è evidente che nulla sanno del contenuto dei ponderosi tomi sui quali scorrazzano e nulla concepiscono degli alati pensieri di noi, gli umani (e forse sopravvalutati) lettori.

Eppure, per quanto ci possa apparire strano, siamo parenti stretti, e condividiamo molto, molto di più di quanto ci possa apparire.

Questo è, secondo me, il tema fondamentale della Breve storia di (quasi) tutto di Bill Bryson. Le grandi scoperte della fisica, dell’astronomia, della fisica atomica, della biochimica, della paleontologia, ci conducono a una sostanziale unità della materia e della vita che in essa si è incardinata.

Siamo tutti delle reincarnazioni, sebbene alquanto effimere. Quando moriremo, gli atomi che compongono il nostro corpo si separeranno e seguiranno un nuovo destino: forse diventeranno parte di una foglia, di un altro essere umano o di una goccia di rugiada. Gli atomi, in quanto tali, hanno una vita praticamente illimitata. (p. 152)

Questo per quanto concerne la natura atomica della materia, ma anche per quanto riguarda la biologia, la parentela stretta d’ogni forma di vita è uno dei concetti ricorrenti di questo utile testo divulgativo. All’inizio, negli oceani delle ere più antiche, per un tempo inconcepibilmente lungo, la vita è stata vita di semplici (si fa per dire) batteri, preceduti dai cosiddetti cianobatteri che, liberando ossigeno dall’acqua, nel loro lunghissimo regno hanno permesso l’accumularsi dell’atmosfera adatta alle successive evoluzioni.

Bryson affronta, fra i molti argomenti, anche una semplice ma esauriente rassegna delle caratteristiche del pianeta, focalizzando quelle che sono state determinanti affinché la vita si potesse evolvere, a cominciare, per esempio, dall’avere un interno fuso.

Non credo che molti geologi, dovendo esprimere i loro desideri, vi includerebbero quello di vivere su un pianeta con l’interno fuso: di sicuro però, senza tutto quel magma che vortica sotto di noi, adesso non saremmo qui. A parte tutto il resto sono proprio le vivaci viscere della Terra ad averci fornito le esalazioni di gas necessarie alla formazione dell’atmosfera, e ad aver dotato il pianeta di un campo magnetico che lo protegge dalle radiazioni cosmiche. Anche la tettonica a placche è un dono del nucleo fuso della Terra. Se la Terra fosse liscia, sarebbe tutta ricoperta d’acqua fino ad una profondità di quattro chilometri. In un siffatto oceano solitario, potrebbe benissimo esserci la vita, ma di sicuro non ci sarebbero partite di calcio. (p. 273)

Di fronte alle meraviglie di questo pianeta così adatto si spiega anche come, a scanso di equivoci creazionisti, il pianeta ci sembri perfetto per noi, per il semplice motivo che siamo noi ad esserci adattati a esso, in un cammino lento e lunghissimo.

Il volume è anche una brillante storia della scienza, dove con ironia a volte irresistibile vengono narrate le vicissitudini degli uomini di genio, spesso incompresi e sottovalutati da ambienti accademici per nulla reattivi alle idee innovatrici. Un esempio fra i molti, dedicato a Einstein:

Subito dopo aver risolto alcuni fra i più profondi misteri dell’universo, Einstein fece domanda per un incarico sia all’Università, sia nelle scuole superiori, ed entrambe le richieste furono respinte. Così se ne tornò al suo lavoro di esaminatore di terzo livello. (p. 139)

Torniamo alla vita, la questione centrale. Nelle pagine in cui si racconta, con una narrazione sempre piacevole, le vicissitudini della fondamentale scoperta del DNA edella sua struttura, le considerazioni tornano infine a quel senso di unità, di struttura unitaria, che ci accomuna a tutte le altre forme di vita. Le somiglianze fra la struttura del genoma di un insetto e quella di un essere umano sono incredibili per chi non è addentro a queste cose. La vita è una, e il processo che ha portato alla prima, comunque incredibilmente complessa cellula, è stato consolidato una volta per tutte.

Ogni essere vivente è l’elaborazione di un unico progetto originario. Noi esseri umani non siamo altro che il risultato di semplici, graduali migliorie: ognuno di noi è un polveroso archivio di ritocchi, adattamenti, modifiche e provvidenziali manipolazioni verificatisi negli ultimi 3,8 miliardi di anni. È sorprendente pensare che siamo parenti abbastanza stretti di frutta e verdura. All’incirca metà delle funzioni chimiche che hanno luogo in una banana sono identiche a quelle che avvengono in un organismo umano. Non lo si ripeterà mai abbastanza: la vita è una sola. (p. 454)

Sere fa, letta l’ultima pagina e richiusa la copertina, sono sceso alla mia fermata, per rientrare a casa (leggo in autobus, cioè quando posso). Sulla soglia, nello scalino umido, passavano lentissime due lumachine. Ho fatto attenzione a non schiacciarle, e ho pensato: “In effetti, siamo molto più parenti di quanto comunemente non si creda”.

Bill Bryson
Breve storia di (quasi) tutto
(A Short Histiry of Nearly Everything)
Traduzione di Mario Fillioley
Tea editore, Milano 2008
Pagine 580

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