Prospettive sulla guerra civile

Di: Alberto Giovanni Biuso
8 marzo 2011

Tutto va compreso. Almeno dobbiamo fare questo tentativo, andando al di là della morale, perché -recita una poesia di Enzensberger- «Deve mangiar viole del pensiero, l’avvoltoio? / Dallo sciacallo, che cosa pretendete?/ Che muti pelo? e dal lupo? Deve / da sé cavarsi i denti?» (Difesa dei lupi contro le pecore); andando al di là della consolazione religiosa, al di là della menzogna politica, al di là della rappresentazione televisiva, la più falsa in assoluto delle ingannevoli forme.

Dalla fine del mondo bipolare, negli ultimi venti anni, le guerre civili si sono moltiplicate in tutto il globo. E non si limitano agli eserciti che per ragioni etniche, razziali, religiose fanno strage di città, campagne, donne, bambini. La guerra civile è ovunque. Nelle scuole in cui gli studenti sparano ad altri studenti. Nella repressione delle polizie contro cittadini inermi, come al G8 di Genova del 2001. Nel suicidio dei kamikaze islamisti nel mezzo delle loro stesse città musulmane. Negli scontri razziali delle metropoli statunitensi. Che si generi dalle più flebili occasioni o nasca da fredde decisioni dei governi, la guerra civile è ovunque anche perché ovunque va moltiplicandosi il perdente radicale, colui che imputa sempre ad altri, a lui più o meno vicini, i propri fallimenti. E a essi non si rassegna.

«In tutte le specie di primati vige la lotta ma soltanto nella nostra c’è la guerra, lo sterminio programmato e vastissimo dei propri simili». Per Enzensberger la guerra civile è l’essenza del conflitto poiché è la guerra di tutti contro tutti.

Serena Sinigaglia e Massimo de Francovich mettono in scena due testi di Hans Magnus Enzensberger e lo fanno con passione e con misura. In un paesaggio di rovine urbane, scorrono prima dello spettacolo su uno schermo le più efferate ma vere notizie su quanto accade nelle nostre città, su come si uccida per nulla, per divertimento, per noia. Poi entra un professore di filosofia e storia che, una volta in pensione, decide di fare come Gino Strada, spostandosi nei teatri della guerra per dare il proprio aiuto, non però con il bisturi ma con il pensiero. Inizia quindi a raccontare la violenza, a spiegarla, a decostruirla. Lo aiutano tre giovani assistenti con le loro musiche, con le proprie testimonianze, con le immagini tratte da alcuni film, primi tra i quali 2001. Odissea nello spazio, Il Dottor Stranamore, Arancia meccanica. Emerge lentamente una non gradita verità, quella secondo cui «i civili innocenti non sono poi così innocenti», se tutti sono pronti, in una guerra civile, a diventar carnefici dei loro vicini o a osannare i capi che procedono allo sterminio.

Lo spettacolo si chiude con il racconto di Sisifo che riuscì per due volte a incatenare la morte. Dopo che Ares le restituì libertà e dominio sugli umani, Sisifo venne costretto dagli dèi a spingere verso la cima un masso che poi rotola ogni volta in basso. E ogni volta Sisifo deve ricominciare. «Il masso degli uomini è la pace».

Piccolo Teatro Studio – Milano
Prospettive sulla guerra civile
Liberamente ispirato a Prospettive sulla guerra civile e Il perdente radicale di Hans Magnus Enzensberger
Con Massimo De Francovich
Produzione: A.T.I.R e Thesis – Dedica Festival
Drammaturgia e regia di Serena Sinigaglia
Febbraio 2011

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