Articoli taggati Giusy Randazzo

Sulla contemporaneità

 

Quando è finito davvero il Medioevo? E l’età moderna? In quale epoca viviamo adesso? Anche la temperie postmoderna sembra ormai appartenere al passato. Le cronologie, è chiaro, sono delle semplici convenzioni, stabilite dagli storici per orientarsi negli studi e per soddisfare il bisogno di ordine che la mente umana sente in ogni ambito della vita individuale e collettiva.
Gli anni Venti del XXI secolo sono anch’essi una convenzione ma una convenzione comoda, immediatamente comprensibile, in continuità con le scansioni che ben conosciamo dai banchi della scuola.
Ecco, il nostro tentativo di analizzare, comprendere e restituire qualche frammento della contemporaneità … Continua a leggere »

Gioco di rispetto a somma zero

 

Nel 2017, quello che fino a qualche giorno fa si chiamava MIUR aveva promosso il Piano nazionale per l’educazione al rispetto. Al di là del linguaggio scolastico-istituzionale verboso e ridondante, il ministero aveva uno scopo preciso, così descritto: «L’impianto complessivo del Piano è ispirato ai principi espressi dall’art. 3 della Carta Costituzionale. Il Piano promuoverà azioni specifiche per un uso consapevole del linguaggio e per la diffusione della cultura del rispetto, con l’obiettivo di arrivare a un reale superamento delle disuguaglianze e dei pregiudizi, coinvolgendo le studentesse e gli studenti, le e i docenti, le famiglie»1.… Continua a leggere »

Bellezza se-ducente

 

Un evento si può osservare da infinite prospettive. Qual è quella da cui guarda l’artista quando si ritrova spettatore delle sue opere? Non vi è alcun dubbio: anche l’artista fruisce come tutti noi della sua creazione. Essa diviene un’opera aperta anche per lui. Ma egli sa qual è il dettaglio che restituisce al finito le infinite potenzialità della visione? Sa in quali maglie si cela ciò che in fotografia Barthes ha chiamato punctum1? L’osservatore infatti di fronte a un’immagine essenziale -e quella pittorica lo è in modo più evidente – avverte qualcosa che lo trafigge, una puntura … Continua a leggere »

Severe ludere

 

Perché uno speciale scuola in Vita pensata? L’etimo di scuola è da rintracciare nel sostantivo greco σχολή “ozio, agio, tempo libero da occupazioni”, da cui il verbo σχολάζειν ovvero “avere tempo, oziare, indugiare, prendere tempo”. Eppure la scuola combatte l’ozio; è il luogo in cui i discenti esercitano la “fatica del concetto” e imparano a imparare. L’etimo certamente si riferiva alla sospensione dalla fatica fisica per dedicarsi a un certo svago mentale, seppur indirizzato a un impegno serio. Non può però che evidenziarsi tramite l’etimo questo qual divertissement che la scuola dovrebbe portare con sé. Si potrebbe certamente Continua a leggere »

Dall’ascolto al dialogo. Un esempio di best practice: la MNR


1. L’ascolto, questo sconosciuto
L’interesse nei confronti del dialogo si è esponenzialmente accresciuto per combattere gli effetti di un’epoca di ipercomunicazione caratterizzata dall’assenza di un’autentica comunicazione fondata sull’ascolto tout court.

16 aprile 1979- Non incomunicabilità ma ipercomunicabilità. O forse incomunicabilità a causa della ipercomunicabilità. Si comunica troppo. Forse si cerca tanta comunicazione per mancanza di comunicazione profonda: ma la troppa comunicazione aumenta l’incomunicabilità, la solitudine, il silenzio. Siamo sommersi dalle comunicazioni1.

Se quanto sostenuto da Fersen nel ’79 era vero, oggi lo è ancora di più e fa apparire quella riflessione meno vera e più Continua a leggere »

Essere maestri


Antefatto

Il professore con cui mi laureai era un uomo d’altri tempi. Severo, ma sempre sorridente e persona di profonda fede cristiana. Lo consideravo non soltanto per quello che era -uno studioso coltissimo- ma un padre spirituale poiché nulla di ciò che faceva o diceva era fine a se stesso: mirava a che io apprendessi, si accertava che l’apprendimento avesse avuto luogo. E lui lasciava il segno. Sempre. Anche quando da adulta continuò a ricordarmi con una telefonata a ogni festa comandata e a ogni mio compleanno. Per me era un vero maestro.

Magister (con i derivati: maestro, mastro,

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È da lì che viene la luce

 

Liberamente tratto dalla biografia, per lo più romanzata, del fotografo Wilhelm von Glöden (Wismar, 1856 – Taormina, 1831), Abbadessa ci regala la possibilità di scrutarne la vita da una delle tante prospettive possibili. Siamo nel ventennio fascista, 1931-1932. Il barone Ludwig  von Trier è un fotografo tedesco quarantenne che vive a Taormina. La sua governante, Elena Amato -soprannominata ‘a tidisca per la sua bellezza dai tratti nordici -, ha per lui un amore autentico e puro che non travolge i sensi ma dai sensi è alimentato. E ne è ricambiata. Una sorta di amor intellectualis Dei: attraverso infatti … Continua a leggere »

Impoeticamente corretto

 

 

«Poeticamente abita l’uomo…» era il titolo del saggio di Heidegger che riprendeva un verso di Hölderlin, ma in realtà il Mago di Messkirch1 pensava all’abitare impoetico. Un abitare che non ha soltanto a che fare con l’interno architettonico delle nostre abitazioni ma con quello spazio più grande in cui viviamo e in cui involontariamente siamo stati gettati: il Grande Interno che tutti accomuna e che chiamiamo Terra.
Accade però che di questo abitare impoetico pochi siano consapevoli, di questa frattura con la natura pochi conoscano il vero significato, di questo stordito modo di appropriarci … Continua a leggere »

Paganesimi

 

«Eadem spectamus astra, commune caelum est, idem nos mundus involvit. Quid interest, qua quisque prudentia verum requirat? Uno itinere non potest perveniri ad tam grande secretum», ‘contempliamo tutti gli stessi astri, il cielo è a tutti comune, un solo mondo ci circonda e contiene. Che importanza può avere per quale strada ciascuno cerca il vero? A un così grande enigma non si giunge per una strada soltanto’1. Con queste parole il prefetto Simmaco nel 384 chiedeva rispetto verso l’Altare della Vittoria, simbolo e sostanza della romanità. Parole che Ambrogio, vescovo di Milano, respinse. Un rifiuto che condusse … Continua a leggere »

Una prospettiva panteistica

 

Gettati nel mondo. Una gettatezza che non è così limitata. C’è di più. E questo “in più” è l’universo. Qualche anno fa, l’American Museum of Natural History creò un video – The Known Universe– sulle dimensioni dell’universo conosciuto1. Vi invito a fermare il vostro sguardo sul minuto 3.34.
Ciò che sorprende di quel viaggio immaginifico non è soltanto l’estrema presunzione dell’uomo nonostante la sua insignificante piccolezza rispetto all’intero universo, ma la verità che disvela in termini filosofici. L’immagine del minuto 3.34 è l’universo conosciuto nella sua forma possibile. Circolare. Una sorta di Sfero. Proprio come … Continua a leggere »

Accedi | Gestione | Alberto G. Biuso e Giusy Randazzo © 2010-2020 - Periodico - Reg. Trib. Milano n. 378 del 23/06/2010 - ISSN 2038-4386 -

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