Temi

Il diritto all’inutilità nella società del funzionamento

 

«L’umanità potrebbe diventare una razza di mostri economici, che mercanteggiano spietatamente con la natura e l’uno con l’altro, annoiati dal tempo libero o capaci soltanto di dissiparlo in maniera ostentata o stravagante»1.

 

La vita legalistica

L’8 Giugno 1978 Solženicyn teneva un memorabile discorso a Harvard, nel quale distillava paure e speranze per un Occidente lanciato verso traguardi impensabili. Solženicyn era lieto di verificare quanto l’Occidente si reggesse su un sistema di diritto certo, che non avesse bisogno di ricorrere alla repressione, alla coercizione e alla rieducazione operate dalla GULag. Ciononostante, in quello stesso discorso, Solženicyn denunciava … Continua a leggere »

Sognare una scuola impossibile per renderne possibile una vivibile

 

La politica – dunque anche la politica scolastica – cammina a piccoli passi, frutto di tensioni, mediazioni, spesso compromessi. Rarissimamente procede per sbalzi radicali e, tra queste rare volte, ancor più raramente provoca  progressi tali da compensare effetti collaterali disastrosi. È per questo motivo che nel corso dei decenni  mi sono convinto, ormai forse irreversibilmente, che  l’unica vera rivoluzione sia il riformismo.

Ma come negare che il riformismo nella storia, anche recente, sia anche la bandiera dell’immobilismo paludoso? La politica dei piccoli passi può evitare di banalizzarsi in conservazione dell’esistente – dunque in anticamera delle insurrezioni reazionarie – solo Continua a leggere »

Dall’ascolto al dialogo. Un esempio di best practice: la MNR


1. L’ascolto, questo sconosciuto
L’interesse nei confronti del dialogo si è esponenzialmente accresciuto per combattere gli effetti di un’epoca di ipercomunicazione caratterizzata dall’assenza di un’autentica comunicazione fondata sull’ascolto tout court.

16 aprile 1979- Non incomunicabilità ma ipercomunicabilità. O forse incomunicabilità a causa della ipercomunicabilità. Si comunica troppo. Forse si cerca tanta comunicazione per mancanza di comunicazione profonda: ma la troppa comunicazione aumenta l’incomunicabilità, la solitudine, il silenzio. Siamo sommersi dalle comunicazioni1.

Se quanto sostenuto da Fersen nel ’79 era vero, oggi lo è ancora di più e fa apparire quella riflessione meno vera e più Continua a leggere »

Scuole innovative. Nuovi scenari

 

Il termine innovativo è tra quelli più usati (e abusati) degli ultimi anni1. Tutto è o deve essere innovativo e così anche le scuole.

Ma cosa si intende per scuole innovative? Può oggi una scuola non essere innovativa?

Per rispondere a queste domande possiamo iniziare partendo dalla definizione che emerge dalla lettura del bando del Concorso di idee #scuoleinnovative, avviato a maggio del 2016 dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca2. Al paragrafo 1.2 del bando si legge che l’obiettivo del concorso «è quello di acquisire idee progettuali per la realizzazione di Continua a leggere »

Lo si pensa ma non lo si dice: le verità scomode sull’università

 

Sono stato a rimuginare per settimane e settimane su quanto successo all’università di Catania: le riflessioni si affollavano in testa ma ogni volta che ho cercato di esprimerle in qualche abbozzo di analisi degli avvenimenti si scatenava una così fitta selva di commenti indignati da parte di chi vede per lo più l’università come una accolita di truffatori, baroni e mestatori, da dissuadermi dal continuare. Così mi sono astenuto dallo scriverne per esteso, aspettando tempi migliori, quando gli animi si sarebbero placati, la situazione fosse divenuta più chiara e sarebbe stato utile fare una riflessione serena su quanto Continua a leggere »

Cultura dell’(auto)valutazione: promuovere la riflessione per il miglioramento scolastico

 

Perché autovalutarsi e farsi valutare?
Partendo dal vertice di una struttura organizzativa complessa quale l’istituzione scolastica, una delle dimostrazioni più valide di un dirigente scolastico è data dalla capacità di sapersi assumere la responsabilità della valutazione sia del proprio operato che della struttura educativa che dirige, dalle risorse strumentali e umane che ne fanno parte fino agli effetti dell’operato delle stesse. Progettare, programmare e pianificare lo sviluppo della qualità formativa di una scuola, infatti, non può prescindere da una riflessione sul proprio agire e agito; non può esulare dal confrontare la propria politica educativa con gli obiettivi che
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Miti e riti nella scuola italiana: quando il debito è formativo (I parte)


Perché si rimanda
Chissà se l’estensore dell’Ordinanza Ministeriale n. 92, emanata dal tunc Ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni il 5 novembre 2007, che all’art. 7 comma 1 introdusse formalmente nel lessico giuridico scolastico italiano la locuzione “sospensione del giudizio”, era consapevole della veneranda pregnanza filosofica di una siffatta espressione? La saggia cautela propugnata da Pirrone di Elide e fatta propria da René Descartes ed Edmund Husserl, come metodo ineludibile per rifondare su solide basi la filosofia e le scienze, o quanto meno chiarificarne i concetti, era destinata a informare di sé e a lasciare un’impronta indelebile nel frenetico
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Scuola e Museo: progettare e valutare itinerari didattici per la valorizzazione del patrimonio culturale

 

Lo studio empirico degli eventi presenti nell’azione educativa caratterizza la pedagogia sperimentale come disciplina rivolta all’indagine dei fenomeni educativi. La ricerca in campo pedagogico può avere implicazioni non solo negli ambiti più vicini alla didattica generale, ma anche in ambito museale, partendo dall’attività educativa del museo fino ad arrivare all’analisi degli aspetti affettivi e cognitivi1.

Le Indicazioni Nazionali per il curricolo2 suggeriscono l’integrazione dei percorsi didattici con il contributo del patrimonio culturale e scientifico presente sul territorio ed esterno all’istituzione scolastica. Il docente del nuovo millennio, seguendo le suddette Indicazioni, realizza un percorso metodologico condiviso Continua a leggere »

Essere maestri


Antefatto

Il professore con cui mi laureai era un uomo d’altri tempi. Severo, ma sempre sorridente e persona di profonda fede cristiana. Lo consideravo non soltanto per quello che era -uno studioso coltissimo- ma un padre spirituale poiché nulla di ciò che faceva o diceva era fine a se stesso: mirava a che io apprendessi, si accertava che l’apprendimento avesse avuto luogo. E lui lasciava il segno. Sempre. Anche quando da adulta continuò a ricordarmi con una telefonata a ogni festa comandata e a ogni mio compleanno. Per me era un vero maestro.

Magister (con i derivati: maestro, mastro,

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La memoria come risorsa ermeneutica: ricordo, oblio e senso del vissuto

 

«Ut nihil non iisdem verbis redderetur auditum»1: citando a memoria questo passo tratto dalla Naturalis historia di Plinio il Vecchio, Ireneo Funes accoglie il lettore che, introdotto da Borges, si reca a fargli visita. Un dettaglio sorprende il narratore: Funes non conosceva il latino, e la sua unica fonte di apprendimento erano stati dei testi studiati e restituiti al proprietario «quasi immediatamente»2. A seguito di un incidente Funes ha smesso di dimenticare e il presente è diventato «quasi intollerabile per la sua ricchezza e nitidezza, così come i ricordi più antichi e banali»… Continua a leggere »

Accedi | Gestione | Alberto G. Biuso e Giusy Randazzo © 2010-2020 - Periodico - Reg. Trib. Milano n. 378 del 23/06/2010 - ISSN 2038-4386 -

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