Estetica / Forma

Di: agb & gr
8 Luglio 2021

 

Percepiamo sempre un mondo ordinato. Fatto di oggetti ben distinti l’uno dall’altro e che permangono nel tempo. Oggetti d’uso quotidiano che qualche volta e in vari tempi si trasformano come per magia in oggetti sacri: un tavolo che diventa altare, una massa di marmo che diventa statua, una ruota di bicicletta posta su un piedistallo. È anche da qui che scaturisce ciò che chiamiamo religione e ciò che definiamo arte. Scaturisce dalla particolare conformazione della materia e dal significato che a quella conformazione diamo. Gesti, realtà e significati -questi- profondamente filosofici e che il numero 25 di Vita pensata indaga da una molteplicità di prospettive, epoche, visioni, manufatti, luoghi, libri.
Analizziamo dunque l’estetica e la forma del viaggio, della parola, dell’anamorfosi, della narrativa statunitense, del modernismo, della scultura, delle metamorfosi, dell’attualismo gentiliano, della tragedia antica, delle epidemie moderne, dell’epistemologia.
E poi, in una nuova sezione di temi non direttamente legati all’argomento monografico del numero, la parusia paolina e l’essere per la morte di Heidegger; una difesa della prospettiva eleatica anche contro l’interpretazione che ne offre uno dei due autori di questo editoriale; un manifesto filosofico dal quale prendiamo le distanze; il tema urgente e complesso della biopolitica.
Vita pensata «crisci e nobirisci», come si dice in Sicilia, cerca di crescere e diventare più ‘nobile’, della nobiltà che consiste non in qualifiche che precedono la cosa (direbbe Hegel) ma che emergono, se valgono, dalla «cosa stessa» dei testi che pubblichiamo e dei quali ringraziamo sempre i nostri autori che scrivono per noi con la passione e il rigore di ogni autentica impresa culturale.
L’impresa del numero 25 è dedicata all’estetica, parola dalla storia singolare e cangiante. Per i Greci αἴσθησις / aisthesis indicava la sensazione, ciò che nel linguaggio contemporaneo sono i qualia percettivi. È soltanto nel Settecento che la parola estetica comincia a indicare il concetto di bellezza e l’analisi delle opere belle. A coniare il termine fu Alexander Baumgartner già dalla sua tesi di laurea del 1735 e poi in Aesthetica del 1750. La densità teoretica del termine la si deve alla Critica del giudizio (1790) e alle sue analisi trascendentali del bello che sta nella mente e di quello che abita la natura. È chiaro che non a caso la parola nacque in quel secolo. Il Settecento porta infatti a compimento il lungo processo che a partire dall’Umanesimo e dal Rinascimento separa l’agire dell’artista da quello dell’artigiano. Nel mondo antico e medioevale la situazione era infatti molto diversa. Non soltanto una parola come estetica non esisteva ma la bellezza era una caratteristica del mondo -vale a dire della natura e dell’essere in quanto tale- e non di opere specifiche costruite da mano umana. Le arti modernamente intese sono in quel contesto del tutto assimilate alle altre tecniche con le quali gli esseri umani manipolano la materia per rendersi più facile la vita.
Ciò che di più profondo vive nella concezione greca dell’arte è quanto emerge con chiarezza nella posizione neoplatonica e da lì si trasmette alla cultura medioevale: per i Greci la bellezza è luce e proporzione. È a partire da qui che Tommaso d’Aquino enuncia in modo chiaro e ordinato le caratteristiche della bellezza come Integritas, Proportio/Simmetria, Claritas. Il conflittuale cammino dell’artista dentro il prestigio sociale giunge a uno dei suoi vertici con la figura romantica del genio, che si sottrae a vincoli, regole e precetti. Da quel momento in poi, dal classicismo e dal romanticismo, siamo immersi nel presente delle arti, della loro complessità, della funzione collettiva e sociale, e soprattutto della valenza radicale, ontologica, del fatto artistico nel mondo umano.
Speriamo di aver offerto ai lettori almeno qualche frammento della potenza della forma in questo nostro mondo.

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