Cinema e arte

Di: Marco Atzori
12 giugno 2011

 

Per qualsiasi forma di cultura o di arte esiste il pericolo di cadere vittima dei gusti del proprio pubblico e degli interessi dei propri finanziatori. Questo principio vale in particolare per il cinema, tanto più vulnerabile su questo fronte rispetto alle arti figurative e alla letteratura in quanto fin dalla propria nascita sfruttato per la sua enorme forza di influenza sulle masse. Basti pensare a cosa -e a chi- è legata la prima diffusione su larga scala di sale di proiezione in Germania e in Italia. Anche liberato dalla stretta dei regimi totalitari, il cinema rimane vincolato alla natura di prodotto commerciale che è ormai intrinseca praticamente a ogni realizzazione umana. Produrre un film –in senso sia tecnico sia economico– significa spesso cercare di interpretare ciò che possa attrarre il pubblico, disattendendo la vocazione di essere latori di informazione autentica o creatori di una vera opera d’arte, che può nascere solamente dall’ispirazione disinteressata e sincera. Come, per questi motivi, è difficile fare un bel film, così ritengo sia arduo dare su di esso un giudizio obiettivo. Nel vedere un film forse più che nel leggere un libro o una poesia o nell’osservare un quadro, si cerca di contestualizzare le percezioni registrate e le emozioni provate in base al proprio vissuto, alle proprie esperienze di vita, dirette o indirette. Una cosa è leggere, l’azione più meditativa che io conosca dopo la riflessione stessa. Un’altra è vedere svolgersi, in quello che in confronto al lungo tempo per studiare un libro è un battito di ciglia, l’intero percorso narrativo, e con un coinvolgimento assai maggiore dei sensi. Per questi motivi io ritengo che non sia giusto esprimersi categoricamente a favore o a sfavore di un film, né tantomeno di un’intera tradizione cinematografica, sia essa la monumentale statunitense o la più leggera italiana. Naturalmente però, mentirei se dicessi di non aver preferenze tra le opere che ho visto. L’Arte vera, per me, ha caratteristiche dalle quali non si può prescindere.

In primo luogo deve essere autentica. Autentica significa più che verisimile, autentica significa reale, significa capace di mostrare la Verità. Sono belle le favole, sono però anche inganni, menzogne. L’Arte non deve temere di essere troppo sincera: la realtà è spesso più profonda della fantasia. Bene quindi il film –o il libro, o la canzone– che non teme di mostrare anche gli aspetti più squallidi e deteriori dell’esistenza, quelli apparentemente meno interessanti, perché la realtà è sempre interessante. È interessante quando è vissuta da eroi, quando è immortalata in un momento epico, che ci fa sentire parte dell’Umanità, l’Umanità degna di essere vissuta e della quale bisogna essere orgogliosi di far parte. È interessante quando è vissuta da persone comuni, nelle quali più seriamente possiamo riconoscerci, nelle quali davvero vediamo noi stessi e specchiamo le nostre somiglianze e le nostre differenze. Non dobbiamo mai temere la realtà: essa è spesso la migliore interpretazione di se stessa, la migliore parabola.

In secondo luogo l’Arte non deve essere urlata: deve essere elegante, tenue, correre il rischio di essere noiosa piuttosto che roboante. Deve mirare a coinvolgere piuttosto che a sconvolgere, ad attrarre piuttosto che a sbalordire, a deliziare i sensi piuttosto che a saturarli. L’Arte sia naturalmente espressione di sentimenti intensi e passioni infuocate ma non essa stessa sovraccarica e appesantita. Non cada nella nauseante sdolcinatezza o nel macabro sangue. Inoltre l’Arte non mostri certezze: già da troppi falsi profeti siamo abbagliati. Non mostri Bianchi o Neri, mostri grigi. Non mostri il Bene o il Male, perché è davvero raro che così chiaramente si manifestino nella nostra vita. Sappia invece rendere il dubbio, sappia rendere l’incertezza che è la vera protagonista dell’esistenza degli uomini.

Infine, l’Arte faccia sorridere. Perché mai la rassegnazione invada il cuore degli spettatori, essi al contrario sappiano reagire a ciò che hanno visto e non gli è piaciuto, a ciò che hanno sentito e li ha infastiditi, a ciò che hanno vissuto e ha recato loro dolore. L’Arte non è storia, ci penseranno gli storici a fare i musi lunghi e a farli venire ai loro lettori: indichi sempre l’Arte una via di uscita, mai ci lasci nella disperazione. L’Arte non è fatta per far soffrire l’uomo, l’Arte è fatta per il suo piacere.

 

 

 

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