Visioni

Bellezza se-ducente

 

Un evento si può osservare da infinite prospettive. Qual è quella da cui guarda l’artista quando si ritrova spettatore delle sue opere? Non vi è alcun dubbio: anche l’artista fruisce come tutti noi della sua creazione. Essa diviene un’opera aperta anche per lui. Ma egli sa qual è il dettaglio che restituisce al finito le infinite potenzialità della visione? Sa in quali maglie si cela ciò che in fotografia Barthes ha chiamato punctum1? L’osservatore infatti di fronte a un’immagine essenziale -e quella pittorica lo è in modo più evidente – avverte qualcosa che lo trafigge, una puntura … Continua a leggere »

Fare teatro a scuola

 

Nella nostra scuola (I. C. Voltri1) facciamo Laboratorio teatrale dal 1990, partecipando a rassegne liguri e nazionali e portando i nostri gruppi a teatro. Gli anni scorsi, con un gruppo interessato di alunni, ci abbonavamo al teatro per giovani del Cargo; ancor oggi partecipiamo alla visione degli spettacoli del Teatro della Tosse.

Siamo, infatti, convinti che «fare teatro» significhi costruire competenze trasversali e competenze disciplinari in una didattica laboratoriale che promuova l’identità di cittadinanza attiva e una partecipazione responsabile alla vita della scuola e della comunità.

È un percorso didattico che, personalmente, affronto da tempo credendoci fermamente e Continua a leggere »

Les Misérables

 

Les Misérables
di Ladj Ly
Francia, 2019
Con: Damien Bonnard (Stéphane), Alexis Manenti (Chris), Djibril Zonga (Gwada)

«Mi rivolgo al presidente Macron: vada a vedere il nostro film, perché è un avvertimento del pericolo di violenza assoluta in cui versa la Francia, il vaso è quasi colmo e l’impressione è che nessuno ci stia ascoltando!». Questo l’invito rivolto dal regista Ladj Ly alle autorità francesi. Nato da genitori del Mali, Ladj Ly ha girato vari documentari dedicati a Montfermeil, la banlieue dove è cresciuto e dove Victor Hugo compose Les Misérables. Questo regista sa dunque di che cosa … Continua a leggere »

De Chirico e i volti della metafisica

 

Giorgio de Chirico torna a Genova dopo venticinque anni dalla mostra del 1993 che segnava la rinascita della città con il restauro di Palazzo Ducale. Altrettanto simbolicamente il Pictor Optimus compie, a quarant’anni dalla morte e nel centenario del suo discusso e apparente volte-face nei confronti del periodo metafisico, l’ennesima tappa  di un viaggio senza fine.
La scelta di un percorso tematico, piuttosto che cronologico, attraverso stanze metafisiche in cui passato presente e futuro sono trama dell’eterno, segna la cifra esistenziale ed estetica che la mostra intende percorrere con  passaggi apparentemente enigmatici. Il viaggio e il ritorno sono termini … Continua a leggere »

Euripide a Siracusa

 

Conversando con Eckermann il 28 marzo del 1827 Goethe affermò che «wenn ein moderner Mensch wie Schlegel an einem so großen Alten Fehler zu rügen hätte, so sollte es billig nicht anders geschehen als auf den Knien», ‘se un moderno come Schlegel avesse da rimproverare un così grande antico per qualche errore, gli dovrebbe essere consentito farlo soltanto in ginocchio’1. Il ‘großen Alten’ al quale Goethe si riferisce è Euripide.
La profondità del giudizio di Goethe è stata confermata dal ritorno quest’anno del poeta a Siracusa con due tragedie: Τρώαδεςe Ἑλένη. A metterle in scena, rispettivamente, Muriel … Continua a leggere »

Impoeticamente corretto

 

 

«Poeticamente abita l’uomo…» era il titolo del saggio di Heidegger che riprendeva un verso di Hölderlin, ma in realtà il Mago di Messkirch1 pensava all’abitare impoetico. Un abitare che non ha soltanto a che fare con l’interno architettonico delle nostre abitazioni ma con quello spazio più grande in cui viviamo e in cui involontariamente siamo stati gettati: il Grande Interno che tutti accomuna e che chiamiamo Terra.
Accade però che di questo abitare impoetico pochi siano consapevoli, di questa frattura con la natura pochi conoscano il vero significato, di questo stordito modo di appropriarci … Continua a leggere »

Don Juan

 

Il desiderio. Il puro desiderio del piacere animale, che è una delle due forme autentiche e vere del piacere. L’altro è quello filosofico e gnostico della comprensione «di chi eravamo, di che cosa siamo diventati, di dove eravamo, di dove siamo stati gettati, del luogo verso cui tendiamo, di che cosa possa liberarci, di che cosa sia davvero stato la nascita, di come possiamo riscattarla e finalmente rinascere»1. È il desiderio dell’oltre, simile a quello che nutre l’opera e la vita di Faust. Un oltre per il quale Don Giovanni fa il nome di Μέγας … Continua a leggere »

La Traviata al Carlo Felice di Genova

Se il 6 marzo del 1853 la messa in scena della Traviata al Teatro La Fenice di Venezia fu una débâcle, quella di ieri sera (4 maggio 2018) a Genova ha più a che fare con la «leggendaria resurrezione di Traviata, sempre a Venezia, nel teatro di San Benedetto, il 6 maggio 1854»1.

Il regista Giorgio Gallione ripensa l’opera a cominciare dall’ambientazione. Verdi avrebbe voluto che fosse rappresentativa del suo tempo, ma un moralismo retrogrado non glielo permise: «Verdi aveva preteso che i costumi fossero contemporanei. Un’idea rivoluzionaria […], alla quale dovette rinunciare, essendo stata compiuta l’opera … Continua a leggere »

Il valzer di un giorno

Il matrimonio (mater/matris-moniumda mūnŭs) significa etimologicamente “dovere/compito della madre” poiché originariamente si riteneva che la sacralizzazione dell’unione -ma anche e soprattutto la procreazione della progenie- dipendesse dal ruolo materno assunto dalla donna. In realtà è proprio con la parola madre che ci si sottrae dal sessismo che intrinsecamente reca con sé il lemma matrimonio e per di più lascia che appaia la fecondità terminologica. Dalla radice sanscrita (anche misurare) si giunge a MàtramisuraMatrimonio diviene dunque “compito della misura”. Un compito che oggi richiama prepotentemente il verso, già … Continua a leggere »

Su The Tree of Life. Una conversazione a distanza

Ha filmato la memoria, ha filmato il dolore. La memoria di un uomo adulto la cui mente trascorre dal lavoro a Manhattan all’età in cui era ragazzo, una madre ingenua e affettuosa lo accudiva, un padre autoritario e incerto lo vessava, due fratelli più piccoli condividevano il tempo e le azioni. Jack desiderava la morte del padre, la chiedeva a Dio. 
Il dolore di una madre per un lutto senza fine, per il morire del figlio in guerra. Straziata, chiede conto al divino di questo evento, simile a milioni di altri. La risposta è la frase che fa da epigrafe Continua a leggere »

Accedi | Gestione | Alberto G. Biuso e Giusy Randazzo © 2010-2021 - Periodico - Reg. Trib. Milano n. 378 del 23/06/2010 - ISSN 2038-4386 -

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