Archivio del mese

Interpretazioni

Da questo numero Vita pensata inizia una collaborazione più costante con l’Università di Catania e in particolare con il suo Dipartimento di Scienze Umanistiche. Presentiamo infatti le quattro relazioni svolte in quell’Ateneo nello scorso febbraio nell’ambito del Dottorato di ricerca in Scienze dell’interpretazione. Di interpretazione è fatto il mondo e non soltanto la poesia, il narrare, il pensare. Siamo dispositivi semantici per i quali ogni parola apre un mondo, chiude angosce e sicurezze, consola dal dolore, afferra di inquietudine. «La vraie vie, la vie enfin découverte et éclaircie, la seule vie par conséquent pleinement vécue, c’est la littérature»1Continua a leggere »

Scienze dell’interpretazione: un’introduzione

«Scienze dell’interpretazione», titolo del Dottorato, sollecita qualche chiarimento – almeno per la specificazione, che dovrebbe seguire pacificamente il sostantivo, definendone l’ambito, e che invece pare insidiarne il senso, spingendolo verso l’ossimoro, il bon mot: quanto di più solido, verificabile e quantitativo, il paradigma stesso dell’oggettività viene esposto al sole infero del soggetto, per sciogliersi come gli orologi di Dalí.
La cultura moderna e il vigoroso albero della tecnica sembrano, infatti, voler negare le loro radici umanistiche, rimuoverle anche – come un ingombrante residuo – dall’apprendistato di chi deve governare la cosa pubblica. Il sedicente specialista – ingegnere del dato … Continua a leggere »

Il gioco della narrazione

La letteratura ha affrontato dalla sua prospettiva molte delle questioni oggi più discusse, anche se purtroppo questa consapevolezza non è diffusa poiché raramente il critico letterario viene ritenuto un interlocutore valido. Il saggio che segue mostra la persistenza della grande letteratura nelle più diverse forme di narrazione del nostro tempo, anche tra le più insospettabili.

La narrazione in generale e la narrativa letteraria in particolare si sono da sempre molto intrecciate con le città e da questo dato occorre partire. La polis è infatti la dimensione dell’urbanitas, della città, nella quale bisogna confrontarsi e nella quale si … Continua a leggere »

Le Origini e il Duecento: filologia d’autore e filologia del lettore

Le luci glam dell’imperante ‘narrazione’ – il cui statuto si vorrebbe definitivamente sottratto al contesto artistico-letterario che l’ha originata – rischiano di marginalizzare a rumore di fondo la riflessione, invece centrale, sulle ambiguità che cela una tale prospettiva.
Antonelli ricorda come non si possa «dare forma a un testo senza che ciò comporti, consciamente o meno, un’interpretazione del testo stesso». La questione etica, il triangolo Autore-Interprete-Lettore (non preordinato in tal senso), la filologia come scienza del dubbio, sono al centro di questa riflessione, che traccia – per i contemporanei e per i posteri – la figura di un cacciatore di Continua a leggere »

Il dialogo tra autori e traduttori

L’interpretazione di un testo è anche obbligata anticamera di una sua traduzione, disciplina costretta nella risicata ellisse tra il fuoco della fedeltà di copia e la forzata autonomia di un differente codice linguistico. Lo studio di Ivančić, che prende le mosse dalla sua personale esperienza di traduttrice di Magris, illumina i punti cruciali di questa traiettoria, e le importanti testimonianze di alcune storiche collaborazioni.

1. Introduzione

Er oder ich?

War das die Frage? Nein. Die Vernunft mochte solche groben Überspitzungen nicht. Wobei die Empfindlichkeit, gewiß, menschlich verständlich war. Denn geht es nicht vielleicht jedem Autor so, wenn er

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Lirica e poesia

Dopo aver sperimentato le potenzialità di un’osservazione ravvicinata delle scelte di traduzione, assieme a delizie e tormenti di un servizio tanto fondamentale quanto – spesso artatamente – occultato, il filosofo e poeta Mazzarella ci riporta, attraverso Leopardi, all’origine e al punto apicale del dire, alla meraviglia «che la filosofia custodisce come “pensiero”» e la poesia come esperienza, a quella parola (che è lirica) da cui tutto è iniziato.

 

1. La verità dell’essere come verità di parola. La poesia come istituzione linguistica del mondo.

Il farsi mondo del mondo– la “verità dell’essere” nel lessico heideggeriano – è … Continua a leggere »

Estetica da camera. Note sulla decorazione d’interni

 

In un articolo in cui descriveva la maniera in cui aveva reinventato gli interni di un banale appartamento milanese a partire dal 1958, l’architetto, scenografo e interior decorator Renzo Mongiardino scriveva alcune parole illuminanti sul suo processo progettuale:i

 

La forma di una stanza fa talvolta pensare ad una scultura, rovesciata come un guanto. È una scultura che si guarda dall’interno ed è determinata dalle quattro pareti, pavimento e soffitto. Per questa ragione la fotografia rende sempre parzialmente l’effetto di una stanza non potendo rappresentare assieme le quattro pareti […]. La fisionomia di una stanza, lo stretto legame, nella

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Social-Mente

Nulla sembra esserci di più antinomico del termine mente, non tanto assumendolo nel linguaggio come suffisso avverbiale – nel senso aggiunto di “modo d’essere”-, ma quando si riflette sull’apparente contraddittorietà del suo essere etimo di mentire, a tal punto da generare un verbo identico al sostantivo: mente. Ma sarà vero? È sul serio questo termine, pur latino, in grado di contenere una doppiezza greca sempre apparentemente vera che per di più non ci si aspetta? La mente, infatti, sembra comprendere in sé la verità: da qui l’apparente contraddittorietà. Chiarisco. Non si tratta di una verità valida … Continua a leggere »

Introduzione alla filosofia di Eugenio Mazzarella

Il cammino teoretico intrapreso da Eugenio Mazzarella con Tecnica e metafisica1 e proseguito con le analisi critiche dedicate alla storicità, all’abitare, alla vita, alla fede cristiana, mostra evidente tutta la sua coerenza avendo giocato e consumato sino in fondo il confronto con la tradizione storicistica, e pervenendo alla chiara consapevolezza che si può salvaguardare la storia soltanto se ci si apre «alle radici non storiche della storia» (VU, 181), a saperi quali la biologia, la psicologia, l’etologia, la bioetica, l’ecologia, definite da Mazzarella le «scienze della nuova umiltà» (VU, 11).

Si dispiega così quanto era già implicito in un

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Ulisse 1947

Nel 1947 Ulisse torna dalla guerra. Non è un eroe, è un reduce. La gioia del ritorno si muta presto nell’apatia, la famiglia si rivela estranea, luogo di tensioni più che di affetti. Fatica a trovare posto in una realtà che non lo sopporta e all’interno della quale non trova alcuno stimolo positivo. La scrittura e l’impegno politico vengono affrontati senza convinzione, mute sirene prive di fascino. Le finzioni e gli inganni della famiglia, con i suoi riti e il malcelato fastidio nei suoi confronti, lo costringono a un ulteriore camuffamento, eccessivo e quindi rivelatore. La morbosa relazione con la … Continua a leggere »

Accedi | Gestione | Alberto G. Biuso e Giusy Randazzo © 2010-2020 - Periodico - Reg. Trib. Milano n. 378 del 23/06/2010 - ISSN 2038-4386 -

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