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Scienze dell’interpretazione: un’introduzione

«Scienze dell’interpretazione», titolo del Dottorato, sollecita qualche chiarimento – almeno per la specificazione, che dovrebbe seguire pacificamente il sostantivo, definendone l’ambito, e che invece pare insidiarne il senso, spingendolo verso l’ossimoro, il bon mot: quanto di più solido, verificabile e quantitativo, il paradigma stesso dell’oggettività viene esposto al sole infero del soggetto, per sciogliersi come gli orologi di Dalí.
La cultura moderna e il vigoroso albero della tecnica sembrano, infatti, voler negare le loro radici umanistiche, rimuoverle anche – come un ingombrante residuo – dall’apprendistato di chi deve governare la cosa pubblica. Il sedicente specialista – ingegnere del… Continua a leggere »

Il gioco della narrazione

La letteratura ha affrontato dalla sua prospettiva molte delle questioni oggi più discusse, anche se purtroppo questa consapevolezza non è diffusa poiché raramente il critico letterario viene ritenuto un interlocutore valido. Il saggio che segue mostra la persistenza della grande letteratura nelle più diverse forme di narrazione del nostro tempo, anche tra le più insospettabili.

La narrazione in generale e la narrativa letteraria in particolare si sono da sempre molto intrecciate con le città e da questo dato occorre partire. La polis è infatti la dimensione dell’urbanitas, della città, nella quale bisogna confrontarsi e nella quale si accampano… Continua a leggere »

Le Origini e il Duecento: filologia d’autore e filologia del lettore

Le luci glam dell’imperante ‘narrazione’ – il cui statuto si vorrebbe definitivamente sottratto al contesto artistico-letterario che l’ha originata – rischiano di marginalizzare a rumore di fondo la riflessione, invece centrale, sulle ambiguità che cela una tale prospettiva.
Antonelli ricorda come non si possa «dare forma a un testo senza che ciò comporti, consciamente o meno, un’interpretazione del testo stesso». La questione etica, il triangolo Autore-Interprete-Lettore (non preordinato in tal senso), la filologia come scienza del dubbio, sono al centro di questa riflessione, che traccia – per i contemporanei e per i posteri – la figura diContinua a leggere »

Il dialogo tra autori e traduttori

L’interpretazione di un testo è anche obbligata anticamera di una sua traduzione, disciplina costretta nella risicata ellisse tra il fuoco della fedeltà di copia e la forzata autonomia di un differente codice linguistico. Lo studio di Ivančić, che prende le mosse dalla sua personale esperienza di traduttrice di Magris, illumina i punti cruciali di questa traiettoria, e le importanti testimonianze di alcune storiche collaborazioni.

1. Introduzione

Er oder ich?

War das die Frage? Nein. Die Vernunft mochte solche groben Überspitzungen nicht. Wobei

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Lirica e poesia

Dopo aver sperimentato le potenzialità di un’osservazione ravvicinata delle scelte di traduzione, assieme a delizie e tormenti di un servizio tanto fondamentale quanto – spesso artatamente – occultato, il filosofo e poeta Mazzarella ci riporta, attraverso Leopardi, all’origine e al punto apicale del dire, alla meraviglia «che la filosofia custodisce come “pensiero”» e la poesia come esperienza, a quella parola (che è lirica) da cui tutto è iniziato.

 

1. La verità dell’essere come verità di parola. La poesia come istituzione linguistica del mondo.

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Estetica da camera. Note sulla decorazione d’interni

 

In un articolo in cui descriveva la maniera in cui aveva reinventato gli interni di un banale appartamento milanese a partire dal 1958, l’architetto, scenografo e interior decorator Renzo Mongiardino scriveva alcune parole illuminanti sul suo processo progettuale:i

 

La forma di una stanza fa talvolta pensare ad una scultura, rovesciata come un guanto. È una scultura che si guarda dall’interno ed è determinata dalle quattro pareti, pavimento e soffitto. Per questa ragione la fotografia rende sempre parzialmente l’effetto di una stanza non potendo rappresentare assieme le quattro pareti […]. La

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Social-Mente

Nulla sembra esserci di più antinomico del termine mente, non tanto assumendolo nel linguaggio come suffisso avverbiale – nel senso aggiunto di “modo d’essere”-, ma quando si riflette sull’apparente contraddittorietà del suo essere etimo di mentire, a tal punto da generare un verbo identico al sostantivo: mente. Ma sarà vero? È sul serio questo termine, pur latino, in grado di contenere una doppiezza greca sempre apparentemente vera che per di più non ci si aspetta? La mente, infatti, sembra comprendere in sé la verità: da qui l’apparente contraddittorietà. Chiarisco. Non si tratta di una verità valida per il soggetto universale, ma per quelContinua a leggere »

Fisica eleatica e metafisica del tempo

La teoresi filosofica non è ricostruzione storico/storiografica del pensato; non è espressione di visioni del mondo, strutture sociologiche, mentalità diffuse; non è neppure una sintesi unificatrice delle scienze della natura e dell’uomo, né allo scopo porsi al di sopra di esse né per tentare maldestramente e vanamente di imitarle. La filosofia è qualcosa di primo e di ultimo. Primo perché fondata sulla finitudine costitutiva dell’ente che pensa. Ultimo perché è il luogo delle risposte più radicali ed estreme, le ultime appunto che sia possibile tentare.

Diversamente da altri saperi e atteggiamenti, si filosofa sempre a partire… Continua a leggere »

Platone, la filosofia

Platone è la tenacia della mente che mai si ferma nel domandare fino a che non pervenga alla chiarezza del concetto, all’apprensione più completa possibile degli enti, degli eventi e dei processi. Anche per questo Emerson riteneva che Platone fosse la filosofia e Whitehead aggiungeva che la storia del pensiero può essere considerata un lungo commento al filosofo greco. Qual è il senso di queste iperboli? Platone è un dispositivo di conoscenza, un’autentica macchina concettuale che a ogni parola genera visioni, domande, prospettive. Platone è l’indagine che racchiude il gaudio e l’inquietudine, la vita stessa nelle sue potenzialità… Continua a leggere »

Furio Jesi a Catania

Qualche settimana fa il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania ha ospitato un incontro dedicato a Mito, violenza, memoria nell’opera di Furio Jesi.
Tra i testi proposti nei corsi che frequentai come studente dell’Ateneo catanese ve ne fu uno dal titolo intrigante Materiali mitologici. Mito e antropologia nella cultura metteleuropea di Furio Jesi (1979). In questa raccolta di saggi, e nel volume della Enciclopedia filosofica ISEDI dedicato al Mito (1973), Jesi ripete spesso che la scienza del mito si è potuta affermare solo quando il mito stesso ha cessato di esistere, che dunque di «materiali mitologici»… Continua a leggere »

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