Autori

Introduzione alla filosofia di Eugenio Mazzarella

Il cammino teoretico intrapreso da Eugenio Mazzarella con Tecnica e metafisica1 e proseguito con le analisi critiche dedicate alla storicità, all’abitare, alla vita, alla fede cristiana, mostra evidente tutta la sua coerenza avendo giocato e consumato sino in fondo il confronto con la tradizione storicistica, e pervenendo alla chiara consapevolezza che si può salvaguardare la storia soltanto se ci si apre «alle radici non storiche della storia» (VU, 181), a saperi quali la biologia, la psicologia, l’etologia, la bioetica, l’ecologia, definite da Mazzarella le «scienze della nuova umiltà» (VU, 11).

Si dispiega così quanto era già

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Ulisse 1947

Nel 1947 Ulisse torna dalla guerra. Non è un eroe, è un reduce. La gioia del ritorno si muta presto nell’apatia, la famiglia si rivela estranea, luogo di tensioni più che di affetti. Fatica a trovare posto in una realtà che non lo sopporta e all’interno della quale non trova alcuno stimolo positivo. La scrittura e l’impegno politico vengono affrontati senza convinzione, mute sirene prive di fascino. Le finzioni e gli inganni della famiglia, con i suoi riti e il malcelato fastidio nei suoi confronti, lo costringono a un ulteriore camuffamento, eccessivo e quindi rivelatore. La morbosa relazione… Continua a leggere »

Il romanzo della Cacciata. Su Aracoeli di Elsa Morante

Provassimo a scomporre l’incipit di Aracoeli, il suo congegno semplice di soggetto e predicato, «Mia madre | era | andalusa»[i], in effetti esso restituirebbe immediatamente l’argomento, il tempo e lo spazio dell’intero racconto. A proposito di cosa parla? Della madre. Cosa ne dice? Che erae che era straniera. L’argomento, dunque: il materno, ovvero l’origine, l’inizio. Il tempo: il passato, nell’imperfetto dell’universo ciclico e della narrazione mitica. Lo spazio: una periferia del mondo, quindi uno spazio disponibile al favoloso ma anche al sacro. Troveremmo però anche l’informazione suppletiva, nella determinazione di appartenenza che instaura la posizione primo-personale della narrazione, di un soggetto che… Continua a leggere »

La nuova Lirica di Giancarlo Pontiggia: Il moto delle cose

Dopo aver raccolto il proprio percorso poetico nel libro summa intitolato Origini, Giancarlo Pontiggia si è assunto il rischio di un nuovo movimento, di una mossa che sa di ripartenza, di profonda novità pur nella continuità. Il suo ultimo libro – Il moto delle cose (Mondadori, Lo Specchio, 2017) – con le sue modulazioni, i suoi sussurri, la sua profonda intimità, ha certo un suono familiare per il lettore attento del poeta di Seregno, eppure ciò che nei libri precedenti era costantemente sullo sfondo qui ora fa figura, immettendo nei testi una pulsazione diversa, provocando un fine riorientamento del pensiero.… Continua a leggere »

Ricoeur. La narrazione del tempo

 

Il linguaggio è scandito nel tempo, le parole vengono pronunciate l’una dopo l’altra a formare delle frasi le quali compongono a loro volta una descrizione, un’analisi, delle narrazioni. Il carattere sequenziale del linguaggio è anche un dato tecnico, che però si fonda sulla struttura della mente umana, la quale non è nel tempo ma è essa stessa temporalità vivente, rammemorante, intenzionale.

Il tempo diviene tempo umano nella misura in cui è articolato in modo narrativo; per contro il racconto è significativo nella misura in cui disegna i tratti dell’esperienza temporale. […] Che

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Il reddito della vergogna. La narrativa triestina di Giuseppe O. Longo


Questo scritto si incentra sul romanziere triestino (romanziere e molte altre cose ancora) Giuseppe O. Longo. Nato a Forlì ma residente a Trieste fin dalla prima adolescenza (dal 1955 per la precisione), Giuseppe O. Longo rappresenta un caso forse più unico che raro di scrittore autenticamente triestino, e tuttavia non propriamente indigeno. Uno scrittore, cioè, radicato nel contesto, attento e sensibile alla realtà locale, e tuttavia spurio e ‘foresto’ di nascita. Vengono immediatamente in mente le aspre parole pronunciate da Umberto Saba nel “Discorso” pronunciato a Trieste il 19 ottobre 1953, in occasioneContinua a leggere »

Mazzini e noi

«Il corpo a Genova, il nome ai secoli, l’anima all’umanità»

Iscrizione sulla tomba di Mazzini

Nella ricorrenza del suo centocinquantenario l’Italia si presenta per molti aspetti divisa, anche all’interno degli opposti schieramenti politici, e per di più sotto l’ostinato ricatto di una minoranza ‘federalista’ il cui malcelato retropensiero rimane il sogno di una Padania libera dal peso del centro e del meridione. Se negli anni del Risorgimento l’ipotesi federalista era stata indubbiamente progressiva, oggi sembra rimanere un freno per l’unità effettiva dell’Italia e degli Italiani. Sono trascorsi 150 anni dall’ItaliaContinua a leggere »

Tra Port-Royal, Locke e Condillac: il metodo filosofico e la filosofia di Pasquale Galluppi (II parte)

 

1. La filosofia come analisi del linguaggio

La riflessione di Condillac sul linguaggio rappresenta senza dubbio uno dei momenti decisivi nel panorama degli studi sul linguaggio nella seconda metà del XVIII secolo, una riflessione considerata assai giustamente da molti in continuità con la filosofia di Locke, quasi fosse una sua ripresa1. Del resto, era inevitabile per chiunque si fosse interessato del problema del linguaggio fare riferimento all’opera dell’abate francese, vero alter ego di Locke. Nemmeno Galluppi vi poteva sfuggire; solo, però, che il senso della ricerca condillacchiana non è recepito dal filosofo calabrese nella suaContinua a leggere »

Jürgen Habermas

Jürgen Habermas è uno dei referenti più presenti e accreditati nel dibattito filosofico, politico, sociologico, culturale, dagli anni Settanta a oggi. Nato nel 1929 a Düsseldorf, figlio di un industriale, da ragazzino, come molti a quell’epoca, è costretto a far parte della “Gioventù hitleriana”. Nel 1949 inizia i suoi studi di filosofia, storia, psicologia, letteratura tedesca ed economia, prima all’Università di Gottinga e Zurigo (qui solo per un semestre), poi a Bonn. Si laurea nel 1954 a Bonn con una tesi su Schelling. Dopo aver lavorato per qualche tempo come giornalista, nel… Continua a leggere »

Tra Port-Royal, Locke e Condillac: il metodo filosofico e la filosofia di Pasquale Galluppi (I parte)

La storiografia filosofica italiana di oggi, sulla falsariga della storiografia tardo ottocentesca, ha continuato, pur con qualche lodevole eccezione, a dare della filosofia di Pasquale Galluppi un’interpretazione piuttosto riduttiva, precludendosi la possibilità di una lettura più comprensiva di essa e più aderente al senso del testo. Sulla trama di quest’opera non è difficile, infatti, riconoscere un disegno, i cui contorni rivelano altri significati e altre intenzioni, tali da richiedere, perciò, una direzione diversa nell’interpretazione.

Ma, più che delinearne  i percorsi più significativi e comprenderne le loro ragioni teoretiche, questa storiografia… Continua a leggere »

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