Scienza e auctoritates

Di: Lucia Gangale
1 Aprile 2023

 

Se questa scienza che grandi vantaggi
porterà all’uomo, non servirà all’uomo
per comprendere se stesso,
finirà per rigirarsi contro l’uomo.
(Giordano Bruno)

Noi vogliamo una filosofia libera una libera ricerca scientifica. Mentre voi imponete la vostra volontà di sopraffazione.
Noi vogliamo l’autonomia del pensiero e della scienza da ogni autorità religiosa, civile o accademica
Voi volete soffocare ogni manifestazione dello spirito.
Che possano essere scacciati dalla Sorbona e da ogni università i bigotti ed i pedanti!
Questa università non aperta a tutti non è giusta.
Le cattedre ai sapienti non ai dogmatici!
I banchi a disposizione di chiunque abbia amore per le scienze!
Un insegnamento veramente libero
Una società in cui il lavoro delle mani e dell’ingegno siano onorati in equal misura!
(Gian Maria Volonté in Giordano Bruno, di Giuliano Montaldo, 1973)


Premessa

In questo breve saggio cercherò di dimostrare perché il principio, tanto sbandierato da politici e virologi (questi ultimi fortunatamente scomparsi dai talk-show televisivi italiani) durante la recente era pandemica, secondo il quale se «lo dice la scienza» non è consentito dissentire, o semplicemente farsi delle domande, è un vulnus per la democrazia. Ma è anche espressione di un atteggiamento fideistico contro il quale la scienza si ribella, per sua stessa natura. Come tale, dunque, esso va considerato e respinto, in ogni tempo e in ogni luogo. Al contrario, un principio del genere, assurto a nuova religione, diventa un dogma che fa leva sulle paure, sulle angosce e sulle fragilità delle persone, alimentandole, soprattutto se al suo gioco si prestano gli spiriti più conformisti e meno dotati di senso critico, tanto necessario in questi tempi attraversati da flussi interminabili di fake news o, più semplicemente, bugie.


La gestione politica della crisi pandemica. Un’unica regia?

La pandemia da Covid 19 ha aperto uno scenario del tutto inedito relativo al rapporto tra politica, scienza e media1. Al riguardo vi sono autorevoli voci, testimonianze, studi e ricerche, sempre puntualmente sottaciuti o oscurati dalla narrazione dominante. È necessario, in questa sede, ripercorrere, seppur brevemente, i punti di vista di autorevoli scienziati in contrapposizione alle politiche governative che sono state improntate ai vari lockdown e alla fede nei salvifici vaccini, per sviluppare quelli che sono gli snodi fondamentali del ragionamento qui presentato, ovvero: che cosa è l’autorità? Quanto è giusto il principio per cui occorre preservare la collettività e, solo dopo di essa, l’individuo? Quanto è utile la filosofia per preservare la democrazia? Fin dove la politica può arrivare con i suoi diktat quando ci sono in gioco i nostri corpi e le nostre libertà individuali?
La prima voce critica che presento è quella del neurochirurgo statunitense Russell L. Blaylock il quale, in un lungo e documentatissimo articolo scientifico pubblicato dalla rivista del Surgical Neurology International, senza mezzi termini, afferma:

La pandemia di COVID-19 è uno degli eventi di malattie infettive più manipolati della storia, caratterizzato da menzogne ufficiali in un flusso senza fine guidato da burocrazie governative, associazioni mediche, commissioni mediche, media e agenzie internazionali. Abbiamo assistito a una lunga lista di intrusioni senza precedenti nella pratica medica, tra cui attacchi agli esperti medici, distruzione delle carriere mediche tra i medici che si rifiutano di partecipare all’uccisione dei loro pazienti e una massiccia irreggimentazione dell’assistenza sanitaria, guidata da individui non qualificati con enormi ricchezze, potere e influenza2.

Il sociologo francese Laurent Mucchielli, direttore di ricerca del CNRS, nel suo libro La Doxa du Covid, tome 1: Peur, santé, corruption et démocratie3, rileva che la “crisi sanitaria” aperta dall’epidemia di coronavirus all’inizio del 2020 è stata caratterizzata da una chiusura senza precedenti del dibattito pubblico, dall’assenza di un vero dibattito contraddittorio, da fenomeni insoliti di censura e ostracismo. I media hanno partecipato attivamente alla propaganda delle élite politiche ed economiche da cui sono in gran parte finanziati. Anche Google e i social come Facebook e Instagram, oltre a diversi media francesi, come spiegato da Mucchielli, veicolano messaggi che fanno appello ai propri finanziatori e acquirenti di spazi pubblicitari, occupandosi di ripulire le fake news4.
Phil Taylor, professore alla prestigiosa Leed University, nello Yorkshire, scrive:

Gli orchestratori della truffa COVID comprendono molto bene la psicologia umana e sono stati in grado di hackerare o sfruttare abilmente le debolezze psicologiche delle masse per generare nelle stesse sempre più obbedienza.
La propaganda che ha interessato il Covid 19 è stata vista come la più grande operazione di Psyop (psychological operations) del XXI secolo. La Psyop indica la guerra psicologica. Essa consiste nell’uso pianificato della propaganda ed altre azioni psicologiche allo scopo di influenzare opinioni, emozioni, atteggiamenti e comportamenti di gruppi ostili in modo tale da favorire il raggiungimento degli obiettivi nazionali. Si parla anche di infowar, un termine che intende enfatizzare l’importanza tattica dello sfruttamento delle informazioni a fini bellici5.

Carlo Lottieri, docente di Filosofia del Diritto all’Università di Verona, stimato pensatore liberale italiano, in una intervista di dicembre 2021 all’Huffington Post ha esposto la sua analisi dei fatti:

Penso che siamo in presenza di forme sottilmente totalitarie. Hannah Arendt sostiene che nei regimi totalitari il potere non si limita a comandare, ma punta a conquistare il cuore e la mente dei suoi cittadini. Il vero trionfo del potere non è la passiva obbedienza, ma l’attiva partecipazione. In questo senso il green pass è cruciale, perché chiede un’adesione attiva. D’altra parte, quella libertà di pensiero che storicamente era associata alla tolleranza – qualcosa che sembrava ormai acquisito – è oggi sempre più limitata. Si pensi alla difficoltà di ragionare seriamente sugli eventi avversi. Siamo di fronte a una prospettiva dogmatica e bigotta, che condanna sul piano morale ogni dissenziente.
In ragione di un ben preciso calcolo politico, ci considerano tutti identici, e in tal modo si sta scivolando verso logiche totalitarie giustificate da quella che viene chiamata “la scienza”. La ricerca scientifica autentica, invece, vive di dibattiti e cresce attraverso autentiche rivoluzioni, come furono quelle di Galileo oppure Einstein, che dissero cose del tutto eretiche rispetto alle opinioni degli altri studiosi in quel momento.
Per i governi e le élite a loro connesse la pandemia è stata una straordinaria opportunità: tanto più che abbiamo visto una società che ha chiesto solo di essere guidata, timorosa di morire di Covid e dominata da un’isteria irrazionale6.

Il 4 ottobre 2020 è stata pubblicata la Great Barrington Declaration. Si tratta di un documento, redatto in 44 lingue e sottoscritto da epidemiologi delle malattie infettive e da scienziati della salute pubblica. Tale documento propone un modo molto diverso di gestire la cosiddetta pandemia da Covid 19 rispetto a quello utilizzato dai governi fino a quella data. Il che significa secondo un approccio umano, cioè secondo una “Protezione focalizzata”, che avrebbe previsto maggiore attenzione alle persone più vulnerabili al virus, cioè gli anziani, riapertura delle scuole, delle università e dei luoghi dello sport, nonché delle attività di commercio e ristorazione. Insomma, una vita pressoché normale per la stragrande maggioranza delle persone, in quanto «con l’aumento dell’immunità nella popolazione, il rischio di infezione per tutti, compresi i più vulnerabili, diminuisce». I firmatari scrivono: «Le attuali politiche di blocco stanno producendo effetti devastanti sulla salute pubblica, a breve e lungo periodo.  Sappiamo che l’incidenza della mortalità da COVID-19 è più di mille volte superiore negli anziani e nei malati rispetto ai giovani. Infatti, per i bambini, COVID-19 è meno pericoloso di molte altre patologie, tra cui l’influenza».
Il documento è stato firmato da milioni di persone di ogni parte del mondo e la stampa americana ha cominciato ad occuparsene. Immediatamente, è partita una campagna di denigrazione contro gli scienziati che lo avevano proposto, come ha denunciato il prof. Jay Bhattacharya, illustre epidemiologo primo firmatario del GBD, in una lettera inviata al Tablet Magazine, dal titolo: Come Stanford ha fallito l’Academic Freedom Test.
Bhattacharya e gli altri due promotori dell’iniziativa, sono stati dipinti come “epidemiologi marginali” e sono stati oggetto di una umiliazione pubblica devastante. Il tutto attraverso l’ausilio delle piattaforme social, come Twitter. E questo mentre degli autorevoli studi (citati all’interno della lettera), evidenziavano il collegamento tra i lockdown del 2020 e l’aumento della fame e delle manie suicide tra i più giovani nella popolazione degli Stati Uniti.
Bhattacharya denuncia che, in quel frangente, la sua prestigiosa Università, la Stanford University, il cui motto è «soffiano i venti della libertà», non abbia affatto tutelato la libertà accademica e che si sia invece piegata alla propaganda di governo: «La pandemia di COVID-19, a quanto pare, ci ha riportato al punto di partenza, con un clero della sanità pubblica che ha sostituito il vecchio clero religioso come unica inattaccabile fonte di verità»7.
Il giornalista tedesco Ernst Wolff, tra i maggiori esperti di economia e di finanza globale, ha parlato di un’alleanza nascosta tra leaders politici e aziendali per sfruttare la pandemia, far crollare le economie nazionali e introdurre una moneta digitale globale. Ciò è evidente nella gestione pressoché identica della pandemia in oltre 190 governi al mondo, nei quali, prosegue Wolff, guarda caso si trovano, in posizioni al vertice, leaders politici usciti dalla scuola di alta formazione politica Global Leaders for Tomorrow, fondata dal miliardario tedesco Klaus Schwab, che ha anche fondato il noto World Economic Forum di Davos e che è al centro di varie teorie del complotto per il suo libro Great Reset, dove l’autore spiega il piano di depopolamento mondiale e una società sempre più digitalizzata e controllata dall’alto, come una sorta di Grande Fratello di impronta orwelliana. Wollf ha pubblicamente dichiarato:

Mai prima d’ora il mondo intero è stato sottoposto a un tale regime globale di coercizione come nella nostra epoca. E mai prima d’ora sono state prese così tante misure che a prima vista sembrano così incomprensibili, in parte così insensate e in molti casi così contraddittorie. […]
Il più grande profittatore della crisi attuale e la mente più importante dietro le quinte, è il complesso digitale-finanziario. In altre parole, una sorta di comunità d’interesse guidata dalle più grandi aziende informatiche e dai più grandi gestori di patrimoni del nostro tempo. Le più grandi aziende IT includono Apple, Alphabet, la società madre di Google, Amazon, Microsoft e Facebook. […] Il complesso finanziario digitale sta molto al di sopra di tutti i governi ed è in grado di mettere in ginocchio qualsiasi gabinetto del mondo e renderlo conforme in qualsiasi momento8.

Wollf, snocciola dati e cifre e rivela qual è il piano dei cosiddetti «poteri forti»:

Smantellare il sistema attuale a beneficio dell’élite, creare il massimo caos economico e sociale e stabilire un nuovo sistema con il pretesto di voler fornire aiuti umanitari. Questo piano, tra l’altro, può essere letto anche nei due libri The Fourth Industrial Revolution e The Great Reset di Klaus Schwab, il cui World Economic Forum (WEF) gioca un ruolo chiave nell’intera agenda. […]

E chi avrebbe mai pensato che un palese eugenista di nome Klaus Schwab sarebbe stato messo nella posizione non solo di diffondere la sua orribile visione della fusione umana con l’intelligenza artificiale in tutto il mondo, ma di farla promuovere da decine di migliaia di aiutanti9.
Wollff chiude il suo intervento affermando che questo diabolico piano è destinato a fallire per diverse ragioni. Innanzitutto, la narrazione pandemica non può essere sostenuta per lungo tempo. Inoltre, la veemenza dei media non è segno della forza dell’élite finanziaria, bensì della sua debolezza. Poi non va nemmeno dimenticato che questa élite agisce per avere più soldi, più potere e più armi, ma la sua forza non si basa su tutte queste cose, bensì sull’ignoranza del corpo sociale. L’importante, conclude, è mantenere la calma e smascherare costantemente tutte le menzogne, mostrando alle persone che sono state ingannate: Vale a dire, possiamo usare una delle crisi più profonde dell’umanità per ribaltare le sorti della storia mondiale e aprire così la porta a una Nuova Era10.


Il principio di autorità e la filosofia come antidoto
 

Razionalità e scienza calpestate dal potere politico e mediatico portano ad aberrazioni come quelle a cui abbiamo assistito nel biennio 2020-2022, costellato da decreti legge a raffica, lockdown e zone colorate, vaccini imposti con violenza (attraverso la privazione dello stipendio e la sospensione dal lavoro per chi ha effettuato una scelta diversa, anche sulla base di evidenti e numerosi effetti collaterali legati a dei prodotti sperimentali), ingerenza dello Stato nella sfera privata delle persone, come mai si era visto nella storia repubblicana, caos sociale, chiusura di miriadi di attività, miseria, difficoltà economiche, strani e assai numerosi malori improvvisi sempre taciuti dalla narrazione dominante. Il quadro che si è delineato in questo biennio ha portato a discriminazioni e divisioni fra le persone, in nome del ‘perché lo dice la scienza’. Come se la scienza sia un dogma religioso che va accettato fideisticamente, e non invece dibattito e ricerca continua, perché la scienza è un ambito che procede per prove ed errori. Anche le teorie di Lombroso, tanto per fare un esempio, nell’epoca in cui furono elaborate (il Positivismo), vennero accolte come scientifiche, mentre poi, a distanza di molto tempo, sono state valutate sotto un’altra luce, e cioè pseudoscientifiche, semplicemente da inquadrarsi nel tempo in cui esse videro la luce.
Il filosofo Giorgio Agamben, ha detto che il vaccino anti Covid è stato eretto a simbolo religioso al quale è stato attribuito un potere salvatore. Ha aggiunto che il green pass non ha avuto alcun rapporto con la salute delle persone ma con il controllo della popolazione e l’instaurazione di un arbitrio autoritario senza precedenti
Il 10 febbraio 2022 il The Economist ha pubblicato uno studio sul livello della democrazia su scala mondiale. Lo studio ha mostrato che nel 2021 vi è stato il declino più importante della democrazia dal 2010. Secondo tale studio, «i risultati riflettono per il secondo anno consecutivo l’impatto negativo della pandemia sulla democrazia e sulla libertà nel mondo, con la notevole estensione del potere statale e l’erosione delle libertà individuali». La Francia ha lo status di “democrazia in crisi” dal 2020. La Spagna nel 2021 passa dallo status di “democrazia completa” a “democrazia in crisi”.Tanto ci basta per affermare che una medicina non umana e una politica senza morale hanno tradito già in partenza se stesse e hanno solo generato sofferenza e distruzione.
Ci basta anche per ricordare che la dignità e l’integrità individuale delle persone non possono essere sacrificate per il bene della società e dell’idea astratta di società, nemmeno, anzi, soprattutto quando si vuole spacciare la scienza per un Dio.
Del biennio 2020-2022, resta il ricordo di una dittatura sanitaria assurda e fanatica, ma anche la resistenza di tutti coloro che non hanno aderito al conformismo generale e hanno resistito, si sono esposti, hanno perso amici, familiari e lavoro, sono stati emarginati e perseguitati. Tutte le persone che hanno manifestato nelle piazze e che hanno espresso la propria indignazione sui social. Tutti quelli che hanno resistito all’ipnosi ed al ricatto vaccinale.
Tutti coloro, insomma, che, magari senza saperlo, hanno dato una lezione di etica a molti altri.
Non è certo una novità che nel corso della Storia l’umanità si sia sempre compiaciuta di essere eterodiretta – dai religiosi, dai sovrani, dai potenti in generale – perché pensare con la propria testa costa fatica. Ma è una fatica che vale la pena di compiere, se si vuole diventare delle persone libere e consapevoli. È sulla base di questa consapevolezza storica che è nato l’Illuminismo settecentesco, il cui frutto più maturo si può cogliere nella famosa frase di Kant: «Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!»11. Un atteggiamento, questo, assolutamente necessario, secondo il filosofo tedesco, se si vuole trovare la propria felicità, che non è mai qualcosa di eteronomo, perché ognuno è felice in modo tutto suo, in modo differente dalle altre persone, per cui la morale non può venirci propinata da una istituzione esterna, come ad esempio la Chiesa cattolica.
Per rimanere sul piano squisitamente filosofico, aggiungo che la strada all’Illuminismo era stata preparata da personalità di rilievo nella scienza e nella filosofia dell’Europa del Cinquecento e del Seicento. Penso a Francis Bacon, Galileo Galilei, Cartesio, Spinoza. Ma anche molto molto prima, con Socrate, la filosofia aveva espresso la sua vera funzione nella critica al potere costituito e alle ideologie a esso collegate, perché il potere istituzionalizzato è incapace di formare e diffondere vero sapere ed è invece interessato, per sua natura, solo alla sua conservazione e perpetuazione. La filosofia è per sua natura ascolto e critica della parola e non megafono dei potenti, con i quali, lungo l’intera sua storia, è stata sempre in contrasto. In questo senso, possiamo dire che la filosofia è, per definizione, libera e democratica. Ognuno può ragionare di politica e di pòlis, perché la parola si esercita nei contesti della vita associata. La filosofia è dialogo e ricerca. Il potere non dialoga e non ricerca, perché pensa solo a se stesso. La filosofia non è un comodo adagiarsi su verità preconfezionate, ma assunzione di responsabilità, pensiero autonomo.
Il tempo nel quale viviamo non ha risparmiato attacchi al pensiero critico e quindi al filosofare libero e aperto. Dalla gestione della pandemia al conflitto russo-ucraino, coloro che hanno voluto esprimere un pensiero, una critica o, semplicemente, sollevare qualche dubbio, porsi delle domande, sono stati sistematicamente emarginati dal dibattito pubblico, tacciati con l’epiteto (divenuto molto di moda) di “complottisti” e, nel caso della guerra, a seconda dei punti di vista espressi, il linguaggio e la cronaca hanno offerto semplificazioni che, ancora una volta, non rendono conto della complessità di quella realtà e della storia che vi è dietro. È più comodo affidarsi al “lo ha detto la televisione”, “lo dice la scienza”.
Abbiamo detto che la filosofia è libera e democratica, ma praticarla non è alla portata di tutti. In due anni abbiamo potuto constatare quanto il conformismo intorno alla questione vaccinale sia stato diffuso. La capacità di pensare in autonomia cos’altro è, in fondo, se non azione, volta a preservare la democrazia dai continui attacchi che subisce dal potere? Il pensiero illuminista nasce con l’idea di superare un vecchio modello di potere che non risponde più alle esigenze dei tempi nuovi. Nasce con l’idea di abbattere l’ancien régime e fare posto, per l’appunto, a una società più libera, dove il ceto borghese, quello più attivo commercialmente e culturalmente, possa trovare lo spazio che merita e gli è negato per via di assurdi privilegi legati a obsolete nobiltà di toga e di spada.
Nonostante il progresso, la circolazione delle informazioni, la società digitale, è stato possibile osservare una diffusa “formazione di massa” nel XXI secolo. L’individuo non pensa più da solo, ma al contrario diventa incapace di prendere le distanze da ciò in cui il gruppo crede. A parlare di questo fenomeno è il sociologo belga Mattias Desmet12, del quale mi sono occupata altrove a proposito dei suoi studi sull’ipnosi vaccinale di massa13. Desmet dice che il fenomeno non riguarda le persone con un basso tasso di scolarità, ma proprio quelle con un livello di istruzione più alto. «Ciò che questo sembra suggerire – afferma Desmet – è che il nostro sistema scolastico non sta tanto insegnando alle persone a pensare da sole. Non tanto rendendo le persone pensatori originali, ma piuttosto insegnando loro a pensare come pensano tutti gli altri». Autore del libro La psicologia del totalitarismo (2022), Desmet afferma che con il termine totalitarismo ci si riferisce al regime di Stalin o più recentemente al regime di Kim Yong Un. Ma, avverte Desmet, la verità è che anche le democrazie occidentali “libere” sono suscettibili di principi totalitari. Il libro di questo autore fa riflettere perché non è una conversazione leggera, ma una dura presa di coscienza della realtà nella quale siamo immersi. Una realtà in cui la scienza è divenuta una credenza fanatica.
L’origine del principio di autorità pare nasca dai pitagorici per riferirsi al loro maestro Pitagora14, al quale si affidavano con completa fiducia, mettendo da parte la propria esperienza e la propria capacità di giudizio. Nel Medioevo si affermò l’ipse dixit aristotelico in campo culturale e la Bibbia in ambito religioso. San Tommaso elaborò una poderosa filosofia aristotelico-cristiana e il principio di autorità aristotelico perdurò fino al 1600, secolo in cui fu messo in discussione dalla rivoluzione scientifico-matematica, e segnatamente da Galileo Galilei. Non occorrono autorità per stabilire cosa è vero e cosa è falso, bensì «sensata esperienza e necessarie dimostrazioni». Dopo Galilei, Blaise Pascal mise in discussione il principio di autorità nelle scienze esatte. Nel suo Trattato sul vuoto, del 1647, il matematico e pensatore francese separa le discipline umanistiche da quelle scientifiche. Per le prime, come storia, geografia, lingue, diritto e teologia, l’autorità ci risulta utile perché si va in cerca di ciò che gli autori hanno scritto su tali discipline. Le seconde, cioè matematica, geometria, fisica, musica, medicina e architettura, hanno a che fare con la logica e con l’esperienza pratica e, dunque, per esse l’autorità è inutile.


Conclusione

In conclusione, possiamo dire che le politiche sanitarie legate alla pandemia sono state caratterizzate da quattro elementi, che ben poco hanno a vedere con la scienza nel suo significato più profondo e autentico:

  • Un dispotismo che ha eroso sempre più diritti fondamentali dei cittadini, in nome di un’emergenza senza fine;
  • Una nuova forma di fideismo scientifico che si è espressa nella nuova trinità Scienza-Salute-Sicurezza, la quale individua i peccatori nei renitenti al vaccino, la punizione nell’esclusione dalla vita sociale e il nuovo clero nei virologi e nei media mainstream;
  • Un paternalismo di Stato, che regolamenta in modo meticoloso i comportamenti dei cittadini, in un crescendo paranoico che tratta tutti gli individui come degli ammalati;
  • Tutto ciò è potuto avvenire grazie a un conformismo dilagante, dove chi non si adeguava veniva additato, emarginato, deriso, etichettato con epiteti sgradevoli e lesivi della dignità personale15.

Mi sembra più che mai attuale un pensiero che il filosofo austriaco Ivan Illich formulò nei lontani anni Settanta:

Quando un’intera società si organizza secondo una caccia preventiva alla malattia, allora la diagnosi assume il carattere di un’epidemia. Questo strumento monco di cultura terapeutica trasforma l’autonomia della persona normale e sana in una forma di devianza intollerabile. […]
L’individuo è subordinato alle superiori esigenze del “tutto”, le misure preventive diventano obbligatorie, il diritto del paziente a rifiutare la cura viene calpestato quando il medico afferma che deve sottomettersi alla diagnosi, la società non può permettersi l’onere di interventi curativi che sarebbero ancora più costosi16.


Note

  1. Suggerisco, qui, uno studio relativo al solo Quebec, dal titolo: Analyse discursive entourant le savant et le politique : les leaders de la gestion de crise de la COVID-19 au Québec di Dina Bellahnid, online: https://biblos.hec.ca/biblio/memoires/bellahnid_dina_m2021.pdf. Estremamente preciso e interessante è poi un contributo di Simon Springer et Vural Özdemir, Disinformation as COVID-19’s Twin Pandemic: False Equivalences, Entrenched Epistemologies, and Causes-of-Causes, online : liebertpub.com/doi/10.1089/omi.2021.0220.
  2. L’articolo in inglese è all’indirizzo: www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9062939/#ref3.
  3. Éditions Éoliennes, Bastia 2022.
  4. Nell’ottobre del 2021 Youtube ha annunciato di avere cancellato un milione di video a causa del contenuto giudicato non informativo in rapporto ai vaccini per il Covid 19. Rispetto a ciò, è legittimo chiedersi quali sono gli “esperti” che decidono quali contenuti siano non informativi e, dunque, dove si ferma la libertà di espressione.
    Cfr : www.editoria.tv/covid-youtube-cancella-milioni-di-video-fake-in-rete/;
    https://it.mashable.com/4506/youtube-disinformazione-fake-news-vaccino-covid;
    www.zdnet.fr/actualites/fake-news-youtube-pretend-avoir-supprime-plus-d-un-million-de-videos-sur-le-coronavirus-39928133.htm.
  1. In Glossary of Relevant Terms & Acronyms PROPAGANDA AND PSYCHOLOGICAL WARFARE STUDIES University of Leeds UK, online su: ics.leeds.ac.uk, University of Leeds UK, 1987.
  2. Carlo Lottieri: «Non mi vaccino, non accetto la condizione di suddito», online: www.huffingtonpost.it/entry/carlo-lottieri-non-mi-vaccino-non-accetto-la-condizione-di-suddito_it_61b21ec1e4b0030da7d17c59.
  3. Il testo della lettera in lingua originale si trova qui: www.tabletmag.com/sections/arts-letters/articles/stanford-failed-academic-freedom-test. Ho reperito la traduzione in italiano su un sito di controinformazione che si occupa di tradurre articoli di politica e di economia che circolano all’estero, per infrangere le barriere del “politicamente corretto” (come è scritto in cima alla testata): https://vocidallestero.blogspot.com/2023/01/jay-bhattacharya-come-stanford-ha.html?m=1
  4. Il video con il discorso di Ernst Wolff si può trovare online: www.facebook.com/watch/?v=279217403602209 (con traduzione italiana al lato) e anche qui:https://reseauinternational.net/le-gros-mensonge-du-covid-demasque-conference-de-ernst-wolff/ (con sottotitoli in francese).
  5. Ibidem.
  6. Ibidem. 
  7. I. Kant, Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo? (1783), a cura di N. Merker, Editori Riuniti, Roma 1987, p. 48.
  1. Video qui: www.youtube.com/watch?v=MPAjUDs57Vg.
  2. Sul web: www.agoravox.fr/tribune-libre/article/l-hypnose-vaccinale-de-masse-238913 e sulla rivista cartacea Reportages Storia & Società num. 32.
  3. www.discorsivo.it/magazine/2013/09/01/il-principio-di-autorita-galileo-e-il-metodo-scientifico.
  4. Segnalo il libro di Franco Del Moro, Silenti ed Eretici ai tempi del Coronavirus, Ellin Selae, Rivamonte Agordino BL 2021, nel quale l’autore invita a coltivare il nostro spirito critico in questo snodo della storia umana.
  5. Ivan Illich, Nemesi medica. L’espropriazione della salute, Red! Edizioni, Milano 1976, pp. 81-82.

 

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