Scrittura creativa

Ma i cani non miagolano!

 

Signora,

se le scrivo in forma privata, senza passare attraverso un avvocato, non è per un qualsiasi sentimento, positivo o negativo, nei suoi confronti; né potrei averne, visto che non ci siamo mai incontrate. Quello che mi spinge è il rispetto per la memoria di Robi (so che dovrei scrivere Roberto, ma mi viene troppo innaturale): lui non avrebbe mai voluto che lei, la sorella che da trent’anni non lo praticava ma comunque sorella, e io, l’amante (ma qui, penso, lei preferirebbe dire “la puttana preferita”: e dica pure) ci scontrassimo in tribunale. Così le propongo un accomodamento bonario: … Continua a leggere »

Lo strano Natale 2020

 

Liceo Economico Sociale IISS Firpo-Buonarroti di Genova – III A LES – A.S. 2020-2021


[Abbiamo deciso di pubblicare il racconto di una studentessa sedicenne per lasciare più spazio agli studenti].

Stavo scegliendo un libro dall’enorme libreria in salotto, quando ho sentito la voce della mia nipotina. «Nonna, mi racconti una storia?»

«Non è un po’ tardi, signorina?» ho risposto con lo sguardo ancora rivolto verso gli scaffali.

«Ma nonna, è la vigilia di Natale!»

Non è servita una parola di più per convincermi.

«D’accordo» ho risposto, dirigendomi verso la porta semichiusa della sua cameretta.

Nel breve tragitto, ho rivisto … Continua a leggere »

I 90 anni di zia Sara

 

A novant’anni non è raro che le proprie orecchie si trasformino in vasi, vasi in cui peli lunghi e brizzolati decidono di porre radici come carote. A differenza degli ortaggi, però, i peli non vanno annaffiati, né potati, né curati: crescono orgogliosi e senza difficoltà, decisi a colonizzare tutti i territori disponibili, spingendosi fin oltre i lobi. Devi guardarti dai peli delle orecchie – nati dalla profondità dei timpani e protesi verso il cielo – perché senza che tu te ne accorga diventano possessivi, gelosi del proprio fertile terreno, e così decidono di non farci entrare più nessuno, non … Continua a leggere »

Malpensa

 

Il frastuono era attutito dalle vetrate ma da vicino sarebbe stato assordante. Gli altoparlanti all’impazzata annunciavano ora in italiano, ora in inglese o in tedesco, un’ultima chiamata, poi le porte si sarebbero sbarrate. Addio. Addio, tra un’ora, tra due, addio, addio. Un viavai, un fuggi fuggi. Piccioni, piccioni a raso sul terreno o a un centimetro da una testa. Voci, voci, sussurrii, schiamazzi. Gli imbecilli spaesati a non sapere dove andare. Gli imbecilli di fretta a urtare cose, persone, pensieri. Gli imbecilli in coda dal nulla verso un altro nulla.

Il sole ardeva pressappoco al meriggio. Si sarebbe detto … Continua a leggere »

La veglia

 

Avevo chiesto in tutte le locande, ma non avevo trovato un posto per dormire. Era ormai sera, il freddo aumentava. In cima a un poggio sorgeva solitaria una casa e pensai di chiedere ospitalità. M’inerpicai per un viottolo faticoso, sorpassai una baracca, sulle assi qualcuno aveva scritto Waltraut ist eine Hexe. Picchiai a lungo col battente, finché un ciabattare annunciò l’arrivo di qualcuno. Cominciai ed esporre la mia richiesta alla vecchia che si era presentata, lei non mi fece nemmeno finire, si scostò e mi fece entrare in un camerone appena rischiarato da un lume e dai bagliori … Continua a leggere »

Lei è libera

Era costretta sin dalla nascita a vivere in una casa costruita su delle palafitte nel mare. Dei bracci meccanici collegavano l’intera struttura, estesa per più di duemila chilometri quadrati, alla terraferma. Aveva molte persone al suo servizio, non soltanto camerieri ma dottori, insegnanti, forze dell’ordine e lavoratori di ogni genere. Tutti a sua completa disposizione. Gli arredi della casa e la stessa disposizione delle camere mutavano almeno ogni cinque anni, per consentirle di avere la sensazione di cambiare ambiente. Vi erano inoltre una palestra, una piscina olimpionica coperta e una scoperta, un campo da tennis e uno da basket, un … Continua a leggere »

Il Cigno

Ecco, è tutto come deve essere. Non farò inchini uscendo allo scoperto, ma mi mostrerò per quella che sono, fiera abbastanza da far sorridere tutti, alta abbastanza da farmi amare sotto i riflettori, come è giusto per il loro desiderio di divertirsi, di gran lunga maggiore di quello di vivere. È necessario, è opportuno che la vita sia così, come la danza è una cosa fatta così, una cosa che non deve dimostrare coscienza, che non si piega mai su se stessa, ma che agisce liberamente con un gesto mai inquinato dal pensiero. La vita e la danza sono entrambe … Continua a leggere »

The journey back

 

(1) Since 2005 I have travelled regularly from my home in the north of Germany to visit my daughter in Genoa, the historical port on the north west coast of Italy where she lives. These routine visits take place three or four times a year, for a period of four or five days each time.

(2) In conversation I often remark on the convenience of my German home, given its location roughly half way between my parents in the south of England and my daughter in Italy. Nevertheless, my regular to-ing and fro-ing on family visits is a symptomatic … Continua a leggere »

Il Museo del Mare

Quando scese dal treno l’aria le parve meno cruda che in città, quasi tiepida, come se il mare vicino emanasse un tenue calore. Il paesaggio era desolato, appena fuori della stazione cominciavano quelle dune grigie, appena trattenute dall’ispida vegetazione, un’erba corta e tenace come il ferro. Era tutto come tre anni prima e come tre anni prima lei si guardò intorno a lungo prima di decidersi a cercare l’albergo.
Si mise per il viottolo che portava in paese. Lo scialbo pomeriggio invernale illanguidiva in una luce rarefatta. A sinistra, fra le dune, s’intravedeva il mare, di uno smorto colore perlaceo. … Continua a leggere »

Insonnia

Non dormiva da più di quarantotto ore. Aveva la sensazione di essere rinchiuso dentro una bara. Costretto alla vita cosciente nonostante il suo corpo non rispondesse più ad alcuno stimolo esterno. Era lucido, ma come un cervello dentro una vasca. Aveva provato di tutto, ma nulla gli aveva portato il sonno. Aveva contato numeri e cose insensate, aveva provato a non pensare, aveva seguito il battito cardiaco e il respiro, aveva costruito sogni troppo reali, aveva invocato Morfeo, l’aveva insultato, aveva pianto e si era persino picchiato. Infine aveva ceduto alla disperazione. C’era dentro. Una specie di morte a occhi … Continua a leggere »

Accedi | Gestione | Alberto G. Biuso e Giusy Randazzo © 2010-2021 - Periodico - Reg. Trib. Milano n. 378 del 23/06/2010 - ISSN 2038-4386 -

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