Scrittura creativa

Il Cigno

Ecco, è tutto come deve essere. Non farò inchini uscendo allo scoperto, ma mi mostrerò per quella che sono, fiera abbastanza da far sorridere tutti, alta abbastanza da farmi amare sotto i riflettori, come è giusto per il loro desiderio di divertirsi, di gran lunga maggiore di quello di vivere. È necessario, è opportuno che la vita sia così, come la danza è una cosa fatta così, una cosa che non deve dimostrare coscienza, che non si piega mai su se stessa, ma che agisce liberamente con un gesto mai inquinato dal pensiero. La vita e la danza… Continua a leggere »

The journey back

 

(1) Since 2005 I have travelled regularly from my home in the north of Germany to visit my daughter in Genoa, the historical port on the north west coast of Italy where she lives. These routine visits take place three or four times a year, for a period of four or five days each time.

(2) In conversation I often remark on the convenience of my German home, given its location roughly half way between my parents in the south of England and my daughter in Italy. Nevertheless, my regular to-ing and fro-ing… Continua a leggere »

Il Museo del Mare

Quando scese dal treno l’aria le parve meno cruda che in città, quasi tiepida, come se il mare vicino emanasse un tenue calore. Il paesaggio era desolato, appena fuori della stazione cominciavano quelle dune grigie, appena trattenute dall’ispida vegetazione, un’erba corta e tenace come il ferro. Era tutto come tre anni prima e come tre anni prima lei si guardò intorno a lungo prima di decidersi a cercare l’albergo.
Si mise per il viottolo che portava in paese. Lo scialbo pomeriggio invernale illanguidiva in una luce rarefatta. A sinistra, fra le… Continua a leggere »

Insonnia

Non dormiva da più di quarantotto ore. Aveva la sensazione di essere rinchiuso dentro una bara. Costretto alla vita cosciente nonostante il suo corpo non rispondesse più ad alcuno stimolo esterno. Era lucido, ma come un cervello dentro una vasca. Aveva provato di tutto, ma nulla gli aveva portato il sonno. Aveva contato numeri e cose insensate, aveva provato a non pensare, aveva seguito il battito cardiaco e il respiro, aveva costruito sogni troppo reali, aveva invocato Morfeo, l’aveva insultato, aveva pianto e si era persino picchiato. Infine aveva ceduto alla disperazione.… Continua a leggere »

All’insegna dell’Uomo Armato

Per condurre l’inchiesta ho ritenuto opportuno trasferirmi nella locanda, dove occupo una comoda stanza del secondo piano. La stanza si affaccia su un vicolo stretto, dal fondo acciottolato. Proprio di fronte, attraverso la finestra, vedo il campanile della Cattedrale, col grande orologio policromo; più a sinistra si stende l’imponente fiancata della chiesa, mossa da finestroni, statue di angeli e santi, archi dentellati e lesene di bionda arenaria. In alto si apre un breve tratto di cielo.

Qui, nella mia stanza, ricevo i testimoni: quelli che ho convocato io e altri,… Continua a leggere »

Parole al vento

Il tavolo rettangolare era al centro. C’era chi stava seduto a scribacchiare lettere che non avrebbe ricevuto nessuno o poesie privatissime senza versi. Il tipo un po’ curvo passeggiava andando da una parete all’altra. Uno parlava con un uomo che fissava i suoi abiti o il pavimento. Un gruppetto era di fronte al televisore, ma il più giovane si alzava continuamente dal divano per spegnerlo. Poi lo riaccendeva. Urlava qualche amico, il resto rideva o si assentava. Le finestre davano su un giardino sfiorito, ben delimitato da muri altissimi in cui l’edera si era appiccicata per sempre. L’infermiere… Continua a leggere »

Il tizio della panchina

Cammino, di notte, come faccio spesso ultimamente. C’è un tizio su una panchina, distinto e occhialuto, legge il giornale in posizione un po’ sgraziata, a favore di lampione.
«Scusi, posso sedermi?»
faccio già per sedermi.
«No»
Rimango appeso a gambe piegate. Il tizio neanche ha distolto lo sguardo dal giornale.
«Ma, il posto è occupato?»
Non risponde. Mi scatta spontaneo un piccolo gesto di stizza e borbotto:
«Che bella serata!»
A questo punto il tizio con tono pacato, ma quasi infastidito di dover faticare tanto da articolare le parole, si… Continua a leggere »

Il filosofo esordiente

Valerio si infagottava sempre quando usciva di casa. Maglia di lana, pullover, cappotto, sciarpa. E tirava su anche il bavero per coprirsi. Camminava sconosciuto ormai da molti mesi. Persino a se stesso. Non aveva più il cellulare. Lanciato dentro un cassonetto della spazzatura un giorno che rientrava a casa. Non aveva più neanche quella compagnia di amici che sin da adolescente frequentava. Licenziata nel silenzio a ogni richiesta di incontro. I suoi libri invadevano il piccolo spazio in cui viveva. Letti tutti ormai. Studiati sin nelle note. Il bisogno vampiresco di succhiarne altra energia muoveva la sua volontà,… Continua a leggere »

Otto poesie

Forme di vita

Forme di vita

sono i miei dubbi

come queste piantine

senza radici

che vivono d’aria e di smog.

Sono i piccoli tritoni

dei laghi alpini

accostati ai sassi

e i guizzi improvvisi

nell’austera maestà

delle montagne a corona.

Sono le scelte possibili

per dare parola

ai dubbi

come alle rinunce

sopravvenute in silenzio.

Sono gli esotici frutti,

gli strani semini e le erbe selvatiche

che… Continua a leggere »

Il reddito della vergogna

Alla signora Vuericke

Cara zia, chissà che cos’ha pensato non vedendomi arrivare il 15 gennaio, tanto più che non sono riuscito nemmeno ad avvertirLa con un biglietto. Il fatto è che le mie condizioni di salute mi hanno impedito finora perfino di scriverLe. Il direttore, dottor Kollwitz, è stato tassativo e per tre settimane mi ha proibito non solo di alzarmi dal letto, ma anche di leggere e scrivere. Ha fatto addirittura sigillare le finestre della mia stanza e togliere la corrente elettrica. Le infermiere entravano armate di lampadina tascabile. Non Le dico altro. Siccome… Continua a leggere »

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