Articoli taggati letteratura

Giovanni Verga

L’arcaismo, il caos, la potenza senza scopo della natura. Sono anche questi gli elementi che plasmano la Stimmung dei siciliani, i loro sentimenti, al tempo di Verga come nel nostro. In Verga essi si esprimono nella particolare tonalità di una razionalità positivistica che si coniuga all’assurdo metafisico, che osserva come «tutte le cose umane dànno una mano alla ragione e l’altra all’assurdo» (La cosa del diavolo, 15) 1, che «la verità…la verità…Non si può sapere la verità» (Il peccato di donna Santa, 697), sino a generare «uno sconforto amaro, un senso desolato del nulla d’ogni … Continua a leggere »

La caverna di Saramago

 

Non capita tutti i giorni di poter leggere un racconto dal forte contenuto filosofico. Nella congerie di volumi che si ritrovano negli scaffali delle librerie, diventa sempre più difficile riuscire a trovare un’opera capace di segnare profondamente l’animo del lettore, attraverso la presentazione di una narrazione coinvolgente e mai banale. È questo il caso de La caverna, romanzo scritto dal premio Nobel per la letteratura José Saramago e pubblicato nel 2000. La storia partorita dalla geniale mente dell’autore portoghese si inscrive in quel filone della letteratura che viene definito “genere distopico”, un genere a cui fanno riferimento opere … Continua a leggere »

Proust e i segni

 

La traccia individuata e seguita da Deleuze per dipanare un itinerario all’interno della Recherche è il segno. L’opera proustiana è una mirabile distesa di geroglifici codificati dall’autore e offerti al lettore per essere decrittati. La realtà è per lo più costituita di frammenti semantici da raccogliere, interpretare e organizzare. I frustoli fenomenici sono il basamento su cui ogni opera letteraria (e dunque ogni opera artistica stricto sensu) deve edificarsi. I segni sono sparsi confusamente nel mondo e ciò che li sostanzia, ovvero la loro reciproca differenza, deve essere ordinata e infine ricomposta. La differenza intrinsecamente temporale tra

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Pavese pagano

 

Cesare Pavese sa che «quando un dio avvicina un mortale, segue sempre una cosa crudele»1 perché il dio è la morte che segue alla vita, è il nulla che la precede, l’accompagna e la chiude. Ed è anche la pienezza del tempo, che i mortali sono capaci di vivere come αἰών -«Ciò ch’è stato, sarà» (77)-, come χρόνος-«Il passato non torna. Nulla regge all’andare del tempo» (103), come καιρός -«Immortale è chi accetta l’istante. Chi non conosce più un domani» (101).
In tale fluire e potenza del tempo, i mortali sono intrisi di desideri che gli dèi si … Continua a leggere »

Ricoeur. La narrazione del tempo

 

Il linguaggio è scandito nel tempo, le parole vengono pronunciate l’una dopo l’altra a formare delle frasi le quali compongono a loro volta una descrizione, un’analisi, delle narrazioni. Il carattere sequenziale del linguaggio è anche un dato tecnico, che però si fonda sulla struttura della mente umana, la quale non è nel tempo ma è essa stessa temporalità vivente, rammemorante, intenzionale.

Il tempo diviene tempo umano nella misura in cui è articolato in modo narrativo; per contro il racconto è significativo nella misura in cui disegna i tratti dell’esperienza temporale. […] Che la tesi presenti un carattere circolare è

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Il reddito della vergogna. La narrativa triestina di Giuseppe O. Longo


Questo scritto si incentra sul romanziere triestino (romanziere e molte altre cose ancora) Giuseppe O. Longo. Nato a Forlì ma residente a Trieste fin dalla prima adolescenza (dal 1955 per la precisione), Giuseppe O. Longo rappresenta un caso forse più unico che raro di scrittore autenticamente triestino, e tuttavia non propriamente indigeno. Uno scrittore, cioè, radicato nel contesto, attento e sensibile alla realtà locale, e tuttavia spurio e ‘foresto’ di nascita. Vengono immediatamente in mente le aspre parole pronunciate da Umberto Saba nel “Discorso” pronunciato a Trieste il 19 ottobre 1953, in occasione dei festeggiamenti per il suo 70 compleanno Continua a leggere »

Funambola ai bordi del pozzo: Goliarda Sapienza

Goliarda Sapienza (1924 -1996) si forma come attrice teatrale, svolge una breve carriera di attrice e autrice cinematografica e aiuto-regista, ma è ricordata soprattutto come autrice di romanzi. Tra questi il romanzo postumo «L’arte della gioia» scritto negli anni Settanta del Novecento, divenuto caso letterario in Francia nel 2005, riscuotendo un certo successo anche in Spagna e Germania e, dal 2008, anche in Italia. «L’arte della gioia» piace a chi si immerge nella sua lettura fino in fondo, senza remore, compiendo un processo di arricchimento personale, che porta a desiderare di trasformare il proprio modo di stare al mondo e Continua a leggere »

N. 7, gennaio 2011 – Romance

Narrare mondi, creare personaggi, inventare vite, costruire significati e speranze. È quello che sanno fare le parole. Ed è per questo che il linguaggio, la fantasia e il racconto sono modi d’essere nei quali l’umano riconosce la propria identità. La nostra specie è davvero nata quando ha avuto inizio il racconto e l’ascolto dei fatti accaduti, oltre l’istante del loro accadere. Tempo e racconto sono inseparabili poiché «la vraie vie, la vie enfin découverte et éclaircie, la seule vie par conséquent pleinement vécue, c’est la littérature» (“la vita vera, la vita finalmente scoperta e portata alla luce, la sola vita … Continua a leggere »

Intervista a Margaret Doody

Giusy Randazzo: Professor Doody, your novels have an enormous success not only because they deal with gripping mystery stories but also because the reader feels culturally enriched from the reading who, at first, unconsciously becomes in almost no time at all a little expert of the Athenian daily life of the IVth Century A.D. How did you get the idea of using detective Aristotle in the series  of mystery stories?

Margaret Doody: One spring evening  in Oxford  I was reading quickly through Aristotle’s Rhetoric, in preparation for talk with MA student later in the week. When I at … Continua a leggere »

«Barocco è il mondo»

Un compiuto disvelamento del reale, una delle più radicali esperienze di scrittura del Novecento, il mondo che si fa parola. Anche questo è l’opera di Carlo Emilio Gadda (1893-1973)1.

Il Pasticciaccio

Di quest’opera il Pasticciaccio è soltanto una delle espressioni, per quanto straordinarie siano la complessità stilistica e la meditazione sui temi del vivere e del morire, della razionalità e della follia che intesse gli eventi. L’uso magistrale dei più disparati strumenti linguistici e stilistici perviene a una scrittura stratificata, ingarbugliata, lirica. Una scrittura attraverso la quale transita l’efferato enigma del reale, proprio mentre sembra che vi sia … Continua a leggere »

Accedi | Gestione | Alberto G. Biuso e Giusy Randazzo © 2010-2021 - Periodico - Reg. Trib. Milano n. 378 del 23/06/2010 - ISSN 2038-4386 -

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