Archivio del mese

N. 2, agosto 2010 – Pensare, uno stile di vita

Guardare filosoficamente alle cose stesse è proprio di chi, ben lungi dal voler rimanere arenato nelle sabbie mobili fameliche dell’ovvio, vuole osservare onestamente e riflettere criticamente, mettendo in discussione saperi appresi e conoscenza acquisita. Al di là di titoli e ruoli, il filosofare è uno stile di pensiero che va sempre salvaguardato e costruito in questo tempo omologante, anche come difesa dell’irriducibilità del singolo al conformismo delle masse, da cui emerge come forma libera col suo stile di vita. È questo che filosofi e non, nel numero agostano di Vita pensata, hanno voluto mostrare ai lettori. Augusto Cavadi, nostro … Continua a leggere »

Insegnare le filosofie e a filosofare

L’eredità hegeliana nel sistema italiano

In Italia torna, puntuale come la primavera, il dilemma suggerito da una celebre frase di Kant: bisogna insegnare le filosofie oppure a filosofare?

Nelle scuole medie superiori dove esiste, anzi resiste (non per molto, temo, data l’egemonia del modello didattico anglosassone che ama privilegiare le discipline utili: l’attuale capo del governo, Silvio Berlusconi, ha spiegato una volta che la sua scuola ideale è imperniata sulle tre “i” di “inglese, internet, impresa”) questa materia viene insegnata, sostanzialmente, secondo il taglio della riforma Gentile: i programmi e i manuali scolastici la presentano come storia della Continua a leggere »

La gioventù della vecchiaia

La nostra epoca è implacabile con gli anziani. L’aggettivo “vecchio”, in tutte le sue accezioni, aggiunge una connotazione negativa al sostantivo cui si accompagna. Potremmo provare a riflettere su questa nostra distorsione cognitiva e a ribaltare valori e significati.
Pensiamo al tema dell’identità: io cambio continuamente, le vicende della mia vita, le ferite, le gioie, i traumi fisici ed emotivi mi cambiano, ma io rimango sempre io, sono diversa e identica. Le nostre cellule subiscono cambiamenti, ricambi, tuttavia anche se la materia del nostro corpo cambia, il nostro carattere, ciò che ci contraddistingue, che si avvicina all’idea di forma immutabile, … Continua a leggere »

La nuova scienza in Italia nel primo Settecento

Nell’Italia di inizio Settecento la nuova scienza non si impose in modo uniforme in tutta la penisola ed ebbe i suoi maggiori centri di diffusione, limitandosi ai più noti, nelle città di Bologna, Padova, Firenze, Pisa, Roma e Napoli, alle quali se ne potevano aggiungere altre minori ma culturalmente vivaci, come, per esempio, Modena e Livorno.

L’ambiente bolognese aveva annoverato, nella seconda metà del Seicento, personaggi come Anton Felice Marsili, Geminiano Montanari, Domenico Guglielmini e Marcello Malpighi e poteva contare, a inizio Settecento, sull’opera di Luigi Ferdinando Marsili, Anton Maria Valsalva, Giovanni Battista Morgagni, Eustachio e Gabriele Manfredi, Vittorio Francesco … Continua a leggere »

Wende mich nicht um
A proposito di un detto della Fenomenologia dello Spirito di Hegel

1. Nel primo capitolo della Fenomenologia dello spirito Hegel esclude la sensibilità dal commercio con la verità: la sensibilità ha rapporti con la certezza, non con la verità; a rigore, non esiste una verità della sensibilità, come non esiste certezza del vero. Si tratta, con le parole di Georg Andreas Gabler, del «modo primitivo di sapere qualcosa»1, o anche, lo si è ribadito di recente, del «modo primario e primitivo» in cui il soggetto sperimenta se stesso2. Questa sfera ‘primaria’ o ‘primitiva’ non ha tuttavia niente a che fare con una ipotesi di filosofia della … Continua a leggere »

Elias Canetti, il nemico della morte

Una mostra allestita nel 1995-1996 al Beaubourg aveva come titolo Elias Canetti,  l’ennemi de la mort. Una inimicizia che parte tuttavia dalla constatazione, fredda e insieme partecipe, che la volontà di morte «si trova davvero ovunque, e non è necessario scavare molto nell’uomo per trarla alla luce»1. L’indagine condotta da questo scrittore indefinibile -narratore, filosofo, sociologo, antropologo?- sulla potenza delle forze che guidano gli esseri umani è un tentativo di spiegare la vita che è destinata a finire e la morte che ci deve trovare vivi. Una lucidità assoluta guida Canetti in quel «mondo senza testa» nel … Continua a leggere »

Lo storicismo di Wilhelm Dilthey

Wilhelm Dilthey (1833-1911) fu tra i maggiori esponenti dello ‘storicismo tedesco’, movimento che in Germania, più o meno a partire dalla metà dell’Ottocento, aveva inteso riflettere sulla storia e sulle scienze umane ( o dello spirito). Il problema centrale era riconoscere la possibilità di una fondazione autonoma delle Geisteswissenschaften che, senza essere meno rigorosa rispetto a quella delle Naturwissenschaften (allora dominante, specie in ambito positivistico), ne salvaguardasse l’ineludibile specificità1.

Al presupposto relazionale costituito dall’interazione soggetto-oggetto, cifra di una determinata e ben radicata impostazione gnoseologica, si doveva sostituire quello, assai più dinamico, rappresentato dal rapporto io-mondo. Senza rinunciare alla … Continua a leggere »

Gilbert Ryle, un comportamentista?

Nel secondo dopoguerra la filosofia della mente uscì dal suo periodo d’ombra con la Scuola di Oxford, dove già dagli anni Trenta si avvertiva forte l’influenza del secondo Wittgenstein. Il tentativo di superare il dualismo cartesiano aveva infatti fatto arenare gli studi filosofici in argomentazioni spesso sterili che avevano portato persino Russell a ironizzare sulla staticità involvente degli indirizzi.

Nel 1949, Gilbert Ryle (1900-1976), tra i maggiori esponenti della Scuola di Oxford, pubblicò The concept of mind. Con Ryle la riflessione analitica incentrata sullo studio del linguaggio ordinario si ampliò, partendo da esso, verso un’analisi più articolata della filosofia della … Continua a leggere »

Baaria, frammenti di Sicilia

Essere siciliani non è soltanto un’identità territoriale ma anche e soprattutto una realtà che scava nell’intimo e crea la forma dell’esser-se-stessi. Tornatore è siciliano, un siciliano che incarna il detto “cu nesci arrinisci” -chi esce dalla Sicilia riesce a divenire qualcuno-. Epperò la Sicilia la si porta nell’anima ovunque si vada, pulsa viva anche più di quando si calpesta la sua terra, anche più di quando si respira la sua aria, anche più di quando si annega nei suoi paesaggi, perché il ricordo è catartico, la rende pura, non contaminata dalla rabbia di chi sa leggere, oltre quel cambiamento soltanto … Continua a leggere »

Tosca, ieri e oggi

All’interno della Tosca di Puccini, recentemente rappresentata al Teatro Carlo Felice di Genova, soprattutto risalta, credo, la straordinaria forza che la protagonista mostra di possedere, commista alla dolce fragilità tipica di una donna dal grande cuore; è possibile udire nella storia della cantante di Roma, comunque non scevra da alcune sentimentali retoriche che sono invece assenti, ad esempio, nella più tarda Madama Butterfly, un deciso ritratto psicologico dei protagonisti e al contempo uno sguardo da lontano sulla ineluttabile distruzione cui va incontro la passione soverchiante, tema sempre caro, questo, all’inquietudine romantica.

Ma parliamo anzitutto della versione genovese.

Lo spettacolo … Continua a leggere »

Accedi | Gestione | Alberto G. Biuso e Giusy Randazzo © 2010-2020 - Periodico - Reg. Trib. Milano n. 378 del 23/06/2010 - ISSN 2038-4386 -

Free hit counters