Articoli taggati filosofia

L’attualità del moderno: Schelling e Heidegger in dialogo sulla contemporaneità

 

Io sono io con la mia circostanza;
se non salvo lei, non salverò me stesso.
José Ortega y Gasset

Tra le espressioni con cui in diversi modi e momenti si è cercato di designare la civiltà industriale, c’è anche quella di era della tecnica. In effetti, sebbene sia in verità molto complesso collocare in un preciso momento della storia dell’umanità la nascita della tecnica, e nonostante ogni tesi si agganci a una diversa definizione, non v’è dubbio che la modernità, pur mostrando un’inquietudine derivante dall’acquisita posizione di centralità dell’uomo nel cosmo, abbia in generale mostrato un certo entusiasmo … Continua a leggere »

Leggere Sloterdijk e ricomprendere Heidegger

 

Uno studioso di scienze umane non può che gustare attentamente il libretto di Peter Sloterdijk Negare il mondo? Sullo spirito dell’India e la gnosi occidentale. Gustare il piacere di trovare in poche pagine un chiarissimo intreccio delle più complesse questioni esistenziali dell’antichità ma anche del mondo contemporaneo, cioè di sempre perché appunto “esistenziali”, congenite all’esistenza umana, universali per noi. Un intreccio che Sloterdijk, naturalmente, ha saputo creare grazie alle sue conoscenze degli ambiti più diversi e all’originalità del suo sguardo teoretico. Molti temi del saggio provengono infatti da autori celebri come Wittgenstein o Heidegger, ma sono stati rimodellati … Continua a leggere »

Geo-tecnica come metafisica

 

Cartografie metafisiche

In un corso del ‘35, Einführung in die Metaphysik, Martin Heidegger annuncia la morsa che stringe l’Europa:

Questa Europa, in preda a un inguaribile accecamento, sempre sul punto di pugnalarsi da se stessa, si trova oggi nella grande morsa [in der großen Zange] fra la Russia da un lato e l’America dall’altro. Russia e America rappresentano entrambe, da un punto di vista metafisico, la stessa cosa: la medesima desolante frenesia della tecnica scatenata e dell’organizzazione senza radici dell’uomo massificato1.

La situazione geo-metafisica odierna non è poi cambiata di molto. La morsa o … Continua a leggere »

Eraclito / Heidegger

 

Che cos’è filosofia? Che cosa significa filosofare? Tutti i libri di Martin Heidegger sembrano e sono anche un tentativo ripetuto e ritornante di rispondere a queste domande. Potrebbero dunque portare tutti il titolo di uno dei suoi corsi (quello del 1951-1952) Was heißt Denken? Nei corsi su Eraclito del 1943 e 1944 una delle risposte è che filosofia è pensare ciò che va pensato, ciò che è da pensare, das Zu-denkende (p. 7).
Pensatori essenziali sono i tre che per primi hanno svolto questo compito: Anassimandro, Parmenide ed Eraclito. A quest’ultimo Heidegger dedica un impegno ancora una volta ripetuto … Continua a leggere »

Intelligenza / Fenomenologia

 

Le due parole che danno il titolo al numero 19 della nostra rivista intrattengono tra loro legami e convergenze che vanno al di là dell’ovvio ambito filosofico nel quale si collocano. La parola intelligenza ha infatti molti e diversi significati ma indica certamente anche la comprensione quanto più ricca e operativa di ciò che nel mondo si dà, appare, si manifesta. A sua volta fenomenologia si riferisce certo e in primo luogo alla più coerente e radicale metodologia filosofica contemporanea –quella inaugurata da Edmund Husserl– ma ha un significato anche ontologico, magistralmente colto da Martin Heidegger quando insiste sulla … Continua a leggere »

La Fenomenologia come ontologia del tempo

 

Fenomenologia è temporalità

Il tempo è la questione stessa della fenomenologia. Husserl lo afferma e lo ripete di continuo.
Lo fa ad esempio in Erfahrung und Urteil (Esperienza e giudizio dove scrive che «tutti gli individui percepiti e mai percepibili hanno in comune la forma del tempo. Questa è la forma fondamentale, la forma di tutte le forme, il presupposto di tutte le connessioni che costituiscono un’unità. Forma significa qui però fin dapprincipio il carattere che necessariamente precede ogni altro nella possibilità di un’unità intuitiva» (ES, § 38, p. 393; i corsivi sono sempre di Husserl)1Continua a leggere »

Merleau-Ponty e il senso incarnato: una terapia fenomenologica per le scienze del linguaggio contemporanee

 

Introduzione

Negli ultimi trent’anni si sono moltiplicate le teorie che enfatizzano l’importanza del corpo nello svolgimento delle facoltà considerate superiori come il pensiero e il linguaggio, teorie solitamente raccolte sotto l’etichetta di embodiment. Infatti, contro la tendenza in filosofia analitica a considerare quest’ultimo un insieme di simboli astratti che veicolano un pensiero preesistente – affermatasi in modo definitivo con Frege – già negli anni Ottanta iniziavano a levarsivoci come quella del filosofo Mark Johnson, che sosteneva che senza le strutture incarnate della cognizione non si può comprendere il modo di significare tipico dell’uomo1. In poco tempo, … Continua a leggere »

Heidegger e la fenomenologia. Tre variazioni sul tema

 

1 Fenomenologia come possibilità

Si può affermare che il pensiero heideggeriano sia un radicale e radicato tentativo di configurare una filosofia del Dasein: «Si potrebbero chiamare i miei sforzi quelli di una “filosofia dell’esserci”»1.
Più che una definizione, questo squarcio di testo, si presenta come un memento per chi intenda riaffrontare l’intero Denkweg del pensatore di Meßkirch; ma anche per chi voglia, come noi, riconsiderare la vexata quaestio che concerne i rapporti teoretici che intercorrono fra Heidegger e la fenomenologia. Se dovessimo chiedere quale sia il contributo heideggeriano allo Zeitgeisteuropeo compreso fra il … Continua a leggere »

Helmuth Plessner: sensi e intelligenza per orientarsi nel mondo

 

Il fallimento della tradizione estetica soprattutto riguardo la produzione artistica contemporanea, afferma Plessner in uno scritto del 1970 Anthropologie der Sinne1, è uno dei motivi che devono spingere ad occuparsi di antropologia dei sensi: «L’opposizione, favorita dalla parallela industrializzazione, verso le usuali rappresentazioni della bellezza, le crescenti provocazioni nei confronti di occhi e orecchi, del linguaggio e della sua comprensibilità esigono infatti un’analisi dei sensi affrancata dalle tradizionali categorie estetiche: esigono una ‘estesiologia’»2.

Il rispetto nei confronti del nesso oggettuale appariva perduto come si poteva evincere dalle moderne mostre nei musei e nelle gallerie d’arte … Continua a leggere »

La pragmatica deweyana dell’intelligenza

 

«È possibile essere a un tempo gioiosi e seri, e questo definisce l’ideale condizione della mente. L’assenza di dogmatismo e di pregiudizi, la presenza di curiosità e flessibilità intellettuale sono manifeste nel libero gioco della mente su un argomento. […] Gioco della mente significa apertura mentale, fede nella capacità del pensiero di preservare la propria integrità senza puntelli esterni o restrizioni arbitrarie»1.

Come talvolta capita, ci sono accadimenti biografici – e spesso aneddotici – dai quali si capisce molto del pensiero di un filosofo e delle ragioni che lo sorreggono. Come quando, per esempio, nel leggere Kierkegaard, … Continua a leggere »

Accedi | Gestione | Alberto G. Biuso e Giusy Randazzo © 2010-2020 - Periodico - Reg. Trib. Milano n. 378 del 23/06/2010 - ISSN 2038-4386 -

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