Temi

Fisica eleatica e metafisica del tempo

La teoresi filosofica non è ricostruzione storico/storiografica del pensato; non è espressione di visioni del mondo, strutture sociologiche, mentalità diffuse; non è neppure una sintesi unificatrice delle scienze della natura e dell’uomo, né allo scopo porsi al di sopra di esse né per tentare maldestramente e vanamente di imitarle. La filosofia è qualcosa di primo e di ultimo. Primo perché fondata sulla finitudine costitutiva dell’ente che pensa. Ultimo perché è il luogo delle risposte più radicali ed estreme, le ultime appunto che sia possibile tentare.

Diversamente da altri saperi e atteggiamenti, si filosofa sempre a partire… Continua a leggere »

Platone, la filosofia

Platone è la tenacia della mente che mai si ferma nel domandare fino a che non pervenga alla chiarezza del concetto, all’apprensione più completa possibile degli enti, degli eventi e dei processi. Anche per questo Emerson riteneva che Platone fosse la filosofia e Whitehead aggiungeva che la storia del pensiero può essere considerata un lungo commento al filosofo greco. Qual è il senso di queste iperboli? Platone è un dispositivo di conoscenza, un’autentica macchina concettuale che a ogni parola genera visioni, domande, prospettive. Platone è l’indagine che racchiude il gaudio e l’inquietudine, la vita stessa nelle sue potenzialità… Continua a leggere »

Furio Jesi a Catania

Qualche settimana fa il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania ha ospitato un incontro dedicato a Mito, violenza, memoria nell’opera di Furio Jesi.
Tra i testi proposti nei corsi che frequentai come studente dell’Ateneo catanese ve ne fu uno dal titolo intrigante Materiali mitologici. Mito e antropologia nella cultura metteleuropea di Furio Jesi (1979). In questa raccolta di saggi, e nel volume della Enciclopedia filosofica ISEDI dedicato al Mito (1973), Jesi ripete spesso che la scienza del mito si è potuta affermare solo quando il mito stesso ha cessato di esistere, che dunque di «materiali mitologici»… Continua a leggere »

Per una filosofia dell’interno architettonico

Cos’è un interno architettonico? E quali sono le ricadute teoretiche che hanno generato tanta attenzione da parte della filosofia?

Domande legittime –queste- e non perché sia un campo di ricerca nuovo quanto piuttosto perché è poco conosciuto essendo demandato, nell’opinione comune, a un sapere tecnico e non filosofico. Necessariamente bisogna innanzitutto operare una chiarificazione dei termini per uscir fuori da un’iniziale impasse. Nel linguaggio ordinario la definizione interno architettonico richiama immediatamente l’ambito domestico. Una prima riflessione, però, più accurata sui singoli termini sprona a soffermarsi sul concetto di interno che rimanda immediatamente al suo opposto: esterno.… Continua a leggere »

Statuto epistemologico e didattica della filosofia

 

 

1. La radicale prospetticità dei saperi umani

Sia sulla base di esigenze didattiche (la necessità di insegnare discipline e non caricature di discipline), sia sulla base di esigenze epistemiche (la necessità di definire la struttura, gli alfabeti, i fondamenti essenziali, il metodo delle diverse discipline) si fa oggi sentire il bisogno di andare a definire in maniera condivisa il “che cos’è” delle varie discipline scolastiche.

In realtà una lettura dinamica della riflessione epistemologica del Novecento (di filosofia come di storia della scienza, dal Neopositivismo a Popper a KuhnContinua a leggere »

El recinto de la muerte

 

Il mio ideale è quello di un museo che serva a capire e godere un solo quadro (o una sola statua, o anche una sola saliera del Cellini). […] Ma un tragitto che mi conduca (come accade a me quando ad Amsterdam vado a vedere un solo quadro di Saenredam, conoscendone già la storia e l’ambiente in cui è nato) a entrare veramente “dentro” a una sola opera, farebbe di quella visita al museo un’esperienza memorabile.

U. Eco, Il museo nel terzo millennio

 

 

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Fotografare il volo

 

 

Nel porto di Valparaiso, in Cile, un uomo immobile guarda verso il mare. Indossa un impermeabile, stringe in mano una borsa o forse una cartella, porta gli occhiali e sembra pendere leggermente in avanti. Nel controluce sembra il profilo di una statua. Magari dedicata al viaggiatore incongruo, quello che nel viaggio, nel suo sbaraglio, non smette né la pazienza né i vestiti della sua vita prudente e assennata. Che di notte nella cabina indossa il pigiama. Guarda verso il mare, dove è ormeggiata la nave, il destino che lo attende. Il soleContinua a leggere »

La nascita dell’epistemologia evoluzionistica e la morte della filosofia

 

1 – Tra i modi molteplici in cui la filosofia è stata messa a morte o se n’è dichiarata l’inutilità cognitiva –non certo retorica o sentimentale– il più sottile e insidioso (ma anche per molti versi plausibile) è venuto negli ultimi decenni a seguito della crisi del progetto della “filosofia scientifica”1 e di una delle sue più significative trasfigurazioni, la filosofia della scienza o anche –come talvolta si suole dire in Italia e nei paesi latini– la “epistemologia”2 .

È una crisi che viene da lontano e che, almeno nell’ambito dellaContinua a leggere »

Per un’ontologia del (post)umano

 

Nelle pagine che seguono cercherò di dipingere una sorta di «Grundrisse der Verwindung der Metaphysik», quasi dei contributi per una «meta-metafisica» (tenendo presente soprattutto alcune opere illuminanti di Gaetano Chiurazzi)1, per vedere in seguito come l’ontologia brevemente delineata possa fornire un fecondo punto di appoggio per pensare l’uomo nella sua tensione post-umana2. Allo stesso tempo emergerà come l’ontologia delineata sia essa stessa fondata sulla dimensione antropologica, in quanto ontologia esistenziale, secondo una caratterizzazione dell’ontologia «del» post-umano nei due sensi del genitivo, di un post-umano inteso come intensificazione dei tratti che più profondamente connotano l’umano, intesoContinua a leggere »

Didascalia e orrore. Sulla fotografia storica

 

Premessa

Si è tutti d’accordo che la fotografia non è da leggere come semplice mimesi del reale. Non soltanto perché –come nel caso delle foto surrealistiche- sovverte il modo proprio di “vedere” il mondo concedendo allo sguardo l’occasione di guardare libero dalla tirannia dell’abitudine per cogliere al di là della semplice presenza, ma anche perché il kairós che la fotografia cattura è talmente pregno di vissuto che rappresenta, più che un cronone, una durata. La fotografia storica è la più alta testimonianza tra i generi fotografici di come questo tempo «avvenire essente-stato presentante»Continua a leggere »

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