Lo strano Natale 2020

Di: Alessia Bertacchini
3 Aprile 2021

 

Liceo Economico Sociale IISS Firpo-Buonarroti di Genova – III A LES – A.S. 2020-2021


[Abbiamo deciso di pubblicare il racconto di una studentessa sedicenne per lasciare più spazio agli studenti].

Stavo scegliendo un libro dall’enorme libreria in salotto, quando ho sentito la voce della mia nipotina. «Nonna, mi racconti una storia?»

«Non è un po’ tardi, signorina?» ho risposto con lo sguardo ancora rivolto verso gli scaffali.

«Ma nonna, è la vigilia di Natale!»

Non è servita una parola di più per convincermi.

«D’accordo» ho risposto, dirigendomi verso la porta semichiusa della sua cameretta.

Nel breve tragitto, ho rivisto nella mia mente una di quelle mascherine che fummo obbligati a indossare appoggiata sulla mensola dell’ingresso. Mi sono fermata qualche istante, rivivendo quel periodo di pandemia.

Il suo richiamo mi ha risvegliata dai ricordi e sono entrata nella sua stanza.

«Eccomi! Sei pronta?»

«Sì!»

Ho avvicinato la poltroncina al suo letto e ho spento la luce, lasciando accesa l’abat-jour sul comodino.

Mi sono accomodata, ho riordinato le idee e ho iniziato il racconto.

«Quando avevo qualche anno in più di te, è scoppiata una pandemia globale che ci ha costretti a restare chiusi in casa per dei mesi. Ti hanno parlato a scuola del coronavirus?»

Ha scosso leggermente la testa, così ho continuato la storia.

«Agli inizi di dicembre del 2019, in Cina è stato scoperto un virus maligno…»

«E chi lo ha portato?»

«Tutt’oggi, piccola, non sono ancora certe le sue origini. C’erano varie teorie al riguardo: come l’evoluzione della specie umana o un esperimento mal riuscito da laboratorio. Comunque, qualche mese dopo, il virus è arrivato anche da noi, in Italia. E da lì a poco, tutto il mondo è stato contagiato. Come ti ho preannunciato prima, abbiamo passato parecchi mesi in cui non potevamo uscire e non potevamo andare a scuola, mesi in cui tutto ciò che facevamo nella normalità ci è stato negato. Non è stato facile. Siamo stati privati della cosa più importante: il contatto umano. Però un piccolo lato positivo c’è stato: abbiamo avuto un po’ di tempo per noi stessi, visto che spesso corre tutto talmente in fretta da non avere tempo per fermarci un attimo e guardarsi intorno. Ai primi di maggio, abbiamo intravisto uno spiraglio di luce dopo tanto buio. Durante l’estate, la situazione sembrava migliorare radicalmente; invece, in autunno, ci siamo ritrovati punto a capo, con una nuova seconda ondata di contagi. Eppure, per fortuna, non c’è stato un altro lockdown. Poi è arrivato il periodo di Natale che, come potrai immaginare, è stato molto diverso rispetto a quelli degli anni precedenti. Il pranzo di Natale e il cenone di capodanno erano consentiti, ma solo a un massimo di sei persone. Insomma, sembrava di entrare nella selva oscura descritta da Dante. Tuttavia, ecco una nuova luce di speranza: un nuovo vaccino, capace per un’alta percentuale di distruggere il virus»

«E tu, nonna, lo hai fatto?»

«Io…».

Stavo per rispondere, quando è squillato il cellulare.

«Pronto?».

Dall’altro capo non ha risposto nessuno.

Ci ho messo un po’ a capire che era il suono della sveglia e che se non mi alzavo dal letto immediatamente sarei arrivata in ritardo alla lezione di italiano. A distanza.

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