Severe ludere

Di: agb & gr
30 settembre 2019

 

Perché uno speciale scuola in Vita pensata? L’etimo di scuola è da rintracciare nel sostantivo greco σχολή “ozio, agio, tempo libero da occupazioni”, da cui il verbo σχολάζειν ovvero “avere tempo, oziare, indugiare, prendere tempo”. Eppure la scuola combatte l’ozio; è il luogo in cui i discenti esercitano la “fatica del concetto” e imparano a imparare. L’etimo certamente si riferiva alla sospensione dalla fatica fisica per dedicarsi a un certo svago mentale, seppur indirizzato a un impegno serio. Non può però che evidenziarsi tramite l’etimo questo qual divertissement che la scuola dovrebbe portare con sé. Si potrebbe certamente tradurre in un atteggiamento di pressappochismo, ma saremmo ben lontani dalla saggezza dei Greci che rintracciata dai latini finì per edificare il tempo dell’otium come momento proprio dei filosofi, degli intellettuali insomma che potevano dedicarsi a un’attività fine a se stessa quale la filosofia, serva di nessuno, men che mai del profitto.

Che la scuola dunque abbia molto a che fare con la filosofia, con una conoscenza che richiede del tempo libero da altre occupazioni e di uno spazio proprio, è di tutta evidenza. Che poi siano i giovani e i giovanissimi che possono dedicarsi a tale attività mentale poiché non impegnati nel lavoro fisico è un’altra evidenza. Ma la scuola ha un’ulteriore caratteristica che le è propria, essa necessita di maestri, quegli stessi che il Sessantotto avrebbe voluto cancellare e che invece nel XXI secolo vengono riabilitati contraddicendo la massima sessantottina e una società allo sbaraglio: Mai più senza maestri recita il titolo dell’ultimo saggio di Zagrebelsky. Il maestro deve intendersi di dialogo, di un’istruzione partecipata che eviti il metodo catechetico di trasmissione di verità mai messe in discussione, anche in direzione di una rinnovata volontà di fare della scuola il luogo di un gioco serio, di un severe ludere. Così il maestro ritorna ma con una rinvigorita consapevolezza come accade quando riemerge ciò che è stato superato secondo un andamento dialettico in cui il momento nuovamente posto è ricco delle contraddizioni precedenti. Il suo ruolo è indirizzato a spronare il desiderio della conoscenza.

È dunque necessario puntare il faro sull’epoca in cui abitiamo il mondo. Tutti hanno “tempo libero da occupazioni”, σχολή, e molti – οἱ πολλοί – credono così di apprendere grazie alla semplicità dell’accesso al dato che Internet consente. Senza maestri però è molto difficile che la conoscenza possa aver luogo. Quella linea sottile, che divide il vero dal falso, non è tracciabile da chiunque. Occorre senza dubbio chi sa esercitare il dubbio affinché al vero si giunga attraverso una condivisione scientifica che consenta alla verità di reggersi in piedi da sé: ἐπιστήμη.

Abbiamo dunque voluto raccogliere qui i contributi di molti studiosi che nel mondo dell’educazione lavorano per aprire uno spazio di riflessione su alcuni temi che ci stanno a cuore e che riguardano il modo in cui la scuola dovrebbe organizzarsi, il ruolo di chi occupa posizioni apicali, il senso del dialogo, il valore della conoscenza e la partecipazione alla conoscenza.

In qualsiasi modo la si voglia vedere, la risposta alla domanda da cui siamo partiti ha sempre a che fare con una particolare caratteristica della scuola che sembra interrompere la fatica di un divertimento vano per indirizzarsi verso uno serio e mirato, verso una soddisfazione più intima e profonda. Che si tratti di un agio non vi è dubbio. Gli europei sanno bene che un Paese è democratico, libero e persino ricco fintanto che la scuola sarà pubblica, libera e per tutti. Senza dubbio un agio, dunque.

 

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