Articoli taggati Sicilia

Io ricordo

Io ricordo è un film documentario del 2008 del regista Ruggero Gabbai. Il trait d’union dei delitti di mafia, presentati sotto forma di intervista ai familiari delle vittime, è la storia di un padre che decide di parlare al figlio Giovanni della mafia anche per spronarlo a non subire passivamente gli atteggiamenti antisociali di un compagno di scuola.

Heidegger, in Essere e tempo, ha spiegato come l’uomo tenga presente la morte in modo inadeguato. Appartiene a un “si” anonimo, che sembra non aver nulla a che fare con noi. La… Continua a leggere »

10 (+ 1) motivi per leggere 101 Storie di mafia

Si possono elencare svariate ragioni che rendono utile, anzi necessaria, nonché gradevolissima, la lettura dell’ultimo libro di Augusto Cavadi. Potrei persino trovarne 101, di queste ragioni. Ma tenterò di essere convincente con un semplice decalogo.

1. Questo libro va letto perché ci ricorda che il problema più grosso della Sicilia è la mafia. Ce lo ricorda in un momento storico in cui è forte, di nuovo, il rischio di credere invece che la vera piaga della nostra isola sia il traffico, come proclamato dallo zio di Johnny Stecchino. Il testo,… Continua a leggere »

La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza

 

 

Molti di coloro che leggono la biografia di un romanziere hanno l’obiettivo, spesso neanche consapevole, non soltanto di ritrovare il narratore che amano, ma anche di poterlo “avvicinare” -più che conoscere- nonostante la barriera del tempo. Potrebbe essere deludente –e spesso lo è- se il biografo dimentica questo aspetto importante e scrive soltanto con sentimento scientifico. Insomma, è essenziale che l’interesse “umano” sia primariamente dell’autore del testo. Questa breve premessa è necessaria per introdurre la biografia di Goliarda Sapienza di Giovanna Providente che, mi si permetta l’entusiasmo, è davvero un capolavoro del… Continua a leggere »

Il Dio dei mafiosi

Giulio Piazza: Il tuo Il Dio dei mafiosi, edito dalla San Paolo, ha suscitato in me degli interrogativi. Ovviamente dall’angolazione -in cui tu l’hai scritto ed io l’ho letto- di filosofi attenti a ciò che accade nel nostro tempo. La prima osservazione è relativa alle prospettive culturali siciliane. Ne hai individuato tre più rilevanti (cattolica, borghese- capitalistica, mafiosa) per vederne le reciproche relazioni: non è chiaro però se la lettura che dai della transcultura borghese–capitalistica sia di tipo consumistico o se non consideri anche il suo senso del valore del lavoro, della libertà, del rispetto degli individui, che… Continua a leggere »

Oltre i confini dell’Isola

Quando un uomo, da solo sul palcoscenico, riesce a gestire più di due ore di spettacolo, facendo ridere, riflettere, sognare e a volte anche commuovere, è chiaro che si ha davanti quello che Albert Camus definiva l’eroe dell’assurdo: colui che è in grado di vivere più vite possibili senza escatologiche illusioni. Il che non è una rinuncia o una mancanza, piuttosto una ricchezza, consistente nel voler vivere questo tempo “disteso”, che è proprio dell’essere umano, in tutta la sua profondità, senza nulla concedere al caduco. Così ogni istante diventa kairós, pregno del tempo che siamo. Gianfranco Jannuzzo, in… Continua a leggere »

Baaria, frammenti di Sicilia

Essere siciliani non è soltanto un’identità territoriale ma anche e soprattutto una realtà che scava nell’intimo e crea la forma dell’esser-se-stessi. Tornatore è siciliano, un siciliano che incarna il detto “cu nesci arrinisci” -chi esce dalla Sicilia riesce a divenire qualcuno-. Epperò la Sicilia la si porta nell’anima ovunque si vada, pulsa viva anche più di quando si calpesta la sua terra, anche più di quando si respira la sua aria, anche più di quando si annega nei suoi paesaggi, perché il ricordo è catartico, la rende pura, non contaminata dalla rabbia di chi sa leggere, oltre quel… Continua a leggere »

Filosofare in terra di mafia

Molti professionisti della filosofia sembrano confermare, con la propria vita, ciò che l’immaginario collettivo suppone: che si possa filosofare in Afghanistan come in Danimarca, nel V secolo a. C. come nel X secolo d. C., protetti in una campana di vetro dai fastidi della cronaca. Una simile filosofia è senz’altro possibile: nulla di stupefacente, però, se essa -dimentica del contesto sociale- venga altrettanto solennemente ignorata dalle donne e dagli uomini immersi nella quotidianità della storia.

Cosa significa, in concreto, filosofare nel Meridione italiano a cavallo fra il XX e il XXI secolo? Per comodità di sintesi, risponderei… Continua a leggere »

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