Famiglia: femminile plurale

Di: Giusy Randazzo
9 maggio 2011

Una famiglia allargata è un microcosmo che ha la struttura di un sistema complesso, molto più aperto della famiglia tipica, poiché riceve apporti continui e smuove le fissità in cui spesso si rimane incastrati quando si vive con modelli sempre uguali. Mentre leggevo il romanzo di Emilia Marasco l’immagine della madre tradizionale, che ho appreso crescendo in Sicilia, si sgretolava a poco a poco lasciando finalmente emergere quella di una donna che non rinuncia allo spazio per sé e semmai lo amplia affinché chi ama vi possa rientrare. Una donna eticamente paradigmatica che ha molto da dare e che mentre dona riceve indietro il senso del suo stesso essere-per-gli-altri. La madre che avevo in mente, prima della lettura di Famiglia: femminile plurale, era una signora di mezz’età, grassoccia, con una grande gonna e il grembiule sempre addosso, spesso imbrattato di sugo, davanti ai fornelli o prona ad allacciare le scarpe ai figlioletti sfuggenti pur se che con la schiena dolorante, sorridente con il suo tupè bianco che incorniciava il volto buono. Una donna peraltro inesistente che però era il modello di tutti i siciliani –degli agrigentini almeno- quando immaginavano la forma della vera mamma. A tal punto che nei tempi in cui era ancora in uso il corredo per le spose, le camicie da notte e le vestaglie, che follemente si acquistavano prima del matrimonio, di solito si prendevano dieci misure più grandi. Se la figlia indossava la 42, l’indumento comprato doveva essere almeno della taglia 52. Il motivo l’ho già spiegato: la mamma doveva essere –e si sperava divenisse- grassa. Era segno della sua bontà e della volontà di abbandonare la sua femminilità per la famiglia. Per fortuna siamo oltre. Ma chi come me ha vissuto quell’epoca e quello spazio ha fatto i conti con questo modello che per quanto si volesse incarnare, ironia della sorte, stava sempre troppo largo. La mamma proposta da Emilia Marasco si è sposata tre volte, quindi nulla di più lontano dall’ologramma che ho tratteggiato, e per giunta non è ancora arrivata alla soglia della mezza età a cui approda a conclusione del libro con la bella promessa, fatta a se stessa, di vivere i successivi possibili cinquant’anni nel segno del continuo cambiamento. Nina, questo il nome del personaggio principale e dell’io narrante, pur se al terzo matrimonio fa aspirare al matrimonio. Un altro mito che cade, perché –si sa- chi si risposa di solito sembra appartenere alla tribù dei diabolici che perseverano nell’errore. Invece Nina ha fatto bene a convolare a nozze sia la prima sia la seconda sia la terza volta e ogni sì è rimasto per sempre: una vera e propria scelta eterna, perché Nina non la rinnega mai. Quattro figli in tutto: uno dal primo marito, Bernard; due gemelli dal secondo, Fabio; l’ultimo dal terzo, Giacomo, che ne ha già uno. È una donna notevole nel modo di vivere, nell’ironia, nella maternità consapevole. E la Marasco la segue rimanendo all’ombra, sebbene qualche tratto autobiografico s’inserisca senza troppo invadere. Colpisce la realtà di Nina, il suo essere un personaggio non soltanto possibile ma vero. Non pretende di essere la migliore e forse non lo è. Potrebbe essere la vicina di casa o la signora che si incontra trafelata per la via o la collega che nei dieci minuti di pausa va a fare la spesa o la mamma del compagnetto di scuola che non sta sempre lì a corredo dei suppellettili della scuola o la donna che incontri allo specchio al mattino o l’amica che ti racconta della sua separazione mentre ti stai separando.

Quando il nostro rapporto è finito e Fabio è andato via, ho provato subito il desiderio di abbandonare l’appartamento, non riuscivo più a sopportare lo spazio della nostra felicità, della nostra sofferenza e della meschinità delle nostre ultime liti. (p. 23)

Una donna qualunque, insomma, la cui semplicità è il vero punto di forza; i cui valori sono scelti consapevolmente e abbracciati fino in fondo; la cui riflessione disvela oggettivamente la cifra della vita quotidiana di ogni famiglia.

Si sa che a tavola basta un nonnulla e si scatenano tutte le tensioni, il pranzo con tutta la famiglia riunita non è mai routine ma ha sempre un segno forte, positivo o negativo, un leader, un provocatore, un trascinatore, un clown, uno che finge indifferenza, uno che lancia il sasso e nasconde la mano, un elemento di equilibrio. Sapendo questo è necessario valutare quali temi di discussione portare in tavola insieme alla pastasciutta».(p. 105)

Ma soprattutto Nina, nonostante sia una madre da prendere ad esempio, è una femmina. Lo si comprende da come si muove, da come le si rivolgono, da come riflette e da come parla. Sa assumersi l’onere del rischio senza esaltarsi per gli onori che arrivano col successo. Apre una galleria d’arte contemporanea con le sue tre colleghe, Eva, Silvia e Laura, e va avanti decisa condividendo la leadership senza problemi. Come a casa non si contende le luci della ribalta col compagno Giacomo ma collabora insieme con lui nella crescita dei figli, sia quelli dei matrimoni precedenti sia dell’unico avuto insieme, Lorenzo.

Lorenzo ha i capelli ricci come Alice e Giacomo, non biondi come sua sorella, ma castano chiaro come Giacomo; gli occhi verdi come me e Marco; è magro, indolente e agile come un gatto come i gemelli. In Lorenzo c’è un frammento di tutti noi, ognuno ritrova il bambino che era, che vorrebbe ancora essere, che qualche volta riscopre. (p. 34)

E nonostante la grande famiglia, Nina riesce a ritagliarsi i suoi spazi per un tempo solo suo: con sua sorella, con sua madre, con il suo compagno, con le sue amiche, con se stessa. Non sottrae nulla a nessuno pur organizzando la sua vita a partire del benessere proprio, anzi il suo equilibrio illumina il cammino degli altri che infatti la amano. Tant’è che non si lamenta se non ironicamente perché ogni fatica è vissuta come scelta e non come obbligo. Lei è il centro della sua storia intorno a cui ruota una folla che rallegra l’animo e che Emilia Marasco ha saputo rendere in modo efficace. Non era facile dar spazio a più di venti personaggi e forse è questa l’altra nota autobiografica. Il modo in cui la scrittrice genovese ha diretto l’aspetto corale del romanzo non può che rimandare alla donna che gestisce tanti figli, più lavori, amicizie e parentele allargate qual è anche la Marasco nella vita di tutti i giorni.

Quando Nina compirà cinquant’anni, un anno sarà passato dall’inizio del romanzo. Un anno pieno e intenso; un anno di gioie, paure, dolori e riflessioni; un anno come tanti, ma unico e irripetibile, particolare e prezioso, esattamente come questo romanzo.

Emilia Marasco
Famiglia: femminile plurale
Mondadori
Milano 2011
Pagine 169

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