Teatro

Don Giovanni

Non esiste una cultura, una civiltà, una comunità di umani che non generi dal proprio nucleo di vita dei miti. Il mito è -secondo l’etimologia- un racconto. E non esistono gruppi umani che non amino narrare di sé. Il mito è una figura universale. E il dio è questo. Il mito è un emblema, un progetto, ciò che si vorrebbe essere e diventare. Don Giovanni è anche tale mito. Perché Don Giovanni è tante verità. Verità palesi e nascoste, ironiche e tragiche, infantili e vecchissime.

Don Giovanni è il bambino coccolato dalla madre, è l’adolescente cheContinua a leggere »

Filottete

 

Attraversando il mare che separa la piana di Troia dall’isola di Lemno, una nave approda in questo luogo solitario, abitato da uccelli e da fiere. Un solo umano ne percorre gli spazi. Un umano solitario che è Filottete, l’eroe acheo al quale il morso di un serpente ha ridotto il piede a fetida cancrena e la voce a un urlo disperato di dolore. Per questo i suoi compagni lo lasciarono dieci anni prima nell’isola, non sopportando il fetore della piaga e lo strazio della gola. Ora però gli achei sono costretti a tornare. Un oracoloContinua a leggere »

Finale di partita

Ci è pur sempre concesso di dare un significato alla nostra vita. Almeno in teoria. Il nostro ridere e piangere, che non ha più nulla né di eroico né di sublime, si è stancato di combattere con i possibili nomi da dare alle cose. Così, finiamo per sovraccaricare di significato le cose stesse o, occasionalmente, ricordare quelle passate e sperare in quelle future. Samuel Beckett ci parla della verità senza schermi né dolcificanti, attribuendo ai suoi personaggi disillusi e a tratti monotoni i colori spenti della quotidianità. Che si tratti dell’estenuante attesa… Continua a leggere »

L’amore, la guerra

La più grande tra le passioni -l’amore- è una forma di guerra mortale fra i sessi, più simile all’odio che all’amicizia. Questa la tesi di La Rochefoucauld, che Nietzsche e Strindberg faranno propria: «non c’è passione dove l’amore di sé domina così potentemente come nell’amore; e si è sempre più disposti a sacrificare la tranquillità di chi si ama che a perdere la propria»1. Due testi messi di recente in scena al Piccolo Teatro di Milano sembrano confermare questa intuizione.

Nel silenzio delle sale si aggirano leggendo i nomi sulle… Continua a leggere »

Operetta in nero

Siamo all’indomani dell’umanità. L’abisso che meticolosamente l’occidentale ha costruito nella totale inconsapevolezza ha inghiottito inevitabilmente il Mondo. Resta la Terra, due uomini –il generale e Bolla- e la loro ombra –Mephisto- che dice di loro quello che loro non sanno di sé. Lo fa cantando musica pop «colonna sonora della nostra vita attuale», parlando inglese, «la lingua dell’impero», e «indossando l’abito talare, perché rappresenta la religione del nostro tempo ovvero l’Ego come sistema di sopruso per gli altri»1. Nanni Balestrini nel libretto di scena avvertiva lo spettatore: «quando entrerete nel teatro, superata… Continua a leggere »

Prospettive sulla guerra civile

Tutto va compreso. Almeno dobbiamo fare questo tentativo, andando al di là della morale, perché -recita una poesia di Enzensberger- «Deve mangiar viole del pensiero, l’avvoltoio? / Dallo sciacallo, che cosa pretendete?/ Che muti pelo? e dal lupo? Deve / da sé cavarsi i denti?» (Difesa dei lupi contro le pecore); andando al di là della consolazione religiosa, al di là della menzogna politica, al di là della rappresentazione televisiva, la più falsa in assoluto delle ingannevoli forme.

Dalla fine del mondo bipolare, negli ultimi venti anni, le guerre civili… Continua a leggere »

Le armi, la morte

Nel 2010 il Piccolo Teatro di Milano ha rappresentato due testi del drammaturgo svedese Lars Norén (1944). Il primo è Dettagli, spettacolo non del tutto riuscito. Molto diverso è 20 novembre, interpretato e messo in scena da Fausto Russo Alesi che si muove da solo nello spazio aperto e insieme claustrofobico dentro il quale un timer segna l’avvicinarsi della morte e dieci manichini simbolizzano la non-parola che ha contribuito all’esito tragico della vita di Sebastian Bosse.
È infatti di questo diciottenne che il testo di Norén parla. Il 20 novembre del 2006 Bosse entra nella sua… Continua a leggere »

Edipo Re

Finalmente ritorna la tragedia; e non è un paradosso.
Lo Stabile di Genova ha messo in scena, dal 23 al 28 di novembre, un Edipo Re come sempre profondo e inquietante, ma soprattutto dalle grottesche atmosfere di delirio, che spogliando l’eroe allucinato (e allucinante) della sua secolare veste sublime, lo colloca in un ruolo ironico, logorroico, a tratti psicotico. Il risultato dell’impegno registico di Antonio Calenda si è rivelato un’opera incentrata sull’introspezione, sull’io diviso, sulla patologia (naturalmente la via interpretativa tracciata da Freud), che lo spettatore avrà potuto assimilare abbastanza facilmente dato il contesto “clinico” del travaglio… Continua a leggere »

Della dissimulazione necessaria

«Interesse, clientela, opportunismo». Anche di questo sono fatte le relazioni sociali. Alceste pensa però che esse siano costituite soltanto da questo. E, peggio, siano intessute di fatuità, ipocrisia, menzogna, vuoto, nulla. Una perfetta vocazione alla solitudine, quindi. No, invece. Perché ad Alceste capita ciò che agli umani è facile che accada: si innamora. E non di Eliante, discreta e a sua volta innamorata di lui, ma di Célimène, che è un poco civetta e soprattutto gode moltissimo nello stare con gli altri, nel farsi corteggiare, nel tenere salotto parlando male degli assenti e bene dei presenti. Questa donna… Continua a leggere »

Il banchiere anarchico

Al giornalista stupefatto il banchiere spiega che non soltanto “è stato” anarchico in gioventù ma che lo “è” ancora, nonostante la ricchezza accumulata, il potere, il monopolio sulla finanza. E lo è assai più dei suoi vecchi compagni di militanza, i quali sperano di distruggere il Capitale eliminando uno, due, tre, decine di capitalisti. Invece è il Capitale che va direttamente attaccato. La sua scomparsa farà svanire i capitalisti, per quanto numerosi essi siano. E qual è il modo più efficace per sottomettere e annullare il potere del danaro? Averne quanto più possibile, non dipendere più da… Continua a leggere »

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