Lo storicismo di Wilhelm Dilthey

Di: Giancarlo Magnano San Lio
3 Agosto 2010

Wilhelm Dilthey (1833-1911) fu tra i maggiori esponenti dello ‘storicismo tedesco’, movimento che in Germania, più o meno a partire dalla metà dell’Ottocento, aveva inteso riflettere sulla storia e sulle scienze umane ( o dello spirito). Il problema centrale era riconoscere la possibilità di una fondazione autonoma delle Geisteswissenschaften che, senza essere meno rigorosa rispetto a quella delle Naturwissenschaften (allora dominante, specie in ambito positivistico), ne salvaguardasse l’ineludibile specificità1.

Al presupposto relazionale costituito dall’interazione soggetto-oggetto, cifra di una determinata e ben radicata impostazione gnoseologica, si doveva sostituire quello, assai più dinamico, rappresentato dal rapporto io-mondo. Senza rinunciare alla possibilità di una conoscenza storica (e in generale geisteswissenschaftlich) rigorosa, si doveva tentare di sostituire all’asettico procedimento della spiegazione causale, paradigma della conoscenza scientifico-naturale, quello della comprensione, dove la dinamica costitutiva del rappresentare, del sentire e del volere doveva rendere meglio l’irriducibile complessità dell’‘uomo intero’. Occorreva, dunque, ‘storicizzare’ la kantiana critica della ragione, ed in questa direzione operò Dilthey, autore ‘problematico’, alieno dalla tentazione di risolvere, con evidenti ricadute antistoricistiche, le proprie considerazioni in una sistematica definitoria e definitiva.

Per cercare di raccogliere attorno ad alcuni punti essenziali l’intricato percorso speculativo di Dilthey, se ne possono individuare, seppur solo come ‘espediente storiografico’, alcune ‘fasi’ principali. Negli anni ’80 egli tenta, soprattutto nel primo libro della Einleitung in die Geistewissenschaften2, di giungere a una chiara delimitazione delle scienze dello spirito rispetto a quelle della natura, evidenziandone la particolarità oggettuale e metodologica; il problema della fondazione delle scienze umane, a causa della difficoltà di mediare istanza scientifico-fondativa e considerazione storico-individuale, non viene però risolto in quella sede. Così negli anni ’90, specie nell’opera Ideen über eine beschreibende und zergliedernde Psychologie3, Dilthey tenta di procedere alla fondazione delle Geisteswissenschaften a partire da una nuova (rispetto a quella ‘esplicativa’ allora dominante) psicologia votata in senso analitico e descrittivo. Ma anche qui restava difficile trovare il punto di equilibrio tra la fondazione gnoseologica delle scienze umane e la loro considerazione entro il costitutivo orizzonte storico-individualizzante. Ciò che risultava particolarmente problematica era la scientificità di un ambito di sapere fondato sull’Erlebnis, sull’‘esperienza vissuta’, quindi per lo più affidato ad una dimensione interiore mai perfettamente esplicitabile e dunque difficilmente trasponibile sul piano dell’oggettività scientifica.

Solo con il passaggio dal nesso Erlebnis-Verstehen (vale a dire il diretto riferimento della comprensione all’esperienza vissuta) a quello Erlebnis-Ausdruck-Verstehen (dove la mediazione dell’espressione, dell’oggettivazione ‘esteriore’ intesa come prodotto storico-umano, diviene fondamentale) Dilthey può compiere la trasposizione della soggettività dell’esperienza vissuta nelle forme dell’oggettività dell’espressione storica, rendendo così più plausibile il discorso scientifico intorno alle Geisteswissenschaften, anche se, va detto, egli non ritiene possibile una perfetta ‘traduzione’ dell’Erlebnis nell’Ausdruck. L’attenzione si sposta, così, dalla comprensione immediata, in qualche modo invalidata dalla connotazione soggettivistica, degli Erlebnisse all’indagine ermeneutica delle espressioni che li rappresentano. Egli giunge, per tale via, alla formulazione della celebre Weltanschauungslehre4, la dottrina delle visioni del mondo, qui intese come modalità d’espressione storica delle istanze umane, dove la connotazione specifica non va più ristretta al solo dato gnoseologico, ma intende comprendere, a pieno titolo, le non meno rilevanti istanze umane del ‘sentire’ e del ‘volere’, come dire le ulteriori prerogative fondamentali dell’umano troppo spesso tenute ai margini della riflessione intorno all’uomo.

Il comune luogo d’origine delle visioni del mondo è il Leben, la vita, dalla quale proviene ogni successiva forma di oggettivazione e di espressione. Il fondamento comune serve a garantire loro fondazione e stabilità, sottraendole agli esiti scettico-relativistici, proprio perché nessuna di esse può dirsi, rispetto alle altre, più o meno autentica, esprimendo ciascuna solo particolari aspetti della vita, senza mai poterli del tutto esaurire. In questo senso l’enigma della vita appare irrisolvibile dal punto di vista della certezza scientifica, dal momento che l’uomo non può conoscerla nella sua essenza, ma deve limitarsi ad alcuni aspetti espressi dalle visioni del mondo e, dunque, essenzialmente storici, cioè fortemente condizionati dai contesti d’origine, sebbene il costante riferimento alla vita come luogo d’origine sembra poi poterne evitare gli esiti scettico-relativistici: in tal modo Dilthey tenta di trovare una possibile mediazione (comunque ‘problematica’) tra la costitutiva storicità del sapere intorno all’uomo e la necessità di fondare scientificamente tale sapere, al di là da ogni ipotesi soggettivistica.

Dilthey, nel rileggere comparativamente il succedersi storico delle diverse visioni del mondo, rifugge da qualsiasi filosofia della storia (contro la quale, d’altra parte, si è più volte espresso) fondata su una qualche necessità causale del loro succedersi: sebbene al loro interno siano rinvenibili elementi costanti, rintracciabili a partire dalla comune origine dalla vita, le Weltanschauungen non lasciano spazio alla formulazione di una rigorosa legge della loro formazione, ché questo non sarebbe che la surrettizia riproposizione di quelle ipotesi sistematico-metafisiche che il filosofo tedesco ha sempre voluto evitare.

Con la dottrina delle visioni del mondo Dilthey riunisce idealmente il percorso dell’indagine storico-storiografica, seguito fin dall’inizio, e la problematica (altrettanto determinante nell’economia complessiva della sua parabola intellettuale) relativa alla fondazione delle Geisteswissenschaften: con essa la critica della ragione storica sembra avviarsi verso un possibile punto di mediazione tra le istanze del relativismo storico e quella della scienza esplicativo-causale.

Va ricordato che proprio a partire dalla relatività (che non è relativismo) delle visioni del mondo, Dilthey sposta l’attenzione dalla sempre praticata, in sede storico-filosofica, ricerca sull’essenza della filosofia a quella, che deve apparirgli più plausibile, sulla determinazione della sua funzione nella storia. Egli ritiene fondamentale, per cercare di definire l’essenza della filosofia, analizzarne la storia, che però mostra proprio l’impossibilità di una definizione univoca di tale essenza. Ciò deve suggerire, piuttosto che una sterile forma di scetticismo, una nuova concezione della filosofia, ora intesa come il costante tentativo di fornire soluzioni storiche (e dunque mutevoli) all’enigma della vita: ciò che in essa si mantiene costante, la sua essenza, non è un particolare contenuto ma, piuttosto, proprio tale carattere funzionale che, al variare dei contenuti, mostra un’evidente stabilità. La filosofia sembra poter sfuggire agli esiti relativistici proprio in virtù del suo carattere funzionale, che permane costante nelle diverse epoche storiche: essa da un lato fa riferimento a una dimensione complessiva ed unitaria, cioè al mistero della vita, mentre, dall’altro è sempre relativa ai diversi contesti nei quali via via viene a svilupparsi. La ‘filosofia della filosofia’ (Philosophie der Philosophie) vuole così rintracciare l’essenza autentica del sapere filosofico a partire dalla storicizzazione delle diverse Weltanschauungen: la coscienza storica, dopo aver lavorato in direzione della dissoluzione della metafisica, assume, per così dire, una connotazione in qualche modo positiva proprio con la determinazione del carattere funzionale della filosofia e le prospettive scettico-relativistiche vengono eluse proprio grazie a tale considerazione. Philosophie der Philosophie e Weltanschauungslehre rappresentano, dunque, il compimento, seppur sempre ‘problematico’, della filosofia diltheyana, nella misura in cui viene lì rinvenuto un possibile punto di equilibrio tra la necessità, ineludibile, di una critica della ragione storica e l’esigenza, altrettanto inderogabile, di una fondazione scientifica delle scienze umane; inoltre, esse ben attestano il ricongiungersi, sebbene anche qui in una prospettiva essenzialmente critica, delle due istanze fondamentali che hanno percorso l’intera parabola speculativa diltheyana, vale a dire l’interesse per la ricerca storico-filosofica ed il compito gnoseologico-fondativo.

Note

1 Evito qui di produrre una bibliografia, peraltro assai ampia, di e su Dilthey e lo storicismo tedesco: rimando, per un primo inquadramento, rispettivamente a F. Bianco, Introduzione a Dilthey, Laterza, Roma-Bari 20052 e a F. Tessitore, Introduzione allo storicismo, Laterza, Roma-Bari 20095. Un’esauriente ricostruzione problematica della bibliografia diltheyana si trova in U. Herrmann, Bibliographie Wilhelm Dilthey. Quellen und Literatur, Beltz, Weinheim-Berlin-Basel 1969; inoltre, per gli aggiornamenti della medesima, si v. i contributi di H.U. Lessing apparsi in Dilthey-Jahrbuch für Philosophie und Geschichte der Geisteswissenschaften (1983 e sgg.). Di tali argomenti ho detto ampiamente in diversi lavori, facilmente reperibili.

2 W. Dilthey, Einleitung in die Geisteswissenschaften. Versuch einer Grundlegung für das Studium der Gesellschaft und der Geschichte, in Id., Gesammelte Schriften, vol. I: Einleitung in die Geisteswissenschaften. Versuch einer Grundlegung für das Studium der Gesellschaft und der Geschichte, a cura di B. Groethuysen, Teubner/Vandenhoeck & Ruprecht, Stuttgart/Göttingen 1922 (trad. it.: Introduzione alle scienze dello spirito. Ricerca di una fondazione per lo studio della società e della storia, a cura di G.A. De Toni, La Nuova Italia, Firenze 1974).

3 W. Dilthey, Ideen über eine beschreibende und zergliedernde Psychologie, in Id., Gesammelte Schriften, vol. V: Die geistige Welt. Einleitung in die Philosophie des Lebens, 1a parte: Abhandlungen zur Grundlegung der Geisteswissenschften, a cura di G. Misch, Teubner/Vandenhoeck & Ruprecht, Stuttgart/Göttingen 1924 (trad. it.: Idee su una psicologia analitica e descrittiva, in A. Marini (a cura di), Wilhelm Dilthey. Per la fondazione delle scienze dello spirito. Scritti editi e inediti (1860-1896), Franco Angeli, Milano 1985).

4 Si tratta degli scritti raccolti nel vol. VIII delle Gesammelte Schriften diltheyane: Weltanschauungslehre. Abhandlungen zur Philosophie der Philosophie, a cura di B. Groethuysen, Teubner/Vandenhoeck & Ruprecht, Stuttgart/Göttingen 1931 (trad. it.: La dottrina delle visioni del mondo, a cura di G. Magnano San Lio, Guida, Napoli 1998).

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