Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia

Di: Alberto Giovanni Biuso
9 maggio 2011

La pubblicazione di una nuova Rivista scientifica è sempre un segnale positivo per il sapere e per l’intera società civile. Tanto più lo è in tempi nei quali le istituzioni mostrano assai più che indifferenza verso la ricerca, mostrano autentico disprezzo. Se all’ignoranza dei ministri la “cultura” appare indigesta, molti altri per fortuna senza di essa morirebbero di fame. La nuova Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia offre al corpomente un nutrimento differenziato e di qualità.

«Tutta la storia della tecnica e della cultura sarà, secondo una bella espressione sloterdeijkiana, un’uterodicea, un tentativo di ricreare il sempre perduto stadio uterino originario» (A.Lucci, p. 24), ma non in un senso banalmente psicoanalitico o in generale psicologico bensì come ricreazione semantica del medium dentro il quale il bambino accoglie i primi segni della propria esistenza. Il flusso del linguaggio e della scrittura è tanto naturale e potente proprio perché è un fluire, è la riproduzione dell’elemento e della struttura che ci hanno accolti all’origine. Sloterdijk lo afferma con chiarezza già a partire dal titolo di un suo testo, Zur Welt kommen – zur Sprache kommen (Suhrkamp, Francoforte 1988) che coniuga il venire al mondo con il venire al linguaggio, «in quanto il mondo in cui veniamo è sempre un mondo linguistico» (Id., p. 25). Se è vero che «si può considerare l’umanità come la comunità di coloro che sopportano sulle loro spalle il peso dell’inconveniente di essere nati, al contempo, entro i confini di questa onnicomprensiva comunità della depressione, vi è uno strumento che può permettere di alleviarne il peso: la scrittura» (Ibidem), poiché la promessa del linguaggio consiste nel «trasformare l’inconveniente di essere nati nel vantaggio di venire al mondo attraverso il libero parlare»1.

La scrittura salva perché ci intride di mondo, perché fa pulsare le nostre vite al ritmo dei segni in cui il mondo consiste, perché per la mente umana non esistono dati privi di significati, fatti che non siano già teorie; la conoscenza è un mondo di segni e pensare vuol dire decifrarne il senso, come spiega assi bene H.J. Sandkühler discutendo di «linguaggio, segno, simbolo» in Ernst Cassirer, per il quale «conoscere scientificamente non vuol dire riprodurre una sostanza, bensì operare mediante simboli» (p. 10). Neokantismo, critica della conoscenza e fisica del Novecento convergono sul fatto «che spazio e tempo sono “puri concetti formali e di ordine, non concetti fattuali o di cose”» (Id., p. 9).

Tra gli altri densi saggi che compongono il primo numero della Rivista, segnalo una interpretazione di Howard Ponzer della logica hegeliana sulla base della lettura analitica e dialettica della Legge di non contraddizione (LGN); un saggio sulla continuità delle prospettive psicoanalitiche di Melanie Klein e Wilfred R. Bion, il cui «assunto fondamentale […] è che il pensiero e tutti gli altri processi mentali siano essenzialmente basati su emozioni, o come egli le chiama, esperienze emotive» (D.Sarracino e M.Innamorati, p. 79); un’analisi del razzismo come strategia di difesa sociale, a partire dal concetto foucaultiano di «bio-potere, la cui peculiarità consiste nella gestione della vita intesa come nuda vita organica» (M.Simone, p. 87).

Come si vede, il titolo della Rivista descrive esattamente i suoi contenuti.

Nota

1 E. Cioran, L’inconveniente di essere nati, trad. di L. Zilli, Adelphi, Milano 1991, p. 112; qui cit. a p. 25.

Aa. Vv.
Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia
Anno 1 – Numero 1/2 – 2010
Mimesis, Milano 2010
Pagine 100

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