N. 4, ottobre 2010 – La bellezza

Di: agb & gr
2 ottobre 2010

La bellezza non sta soltanto negli enti -paesaggi, opere, persone- e non abita soltanto negli occhi di chi guarda. La bellezza è un rapporto tra la mente e le forme da cui traspare il vero come interpretazione più adeguata del nostro stare nel Mondo, del nostro essere Terra. Lo si vede, nella molteplicità della sue rappresentazioni, anche negli articoli di questo numero di Vita pensata.

L’armonia geometrica della sezione aurea; la pittura di Antonio Calderara; il bisogno di senso espresso dalle teodicee e dalla matematizzazione del mondo; le feconde contaminazioni tra musica, cinema, teatro; il fascino molteplice delle donne ateniesi e di quelle contemporanee -nei loro sguardi, nei silenzi, nelle parole e nella fatica-; la strana pace trasmessa da un film in cui si dialoga di un uomo capace di vivere millenni, assumendo tanti nomi della storia; l’aspirazione all’ordine che si esprime nei progetti della robotica. Sono, queste, forme assai diverse tra di loro ma tutte accomunate da una tensione verso il bello che niente può spegnere nella nostra specie. Un viaggio, dunque, consapevoli che la meta è invito al viaggio stesso, in cui simbolico e reale, vero e falso, caos e ordine, essere e apparire ritornano nell’eterno gioco dell’identità e della differenza, sfumano nelle variazioni cromatiche della vita, riecheggiano nell’inno silenzioso di gioie e dolori.

Il brutto -nelle sue tante forme, a volte terribili- è anche la conseguenza dell’incapacità di rimanere all’altezza dell’aspirazione umana al senso. È anche da qui che nascono i mostri della fantasia e della storia -i vampiri, il nazionalsocialismo- di cui parlano altri testi di questo numero. Questa esplorazione della negatività serve forse a mettere in evidenza la contraddizione estetica dell’esperienza esistenziale. Con un procedimento ironico, proprio di una riscrittura salvifica, rivela il tragico mantenendolo tale o supera il brutto mostrandone il comico. Ritorna, dunque, nell’unità del bello, che si fa rivelatore quando si adegua alla reale forma dell’essere rappresentato, a tal punto che questa adeguazione ontologica diviene armonia e rende bello il brutto che racconta.

Bellezza sono le opere e le immagini che le arti visive hanno prodotto. Tra queste, la fotografia rappresenta un ambito di particolare rilevanza anche filosofica. In essa, infatti, convergono percezione, tecnologia, arte. Dai primi dagherrotipi alle piccole macchine digitali, che oggi permettono a chiunque di fermare il tempo in un’immagine, la fotografia ha accompagnato l’intero Novecento e si apre a sempre nuovi itinerari. In questo numero sono molte le fotografie artistiche che vi presentiamo.

Ed è arte la fotografia, in particolar modo quando possiede quel punctum che permette di superare i margini dello spectrum per ritrovare i confini della Storia dentro la nostra storia, che vi scorgiamo in una forma di proiezione indicibile e ineffabile. Siamo, per questo, particolarmente lieti di aver stabilito una collaborazione creativa con l’Associazione culturale Il Forte di Genova e con i suoi fotografi.

Speriamo, in conclusione, di stimolare i nostri lettori alla riflessione sulla vita che da sé produce senso. È anche questo che probabilmente intende Wittgenstein quando afferma che “la vita di conoscenza è la vita che è felice nonostante la miseria del mondo”.

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