Fare teatro a scuola

Di: Rosa Angela Caviglia
30 settembre 2019

 

Nella nostra scuola (I. C. Voltri1) facciamo Laboratorio teatrale dal 1990, partecipando a rassegne liguri e nazionali e portando i nostri gruppi a teatro. Gli anni scorsi, con un gruppo interessato di alunni, ci abbonavamo al teatro per giovani del Cargo; ancor oggi partecipiamo alla visione degli spettacoli del Teatro della Tosse.

Siamo, infatti, convinti che «fare teatro» significhi costruire competenze trasversali e competenze disciplinari in una didattica laboratoriale che promuova l’identità di cittadinanza attiva e una partecipazione responsabile alla vita della scuola e della comunità.

È un percorso didattico che, personalmente, affronto da tempo credendoci fermamente e che trovo proficuo sia per il potenziamento della motivazione e della partecipazione, sia per l’approfondimento culturale.

Nella didattica per laboratori del nostro tempo prolungato, il teatro è considerato materia curriculare valutata nella scheda quadrimestrale (in passato lo attuavamo come percorso su classi aperte ed oggi purtroppo –tenuto conto della scarsità delle risorse disponibili – lo abbiamo destinato solo alle classi del TP).

Lavorando su gruppi elettivi di numerose classi, come faccio in altre scuole che amano il teatro e ne hanno compreso l’importanza educativa, la difficoltà è soprattutto di tipo organizzativo: infatti si compie un percorso complesso con ragazzi che, nel quotidiano scolastico, appartengono a classi diverse con stili e approcci comunicativi parzialmente differenti ma devo dire che i risultati sono sempre positivi.

Oggi, nella mia «vecchia» scuola, si lavora su una o due classi del prolungato e, in questo caso, gli obiettivi sono anche quelli di non considerare il teatro a scuola come “altro” rispetto agli obiettivi programmati, ma come uno strumento prezioso per conseguirli, in una didattica inclusiva ed innovativa: il teatro certamente non è riconducibile a nessuna materia perché le comprende tutte e le trascende in una sintesi superiore.

L’attività si legava e si lega ancor oggi ad esperienze di ricerca sul vissuto del singolo, del gruppo, a temi letterari o a temi di ricerca sul territorio; il percorso di ricerca-azione sviluppa competenze di comunicazione (ascolto, lettura, scrittura, recitazione, interazione, ecc.). Siamo convinti che non sia tanto importante l’argomento, quanto il vissuto del gruppo che lega l’apprendimento ad un’esperienza laboratoriale di didattica in contesti autentici e in compiti di realtà attraverso fasi di lettura e scelta di un compito e progettazione creativa, individuazione delle strategie adeguate ad attuarla (es.uso dei diversi linguaggi, controllo delle proprie emozioni, conoscenza, riscrittura e creazione di testi) e controllo –revisione- autovalutazione della prestazione fornita nel compito reale finale (rappresentazione in scena davanti al pubblico e con il pubblico).

Nona caso, il gruppo non parte mai da una sceneggiatura predisposta ma da temi da esplorare con lettura di narrazioni (letterarie o tratte dal quotidiano), lettura di testi poetici, focus, riflessioni, discussioni, esperienze operative di animazione, riscrittura personale, scrittura creativa, creazione di nuove narrazioni e movimento e musica

 

Un ricordo…
di una volta in cui abbiamo lavorato sul mare, sull’orizzonte reale e metaforico della nostra vita e sul viaggio. Con musiche prima ascoltate e poi scelte insieme abbiamo giocato a sentirci onda, bolla, mare calmo e mare in tempesta, goccia…adolescente che cerca il suo orizzonte, migrante che solca il mare!

Partendo dalla lettura della poesia «Itaca» di Kavafis e del XXVI canto dell’Inferno, abbiamo rivissuto la storia di Ulisse, capo, eroe, uomo curioso e avido di esperienze. Abbiamo “problematizzato” la figura di Ulisse che è in grado di convincere i compagni ad intraprendere con lui un viaggio verso l’ignoto per conoscere il mondo affrontando il pericolo e accettando il rischio. Queste le tematiche che volavano tra noi, come i veli con cui danzavamo in laboratorio.

Ed io viaggio nella spuma giocando e con le bolle danzo. Oltre l’orizzonte. Correrò il rischio di intraprendere il mio viaggio e di seguire i miei sogni (in laboratorio i corpi danzavano, le voci esprimevano il mondo interiore dei ragazzi ed era davvero bello).

Le dinamiche di gruppo e lo spazio fanno sì che, nell’esigenza di esplorare, di raccontarsi, di confrontarsi, si impari anche a rispettare l’altro, i suoi turni, i suoi ritmi di comunicazione proprio come durante i focus MNR “musica, corporeità e parole” sono spesso elementi fondanti su cui lavorare.

La costruzione della drammaturgia dipende da ciò che esce dai ragazzi; ciò che conta è il «viaggio», l’esperienza forte e condivisa a volte anche con difficoltà e non solo la “meta”, la quale comunque è una rappresentazione teatrale che assume l’aspetto di un compito autentico finale. Spesso emergono riflessioni, argomentazioni, approfondimenti anche a sorpresa. Quanta voglia hanno i nostri ragazzi di essere protagonisti, di parlare e di ascoltare.

Come punto di partenza spesso uso la MNR – Metodologia della Narrazione e della Riflessione per

Sviluppare competenze di comunicazione ed interazione

Rendere l’alunno protagonista dei processi di apprendimento attraverso «il fare», co-costruendo significati

Problematizzare, riflettere, confrontarsi su tematiche vicine al mondo dei ragazzi o tipiche dell’ambiente sociale

Creare un gruppo di lavoro caratterizzato da dialogo e comportamenti pro-sociali attraverso l’utilizzo di differenti linguaggi condivisi e aperti all’altro.

Un’idea che “mi intriga” particolarmente è quella di finalizzare il percorso in MNR verso un progetto che diventa progetto degli alunni stessi e che vive il suo momento culminante a livello comunicativo nella rappresentazione finale, la sintesi estetica e comunicativa dello spettacolo teatrale. La MNR favorisce la costruzione sociale di significati: quando in classe o in laboratorio si promuove il dialogo e la comunicazione è improntata alla narrazione, all’ascolto ed alla formulazione di idee, il gruppo diviene con maggior facilità una comunità che interpreta e agisce. Quando ci si confronta costruttivamante e correttamente, le azioni si caricano di empatia e si valorizzazione le differenze. La lezione interattiva è caratterizzata da tecniche di problem setting and solvinge si crea un linguaggio ”democratico” che caratterizza il gruppo ed evidenzia al contempo le singole personalità (differenti stili di apprendimento e formae mentis). Il gioco teatrale si presta a queste dinamiche anzi le continua, le favorisce e permette di passare dall’espressività spontanea alla comunicazione gestuale, alla drammatizzazione.

Talvolta registriamo, visioniamo, ascoltiamo e riascoltiamo le nostre discussioni oppure scriviamo il diario di bordo. Poi “tagliamo, puliamo” e “cuciamo” ed allora esce una prima stesura non proprio della sceneggiatura, ma di frasi guida che esprimono e narrano in scena i pensieri, i sentimenti, le idee, le emozioni che i ragazzi del mondo tecnologico, in genere, stentano ad esprimere. Via, via escono idee, parole, poesie. È un vero work in progress.

Ai ragazzi non assegno inizialmente parti fisse in un ordine prestabilito. I brani anche letterari che talvolta utilizziamo vengono analizzati scomposti, ricomposti, rivissuti, riscritti, mediati e ricreati in nuove combinazioni, non dettate da una architettura rigida, ma dal sentire del momento creativo. Solo alla fine abbiamo in mano la nostra sceneggiatura. Certo non è facile, all’inizio conquistare la fiducia degli alunni che sono abituati a tecniche più tradizionali.

L’utilizzo della metodologia MNR legata alla lettura e discussione di narrazioni scritte da coetanei, del circle time, della problematizzazione, della ricerca per approfondite tematiche legate alle competenze di cittadinanza, di socialità, di educazione ambientale, di orientamento, di cultura ed intercultura sono invece importantissime perché, così facendo, comunque, il ragazzo con la sua ricerca espressiva e culturale è protagonista del suo processo di apprendimento e vive difficoltà che si abitua a superare insieme al suo gruppo.

Le attività, infatti, attraverso la comunicazione interattiva, si basano principalmente su elementi operativi tesi a sviluppare competenze più che a trasmettere semplici conoscenze e sono finalizzati a trasformare e migliorare la nostra complessa realtà sociale anche attraverso l’utilizzo più consapevole e responsabile dei diversi linguaggi (verbale, gestuale, musicale, iconico).

Per questo motivo il laboratorio teatrale si presta al lavoro di continuità sia orizzontale che verticale e, di fatto, favorisce l’incontro, la comunicazione, lo scambio di esperienze, la riflessione sui propri comportamenti

Quante domande, incertezze e quante risposte si sviluppano in laboratorio, attraverso il corpo, la voce ed il rapporto/contatto con l’altro nello spazio:

  • Mani sulla bocca e sguardo perso.
  • Seduta barcollo dentro, impercettibilmente fuori.
  • Pancia in giù e testa tra le mani.
  • Rasento il muro e mi ci appoggio.
  • Rotolo come un animale da una quinta al centro dello spazio scenico.
  • Seguo un compagno.
  • Danzo su un solo tacco (un piede con tacco ed uno nudo). Non riesco a stare in equilibrio.
  • Cerco per aria e sono disorientato.
  • Mi arriccio i capelli.
  • Mi tiro giù le maniche, mi copro che nessuno mi veda…, cappuccio in testa e giro su me stesso.
  • Un passo avanti, uno indietro.Vado di traverso e incontro un compagno e gioco con lui.
  • Tiro avanti la mano come per afferrare qualcosa ma poi non ho il coraggio e la ritiro indietro
  • …e così via!

Nel tempo, abbiamo affrontato diversi argomenti cari ai ragazzi. Il tema dell’identità, dell’esclusione, delle differenze e delle pari opportunità, delle dipendenze. Fino ad arrivare alla ricerca su temi ambientali come lo studio delle alluvioni a Genova o a temi storici, rivivendo raccontando e descrivendo la villa Duchessa di Galliera o il nostro centro storico rivisti e mediati attraverso i nostri occhi, i nostri ricordi, le nostre speranze.

Forte la collaborazione con il territorio: si prevede che nella scuola dell’autonomia si possano intraprendere attività negoziali con enti e associazioni, attività che possono migliorare la performance della scuola nel segno della qualità dell’offerta formativa. Èpossibile, quindi, attivare tavoli con compagnie teatrali per uno scambio negoziale che consente alle scuole di beneficiare della loro collaborazione in cambio, ad esempio, della concessione di spazi e opportunità.

Queste le parole del presidente dell’Associazione Nazionale Banca Del Tempo dopo una nostra rappresentazione svolta in piazza a Rimini:

La cosa che mi ha colpita subito è stata la scenografia, le reti, il mare. Poi sono stata coinvolta dall’intensità con la quale le ragazze e i ragazzi raccontavano … Così ero lì insieme a loro, madre dolorante, emigrante, mare tempestoso, Ulisse, ero i pescatori con le reti, ero il respiro del mare vita, speranza, tragedia. Questo mi hanno trasmesso le ragazze e i ragazzi con la plasticità dei corpi, con la lievità dei movimenti, con le intense espressioni dei bellissimi visi. Questa è la scuola che vogliamo.

Non so se sempre siamo sempre cosi «belli e significativi», una cosa però è certa: i ragazzi del laboratorio teatrale sono quasi sempre protagonisti non solo della rappresentazione ma dell’intero progetto didattico e spesso crescono sia dal punto di vista cognitivo, sia dal punto di vista socio-affettivo.

 

Proposte applicative
Finalità

  • Promozione delle potenzialità espressive, della socializzazione e della cooperazione in vista di un obiettivo comune.
  • Emersione dell’identità personale attraverso la valorizzazione delle attitudini.
  • Prevenzione del disagio e contrasto del rischio di dispersione scolastica.
  • Valorizzazione del pensiero divergente, del decentramento da sé nella scoperta e nel rispetto dei diversi punti di vista.

 

Obiettivi

  • Favorire la scoperta dell’identità corporea utilizzando la diversità dei linguaggi.
  • Accrescere la fiducia in sé stessi e la conoscenza delle proprie sensibilità ed emozioni.
  • Favorire la conoscenza di sé e presa di coscienza dei propri limiti e dei propri bisogni (timidezza, paura, difficoltà, conflitti, etc) per superarli “rischiando” insieme nel progetto comune.
  • Migliorare la qualità della relazione interpersonale e della reciprocità nel rispetto delle diversità di ciascuno.
  • Potenziare la capacità di cooperazione e di interazione con il gruppo.
  • Problematizzare le tematiche individuate.
  • Problematizzare e costruire proprie risposte su letture di narrazioni, riflessione e dialogo.
  • Sviluppare l’attitudine alla progettualità ed alla collaborazione all’interno del gruppo di progetto.
  • Fare scrittura creativa.
  • Produrre testi espressivi,saperusare lo spazio scenico individuale e di gruppo.
  • Saper fare mediazione interlinguistica ed intersemiotica (dal testo scritto al testo parlato e recitato-dal linguaggio verbale al linguaggio iconico, gestuale, musicale, e viceversa).
  • Apprendere e riflettere sull’uso del corpo, dellaparola, della gestualità come simbolo analogico.
  • Saper costruire la drammaturgia in esperienza laboratoriale.
  • Sapere eseguire la sintesi espressiva finale.
  • Incrementare lo spirito critico e autocritico.

 

Metodologia e contenuti

  • Introduzione di tecniche teatrali che favoriscano lo sviluppo delle potenzialità (movimento, gestualità, voce e tecniche d’improvvisazione, espressione e gestione dell’emotività).
  • Lavoro sul corpo: tecniche di rilassamento e di percezione corporea.
  • Lavoro sullo spazio: coscienza di sé nell’ambiente.
  • Lavoro sulle emozioni: riconoscimento della propria emotività.
  • Lavoro sul gruppo: esercizi di potenziamento della fiducia reciproca.
  • Lavoro sulla relazione: conoscenza della valenza del monologo e del dialogo.
  • Costruzione del personaggio teatrale.
  • Allestimento e gestione dello spazio scenico.
  • Lavoro sul tempo: sviluppodellanarrazione nella rappresentazione scenica.
  • Elaborazione di una performance teatrale.

 

Potenziamento delle capacità di lettura, visione e dello spirito critico

  • Valorizzare i saperi e il potenziale espressivo sottraendo gli studenti ad una condizione di assimilazione passiva dei modelli (superamento degli stereotipi).
  • Saper vedere e «leggere ” il teatro: uno stesso oggetto può essere considerato nella pluralità delle prospettive (gruppi di alunni guardano lo stesso spettacolo da diversi punti di vista per confrontarsi successivamente con gli attori).

 

Conclusioni
In chiusura non possono mancare alcune delle riflessioni dei ragazzi del Laboratorio dell’IC Cogoleto con cui abbiamo lavorato in un percorso di formazione in peer to peer education:

  • Quelle ragazze esperte del Laboratorio di Teatro mi trasmettevano un’energia forte ed io riuscivo a restituirla. (Iules)
  • Io ho imparato da loro come ci si muove a teatro. (Giulia)
  • Capire le emozioni degli altri attraverso i movimenti e le espressioni del viso: questo mi hanno insegnato le ragazze di Voltri. (Giacomo)
  • Quella danza è riuscita a far uscire l’animale che è in me. (Sara)
  • Loro non avevano paura di esporsi e piano piano sono riuscite a farmi superare la vergogna che provavo. Grazie!! (Sofia)
  • Una ragazza di Voltri: quando abbiamo trovato il nostro spazio all’interno del gruppo non ci siamo più punti con le spine… ma ci tenevamo caldo… (Martina)

Queste parole mi hanno immediatamente ricordato le mie prime esperienze durante i miei primi corsi di Teatro con il Dirigente Deraggi che li offriva (molti anni fa) quando lui era Preside di Oregina e ci permetteva di lavorare con attori come Campanati e Peirolero e ho ricordato quanto ho imparato, spesso vincendo la mia timidezza con i maestri del teatro Akropolis, del Cargo e dell’Archivolto e altri.

Convinta, come sono, che «fare teatro è vita e la vita è teatro» non riesco a smettere di fare teatro a scuola anche oggi che sono in pensione.

 

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