Recensioni

Per «Gli anni del nostro incanto» di Giuseppe Lupo

Nel panorama della narrativa italiana contemporanea Giuseppe Lupo si distingue per la libertà e la disponibilità che contraddistinguono i suoi movimenti di parola, le sue mosse di romanziere. Lupo non è legato insomma ad un cliché, ad un formatdi successo che lo costringa alla (ri)esibizione manieristica e perpetua di sé, ma può permettersi (e si permette) il lusso di raccontare agli altri ciò che gli sta a cuore, al modo di uno che il racconto ce l’ha nel sangue. Perché è questa la seconda evidenza del suo narrare: dai libri di Lupo si sprigiona l’energia di un piacere … Continua a leggere »

Prima lezione di filosofia

Il limpido argomentare di questo libro ha come obiettivo una complessiva rinegoziazione del concetto stesso di filosofia e delle funzioni che essa può svolgere nella conoscenza e nella vita. La prima affermazione infatti è che «un filosofo è un negoziatore concettuale» (p. 3 e titolo del capitolo 1), il quale ha il compito di chiarire agli altri saperi quanto, pur essendo in essi fondamentale, questi saperi non sono in grado neppure di affrontare poiché si pone su un livello meta rispetto ai loro strumenti, linguaggio, statuto. «Quindi, primo segno particolare della filosofia: sono filosofiche le domande cui non trovi risposta Continua a leggere »

L’architettura difficile

L’utopia per sua stessa natura etimologica non prevede un luogo di realizzazione. Eppure il termine nasce per la fondazione di una città che possa essere vivibile al punto tale da avere come presupposto un’abitabilità speculare agli ideali universali più auspicabili. Porsi dunque come obiettivo un progetto utopico per quanto irrealizzabile possa apparire significa in effetti mirare più lontano che non alla semplice costruzione particolare; significa avere una prospettiva più ampia in cui l’orizzonte al quale ci si rivolge rientri in un panorama che corrisponda al mondo intero con la sue relazioni, le sue esigenze, la sua terrestrità, la sua umanità, Continua a leggere »

Molte nature

Qui, nella Liguria di Levante, capita la fortuna, certe sere, di vedere il sole che si tuffa in mare. Molto romantico e, connesso a storie di gioventù, non è inusuale portarlo nel bagaglio dei bei ricordi. Ci ricordiamo bene lo spettacolo del disco rosso e viola che scompare oltre l’orizzonte. Mai e poi mai ci viene da puntualizzare sul dato astronomico, che conosciamo benissimo, per cui è il mondo che gira e non è il sole che si tuffa. Quello che vediamo è ben diverso da quello che sappiamo. Ebbene, certe romantiche, nostalgiche, ma ingannevoli immagini del tramonto mi sono Continua a leggere »

De immortalitate animae

– Desidero conoscere Dio e l’anima-
– Niente di più?-
– Proprio nulla-
(Soliloquia 1,2,7)

 

Il problema dell’anima ha sempre affascinato Agostino.

D’altronde, nel legame anima-idea-ragione, nel passaggio che attraverso Talete pone la domanda sul principio della conoscenza e introduce il rapporto tra Sapere e Verità, non è forse individuabile l’origine della filosofia occidentale? E ancora, non è forse la questione dell’anima interrogazione sul rapporto con la morte? Umana esigenza di trascendere la finitezza del ciclo naturale di un corpo che, già nella tradizione orfica raccolta da Platone (Cratilo 400 b-c), dell’anima è la tomba? Così, Continua a leggere »

Gente di fotografia

Da una rivista di fotografia ci si aspetta molto di più che da un qualsiasi altro periodico perché deve compiere l’operazione non facile di riprodurre la magia del fotografare: «mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore» (H. Cartier-Bresson, L’immaginario dal vero, Abscondita, Milano 2005, p. 37). Uno sbilanciamento a favore soltanto dell’immagine o del testo o della bellezza in sé del cartaceo escluderebbe una parte di lettori ma soprattutto mancherebbe l’obiettivo e avrebbe vita breve. Gente di fotografia esiste da sedici anni perché soddisfa le attese, coniugando in modo opportuno ed equilibrato ogni necessaria Continua a leggere »

L’umiltà del male

 

 

Come sa chi mi conosce di persona, svolgo una piccolissima attività imprenditoriale. Dunque, specie all’approssimarsi di alcune scadenze, debbo conferire, almeno per telefono, con il commercialista, nel mio caso una gentile signora. La mia frase più frequente è: «fai tu, pensaci tu, per me va bene». Tutti proviamo un certo sollievo quando qualcun altro si fa carico delle incombenze, quando siamo sollevati dal dover pensare a qualcosa. In teoria è giusto essere sempre informati, vigili, ma in pratica la voglia di delegare è il sentimento vincente. Può sembrare strano, ma questa circostanza mi è venuta in mente durante … Continua a leggere »

Il linguaggio e la mente

 

Il linguaggio non è una facoltà. Il linguaggio è lo stesso umano nella potenza del suo stare al mondo e comprenderlo. Com’è possibile che da organi non molto diversi rispetto a quelli di altri primati, da forme di socializzazione analoghe, nasca la magnificenza delle parole e dei significati? Come è stato possibile «costruire grammatiche generative che “fanno un uso infinito di mezzi finiti” e che esprimono la ‘forma organica’ del linguaggio umano, “questa meravigliosa invenzione -secondo le parole della Grammaire di Port-Royal- di comporre con venticinque o trenta suoni questa infinita varietà di parole, che, pur non avendo in Continua a leggere »

Immota manet

 

Il prima e il poi non sono semplici avverbi temporali ma l’andamento proprio del tempo che è nell’essere delle cose e dei loro stati. Modi di riferimento che preservano anche l’adesso smuovendolo dalla fissità che taluni vorrebbero rintracciare nell’istante. È impossibile viverlo come minuscola quantità irreprensibile al divenire. Esso è il divenire stesso. E contiene il prima e il poi, senza dubbio. E chi ne coltivasse qualcuno dovrebbe confrontarsi con certe fotografie che non sono eternità d’istante, ma sua eternizzazione ovvero realizzazione dell’eternità del καιρός, operazione all’apparenza impossibile. I nostri occhi ci impediscono di fermarlo perché il Continua a leggere »

Democrazia e cultura umanistica

 

I molteplici dubbi ed enigmi che la civiltà tecnologica contemporanea suscita riguardano la vita concreta di ciascuno di noi. Un’adeguata consapevolezza critica di ciò che sta avvenendo è dunque più che mai urgente; si assiste, invece, a una “scientifica” distruzione della creatività, dell’immaginazione, della soggettività di un’umanità che diventa sempre più esecutrice passiva di decisioni prese da chi esercita il potere sostenendo che le tecniche e i saperi sono espressione del vero e che le verità, in quanto tali, non possono essere oggetto di discussione né espressione di opinioni.

Questo volume di Marta Nussbaum esprime bene l’esigenza della riscoperta Continua a leggere »

Accedi | Gestione | Alberto G. Biuso e Giusy Randazzo © 2010-2020 - Periodico - Reg. Trib. Milano n. 378 del 23/06/2010 - ISSN 2038-4386 -

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